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Le meteore

Flick, il ministro della difesa

27.10.2008 00:01 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 25629 volte
Flick, il ministro della difesa

Il suo soprannome a Napoli pare fosse "il ministro". Il riferimento era a Giovanni Maria Flick, che lasciava la direzione del Ministero di Grazia e Giustizia proprio nei giorni in cui l'omonimo Flick, di nome Thorsten e di professione calciatore, si insediava nel club partenopeo. Di grazia, questo difensore tedesco, ne aveva ben poca, e forse giusta - in fin dei conti - non è stata la sua carriera, terminata con una gimcana tra le categorie inferiori tedesche. Ora, probabilmente, non gli resta che buttarsi proprio in politica.

Thorsten Flick nasce a Darmstadt, nella valle del Reno, il 22 agosto 1976. Inizia a giocare a calcio nelle giovanili del Groß-Bieberau e del Darmstadt 98, due club locali, ma nel 1993 si trasferisce all'Eintracht di Francoforte - città che dista solo pochi chilometri da Darmstadt - per entrare finalmente nel calcio che conta. Il suo esordio in Bundesliga è datato 4 marzo 1995, nel match contro il Bayer Leverkusen: seguiranno altre undici presenze (quasi tutte da titolare) nel corso di quella stagione. Ma prima che in patria, il ragazzo debutta in Europa: il 28 febbraio, infatti, scende in campo in Coppa Uefa contro la Juventus del duo Vialli-Ravanelli, disputando gli ultimi venti minuti di partita e contribuendo a bloccare i bianconeri sull'1-1. Qualche settimana dopo, a Torino, parte addirittura da titolare, e stavolta la Juve si impone per 3-0. L'Eintracht comunque punta molto su di lui - che inizialmente viene utilizzato come centrocampista di interdizione -, ma l'anno successivo il club tedesco retrocede in B, nonostante i tanti nomi altisonanti presenti in rosa (Thomas Doll, Maurizio Gaudino, Jay-Jay Okocha, Andreas Kopke, e l'indimenticata meteora Manfred Binz). Flick è ancora molto giovane, e capisce che il ridimensionamento generale può permettergli di mettersi in mostra e di giocare con continuità: dunque rimane, accumula 24 presenze in due anni, e contribuisce a riportare il club di Francoforte in Bundesliga al termine della stagione 97/98. Da segnalare quell'anno anche una sua rete (episodio rarissimo!), messa a segno contro il Greuther Furth in data 10 maggio, che sancisce l'1-1 finale a pochi minuti dal novantesimo. Con il ritorno nella massima serie, l'Eintracht decide di allestire un organico davvero competitivo e per Flick - schierato stavolta addirittura come mezzapunta dal tecnico Ehrmantraut - gli spazi si riducono non poco. Fa in tempo a giocare una sola partita, ai primi di ottobre contro il Leverkusen, e poi decide di cambiare aria. L'Italia lo attende. Il 20 ottobre i dirigenti del Napoli (allora ancora in serie B) trovano l'accordo con i colleghi tedeschi, dopo una fitta trattativa tra i corridoi del Quark Hotel di San Donato Milanese, per l'acquisto del giocatore: si opta per una comproprietà con diritto di riscatto da parte dei partenopei, fissata a circa 7 miliardi di lire. I rapporti tra le due società del resto erano già più che amichevoli: proprio il Napoli, qualche mese prima, aveva spedito a Francoforte l'altra meteora Damir Stojak. E' probabile che i tedeschi abbiano voluto cordialmente ricambiare il favore. Flick si presenta a Napoli due giorni dopo, accompagnato dall'oriundo Gaetano Patella, barese di nascita e vicepresidente dell'Eintracht, nonché dal suo procuratore Lothar Skela. Quest'ultimo merita una piccola parentesi: ex giocatore di modesto spessore, aveva conquistato la notorietà in Germania per essere stato il primo ad aprire in terra teutonica, nel bel mezzo della Guerra Fredda (precisamente nel 1980), una filiale della catena statunitense Burger King. Peraltro proprio a Darmstadt, città natale di Flick. Un ardito, dunque, che dopo l'eclatante gesto aveva deciso di sfruttare la popolarità ricevuta per affermarsi come procuratore sportivo. Ma trattare patatine fritte e giocatori di calcio non è proprio la stessa cosa...

