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La Giovane Italia
Le meteore

Guinazu, un mastino per Gaucci

13.10.2008 00:01 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 26464 volte
Guinazu, un mastino per Gaucci

Parlare di meteore del Perugia è fin troppo facile, ma non per questo poco gustoso. Sono talmente tante che imbattersi in storie particolarmente curiose è semplice. Stavolta tocca a Pablo Guinazu, centrocampista argentino arrivato con un ottimo curriculum alle spalle ma poi smarritosi tra gli stretti vicoli del capoluogo umbro, nonostante Gaucci avesse mosso una vera e propria battaglia legale per averlo. Visto il prosieguo della sua carriera, forse non era poi così malvagio....

Pablo Horacio Guinazu nasce il 26 agosto 1978 a General Cabrera, un paesino alle porte di Cordoba. Ammirando in tv le prodezze di Diego Armando Maradona, che in quel periodo furoreggia con la Nazionale, Pablo si appassiona al mondo del calcio già all'età di 5 anni. "All'epoca non avevo altri giocattoli, solo il pallone - ricorda -. Vivevo rincorrendo una sfera di cuoio. Il mio obiettivo era quello di diventare un giocatore professionista". Il ragazzo, da sempre soprannominato El Cholo, tira i primi calci nella piccola scuola calcio del quartiere, poi a 15 anni si trasferisce nella Primavera dell'Écija, minuscolo club che ha sede a Rosario. Nel '95 lo notano alcuni osservatori del Newell's Old Boys, che lo portano nel loro settore giovanile; Pablo - già entrato nel giro della Nazionale Under 20 - impiega soltanto un anno per arrivare al debutto in prima squadra. Nella stagione 1996/97 è già tra i titolari (18 presenze per lui): è l'inizio di un'ascesa inarrestabile. Il Newell's di quegli anni comincia a far parlare di sé per i tanti giovani promettenti in rosa, che nelle Nazionali giovanili fanno fuoco e fiamme. Oltre a Guinazu, in rosa compaiono tra gli altri Diego Mateo (meteora del Lecce), Facundo Quiroga (triste ricordo dei tifosi del Napoli), Sebastian Cejas (transitato anche lui in Italia con scarsi risultati) e Lucas Bernardi (oggi al Monaco). Tutti sono giovanissimi e sconosciuti, alla loro prima esperienza in un campionato professionistico, e formano una sorta di "blocco" intoccabile, essendo cresciuti per la maggior parte nelle giovanili del club. Gli allenatori cambiano (tra il 1998 e il 2001 se ne succedono ben cinque), ma loro restano sempre al proprio posto, sostenuti strenuamente dai tifosi. Pablo, in particolare, è amato alla follia per la sua tipica garra argentina: centrocampista centrale puro, fa dell'intensità e della combattività le sue doti principali, e pare percorra in media più di 13 chilometri a partita. "Mi piace partecipare al gioco - spiega lui, che ha Steven Gerrard come punto di riferimento -. Se devo aiutare un compagno non ci penso su due volte, e quindi alla fine mi ritrovo a giocare in tutte le parti del campo". Ma tra il 2000 e il 2001, dopo cinque anni di buone soddisfazioni, il gruppo a poco a poco si decompone, lasciando spazio a nuovi talenti da mettere in vetrina (tra i quali Sergio Almiron). Quasi tutti, seppure con alterne fortune, tentano l'avventura europea: non fa eccezione il nostro Pablo, che nell'estate del 2000 ha varie pretendenti pronte ad acquistarlo. Il multietnico Perugia lo mette sotto osservazione, insieme a Claudio Martin Paris e Damian Manso, altri due centrocampisti della già citata generazione Newell's. Ma quest'ultimo costa troppo, e così Luciano Gaucci ripiega sui soli Paris e Guinazu. I due vengono acquistati per una cifra mai precisata, e parcheggiati al centro sportivo di Pian di Massiano - Paris arriverà solo a metà ottobre - insieme a coreani (Ahn), cinesi (Ma Ming Ju), cileni (Tapia), portoghesi (Hilario) e altre decine di stranieri più o meno adatti a giocare a calcio. A proposito, anche se ne abbiamo già parlato tante volte, non finiremo mai di ringraziare il buon Gaucci per il prezioso contributo fornito dalla sua squadra alla realizzazione di questa rubrica: caro Luciano, senza di te non ce l'avremmo fatta!.