Thorsten arriva in Italia accompagnato anche da mostruose perplessità circa il suo ruolo in campo. "Io gioco al centro della difesa, da libero o da marcatore non fa differenza. Però sono abbastanza flessibile, posso agire anche a centrocampo, ho una buona visione di gioco", spiega lui il giorno della presentazione, non risolvendo affatto l'enigma. Poi le solite dichiarazioni di rito: "Sono contento di essere al Napoli. Qui posso migliorare la mia carriera di calciatore. Anche se è in serie B, Napoli ha una grande tradizione. Io sono stato un grande ammiratore di Diego Maradona. E del suo passato napoletano conosco quasi tutto". I giornalisti sono tentati di interrogarlo in proposito, ma desistono. A Napoli in quelle ore sono sbarcati anche Giovanni Lopez ed Emanuele Pesaresi, ma la piazza è in subbuglio dato che i partenopei in campionato stentano parecchio, palesando tuttavia problemi più in attacco che in difesa. Flick è il terzo straniero presente nella rosa a disposizione di Renzo Ulivieri, dopo Nilsen e Shalimov: gli viene affidato il numero 28. Il tecnico toscano pare subito ignorare il difensore tedesco, relegandolo in panchina; intanto gli altri neo-acquisti Lopez e Pesaresi vengono immediatamente impiegati come titolari. Per vedere Thorsten in campo bisogna attendere addirittura il match contro la Cremonese del 24 gennaio, quando il ragazzo sostituisce Bellucci a pochi minuti dal termine dell'incontro. Lui si indispettisce e se ne esce con una piazzata micidiale: "Sono venuto qui in Italia per giocare, e capisco che mi si voglia concedere un periodo d'ambientamento. Ma trovo che tre mesi siano stati decisamente troppi. Insomma, io voglio andare in campo. Il quarto d'ora di Cremona non può bastare né a me, né a chi deve giudicarmi. Quindici minuti sono pochi per intuire davvero le doti di un calciatore. E comunque io non mi sono di certo mosso dalla Germania per restare in panchina o in tribuna. All'inizio chiesi delle spiegazioni all'allenatore: mi disse che il vero problema era la lingua. Disse che era difficile farmi convivere in campo con chi parlava diversamente da me. Ma poi io l'italiano l'ho imparato. E se considerate da quanto vivo qui, direi anche piuttosto bene. L'ho studiato in fretta proprio perché ho capito che è vero che in campo è giusto capirsi. Ma poi su questo argomento ho una mia idea. E cioè sarebbe necessaria più unità, più compattezza, nel momento in cui si gioca. Intendo dire che va bene richiamarsi l'uno con l'altro, ma sarebbe meglio parlare per farsi coraggio, e non per scambiarsi delle sgridate a causa di un errore che si è commesso. Soprattutto per un difensore, la concentrazione è un fattore assolutamente fondamentale. Un attaccante può anche fallire un tiro, ha certamente la possibilità di rifarsi dopo. Un difensore no, lui deve restare coi nervi sulla partita dal primo all'ultimo minuto della partita. Se magari un compagno ti fa notare uno sbaglio, può contribuire a creare in te un certo sentimento di sfiducia. E' giusto far notare gli errori, sia chiaro, ma è meglio farlo a partita finita". Purtroppo possiamo soltanto immaginare i siparietti qui vagheggiati da Flick, che prosegue: "Sotto il profilo atletico son venuto qui in buone condizioni, ho solo dovuto un po' cambiare sistemi di allenamento. Disagi tattici? Inizialmente sì. Ero abituato a giocare da libero, staccato rispetto ai miei compagni della difesa. Qui ho scoperto invece che la difesa è una linea che tutti devono rispettare. Ammetto che io tendevo comunque a indietreggiare, ma ora sto abituandomi". Ulivieri non prende bene il piagnucoloso sfogo del tedesco, ma gli concede una chance la domenica successiva, sul difficile campo di Cosenza. Lo manda in campo addirittura da titolare, ma (forse a causa dei troppi rimproveri dei compagni?) il difensore non ne imbrocca una, e i calabresi si impongono per 1-0. L'esperienza di Flick in Italia finisce lì, quel pomeriggio del 31 gennaio 1999. Seguiranno poche apparizioni in panchina, e tante mancate convocazioni. Il Napoli chiude al nono posto, ma prima di andare in ferie il dg Antonio Juliano fa in tempo a rispedire il giocatore all'Eintracht Francoforte, che a sua volta lo scarica al Saarbrucken, in terza divisione tedesca. Tanta fatica nell'imparare in fretta l'italiano, per nulla.

Dal 1999 in poi, la carriera di Flick è un susseguirsi frenetico di trasferimenti. Dal Saarbrucken divorzia già ad ottobre, accasandosi all'Oldenburg. Tempo due mesi ed è già da un'altra parte, precisamente al Viktoria Aschaffenburg, club allenato dal suo amico Rudi Bommer - ex compagno ai tempi dell'Eintracht - che milita addirittura in quarta divisione, praticamente la nostra serie C2. A luglio Thorsten tenta lo scatto d'orgoglio, e prova ad allontanarsi di nuovo dalla Germania: trova un ingaggio in Ungheria con il Debrecen, dove quantomeno riesce a completare la stagione (da centrocampista), arrivando pure a vincere una Coppa di Lega. Poi il club magiaro non gli rinnova il contratto, e allora si ritorna in Germania con il Klein-Karben, ancora in quarta divisione. Nel 2003 inizia l'avventura con il Germania Ober-Roden, club amatoriale che fa capo alla cittadina di Rodermark, vicinissima alla sua Darmstadt. Qui sembra trovare finalmente un po' di stabilità, tanto che - a parte una breve esperienza con l'Erzhausen, stagione 2005/06 - vi rimane fino all'estate del 2008. Nel 2007 raggiunge anche la promozione in quarta serie, lontano anticamera di un ipotetico ritorno nel mondo del professionismo. Recentemente Flick ha rescisso dall'Ober-Roden per prendersi una "pausa di riflessione": ancora non è chiaro se continuerà a giocare oppure chiuderà prematuramente (oggi ha 32 anni!) la sua ingloriosa carriera calcistica. L'ex agente Skala, suo pigmalione, non potrà aiutarlo nella scelta: circa un mese fa si è spento in una clinica di Francoforte, a 56 anni, per una polmonite. Un brutto colpo anche per Thorsten, che sicuramente ha influito nella sua scelta di fermarsi: roba da far perdere la concentrazione anche ad un difensore.


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