L'avventura italiana di Guinazu non inizia certamente con il piede giusto: il centrocampista deve accontentarsi di scendere in campo solo per le amichevoli (da segnalare un suo gran gol contro il Paok Salonicco), a causa di problemi con il suo transfer internazionale. Newell's e Perugia, infatti, sono in totale disaccordo sul prezzo da attribuire al giocatore: almeno 4 milioni di dollari secondo i primi, molto meno secondo Gaucci. La Fifa, coinvolta dal club argentino nella faccenda, inizialmente ne sospende il trasferimento, ma poi il giudice del lavoro del tribunale di Perugia Alessandra Angeleri impone alla Figc di convalidare l'operazione. Secondo la sentenza finale, le liti tra club per ragioni attinenti l'indennità di trasferimento non possono pregiudicare la carriera sportiva del giocatore, il quale è un lavoratore subordinato che, proprio grazie alle sue prestazioni sportive, si garantisce il futuro professionale. In quest'ottica, pertanto, la sua attività non può essere interrotta. Dunque alla fine tutto sembra sbloccarsi, e Pablo può scendere in campo in occasione del match contro la Lazio, il 15 settembre 2000: i biancocelesti si impongono per 3-0, e Serse Cosmi manda in campo l'argentino solo per gli ultimi venti minuti di partita. Il ragazzo però denota una forma fisica a dir poco approssimativa, anche se negli ultimi minuti del match riesce a cogliere la traversa con un tiro da fuori. Il tecnico di Pontevecchio lo prova per qualche minuto anche contro il Parma, e poi lo mette in freezer, godendosi nel frattempo la coppia centrale Baiocco-Tedesco. Lo si rivede a novembre contro il Napoli, ma a dicembre interviene nuovamente la Fifa, che fa ricorso e ottiene il riconoscimento della validità del precedente contratto tra Guinazù e il Newell's, costringendo il Perugia a depennarlo dalla rosa. Si va avanti così, tra carte bollate ed esposti, fino al nuovo anno, quando l'argentino può essere finalmente reintegrato con gli umbri. Ri-debutta contro il Lecce, il 12 febbraio 2001: da lì in poi seguiranno vari spezzoni di partita, quasi sempre molto brevi e a risultato già acquisito. Il ragazzo accumula una montagna di "senza voto" in pagella, anche se contro il Vicenza la Gazzetta dello Sport lo ritrae "veloce e confusionario, comunque divertente". Cosmi gli regala una sola partita da titolare, quella (inutile) contro la Juventus del 27 maggio: lui, peraltro, non demerita, riuscendo quantomeno a non farsi sostituire. A fine stagione, dopo aver festeggiato una salvezza piuttosto sudata, di Guinazu (come pure di Paris) si perdono completamente le tracce. Il centrocampista viene richiesto dall'Independiente di Avellaneda, che per non farsi mancare nulla punta anche il flop interista Sixto Peralta. Il Perugia prova a poterlo cedere a titolo definitivo, e chiede due milioni di dollari, ma l'Independiente non ci casca e dopo una trattativa-lampo riesce ad ottenerlo con la formula del prestito secco. Gaucci riesce a piazzare nel contratto una clausola che permette al club sudamericano di riscattare il cartellino pagando solo cinque miliardi di lire: opzione che effettivamente gli argentini eserciteranno, l'anno successivo. Il giovane Pablo lascia a malincuore l'Italia con il dubbio di non aver potuto esprimere appieno le sue potenzialità. Del resto lo stesso Gaucci, parlando un giorno delle doti umane del suo pupillo Serse Cosmi, aveva detto: "Ad allenare Thuram e Totti sono capaci tutti: da noi, si tratta di fare ambientare Ahn e Guinazu".

Guinazu non è un tipo che si arrende, in campo come nella vita. Tra l'altro fa parte del gruppo degli "atleti di Cristo", e quindi ha di per sé una marcia in più per riprendersi dai momenti difficili. Con questo spirito, nell'estate del 2001, affronta il suo ritorno in Argentina: i risultati testimoniano il suo pieno recupero, tanto che l'Independiente nel 2002 conquista per la prima volta nella sua storia il Torneo di Apertura. Dopo due anni giocati ad altissimi livelli, nell'estate 2003 Pablo si rimette sul mercato; nel frattempo è riuscito anche ad entrare nel giro della Nazionale maggiore allenata da Bielsa, debuttando a gennaio nel match contro l'Honduras. Il Lecce formula una proposta, ma il giocatore conserva ancora brutti ricordi dell'esperienza italiana. Allora si inserisce l'Espanyol, che offre due milioni e mezzo di euro, ma qui scoppia un nuovo caso internazionale: nel mese di luglio, sia il club iberico che il Newell's Old Boys asseriscono di avere un contratto firmato dal giocatore, di cui rivendicano la proprietà. La Fifa è costretta a intervenire di nuovo, iniziando a sospettare che non si tratti solo di una casualità: evidentemente Guinazu, pensano da Ginevra, ha un procuratore davvero pasticcione! Alla fine la spunta il Newell's, ma a gennaio Pablo è di nuovo con le valige in mano, proprio verso l'Europa. Sceglie i (ricchissimi) russi del Saturn, raggiungendo così gli amici Lucas Pusineri e Daniel Montenegro, con lui ai tempi dell'Independiente, nonché gli altri due argentini Pavlovich e Barijho. L'allegria sudamericana non basta al club moscovita (che schiera anche il blasonato centrocampista Kanchelskis) per vincere il campionato; così nell'estate del 2005 Guinazu torna a giocare a temperature più miti. Stavolta, a sorpresa, si accasa in Paraguay, firmando un triennale con il Club Libertad di Asuncion. Qui non trova moltissimo spazio, ma contribuisce comunque alla vittoria del campionato 2006 e al raggiungimento delle semifinali di Copa Libertadores. Nel giugno del 2007, un altro colpo di scena: inseguito a lungo dal River Plate e da altri club argentini, alla fine Guinazu firma per i brasiliani dell'Internacional di Porto Alegre, dove tuttora milita. Qui, a 30 anni da poco compiuti, pare aver trovato finalmente la quadratura del cerchio. "Sembra sia con noi da sempre - spiega il suo compagno di squadra Edinho -, si è ambientato perfettamente nel calcio brasiliano ed è ben voluto da tutti". "Fisicamente è al 100% - commenta invece il preparatore atletico Eduardo Silva -. Con la sua grande voglia di lavorare ha contagiato i suoi compagni. Il suo equilibrio emotivo è esemplare". Guinazu giura di non volersi muovere per niente al mondo, tanto da aver rifiutato recentemente una sontuosa offerta da parte dell'Al Jazira. All'Internacional ha tutto: nessun problema contrattuale, una splendida villa a Porto Alegre, e perfino un compagno di squadra con cui dire peste e corna del campionato italiano (l'ex interista Gonzalo Sorondo). Sì, perché lo spirito di rivincita di Pablo forse non sarà mai sopito; c'è da giurare che anche nel gennaio scorso, quando con il suo Internacional ha battuto l'Inter di Mancini nella Dubai Cup, lui abbia provato un gusto tutto particolare. E con questa voglia di riscatto anche un ritorno in Nazionale non è utopico: il suo score di 3 presenze con l'Albiceleste potrebbe essere presto aggiornato. Recentemente Paulo Roberto Falcao, considerato il più grande giocatore nella storia dell'Internacional, alla domanda su chi fosse il suo erede con la maglia biancorossa numero 5, ha fatto senza esitazione il nome di Guinazu. Roba da montarsi la testa. Alla faccia di Cosmi.


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