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La Giovane Italia
Le meteore

Osorio, un Tanque nel jet-set

22.12.2008 00:00 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 26752 volte

Della situazione di Aldo Osorio, attaccante transitato a Lecce e Crotone senza lasciare traccia, oggi si occupano le pagine rosa. No, non ci riferiamo alla Gazzetta dello Sport, ma alle riviste di gossip che ormai imperversano nelle edicole, in Italia come in Argentina. Di sicuro, molti in patria hanno anche dimenticato che quel giovanotto ben vestito è stato a suo tempo un calciatore, e ha segnato pure due gol in Italia. E se anche qui da noi a qualcuno difettasse la memoria, ecco qui la sua storia...

Aldo Arcangel Pablo Osorio nasce il 12 giugno 1974 a San Nicolàs de los Arroyos, cittadina della provincia di Buenos Aires che già cinque anni prima aveva sfornato la meteora interista Nelson Vivas (ma anche, ad onor del vero, il grande Omar Sivori nel 1935). La sua è una famiglia umile: il papà Mario lavora come operaio, mentre la madre Laura è una casalinga, e i loro tre figli sembrano tutti fermamente intenzionati a sfondare nel mondo del calcio. Oscar, il più grande, riuscirà a collezionare qualche presenza con il Rosario Central ed il Talleres; Cristian, il più piccolo, trascorrerà invece una anonima ma dignitosa carriera nei campionati dilettantistici argentini. E poi c'è il nostro Aldo, attaccante anche lui come gli altri due. A 19 anni è già nella prima squadra dell'Almirante Brown, in serie B, a segnare gol a raffica. Tre anni dopo - nell'estate del 1996 - riceve una chiamata da parte dell'Huracan, che gli consente di debuttare nella Primera Division (insieme a Sixto Peralta, futura meteora di Inter e Torino). Nel gennaio 1998 gli viene affidato il non facile compito di rimpiazzare in attacco il biondo Gustavo Bartelt nelle file dell'All Boys, di nuovo in serie B; l'incarico, neanche a dirlo, viene portato a termine senza grossi patemi dallo scattante bomber. Anno nuovo, squadra nuova: senza spostarsi mai da Buenos Aires, Aldo risale in A firmando con l'Argentinos Juniors, e qui il suo talento sembra esplodere. L'attaccante mette a segno 15 gol, traghettando la squadra verso una salvezza tranquilla. Il suo nome - sponsorizzato dal potentissimo manager Jorge Cyterszpiler - inizia a circolare tra gli osservatori europei, e non sfugge di certo a quella vecchia volpe di Pantaleo Corvino, direttore sportivo del Lecce. Il club pugliese, nel luglio del 2000, se ne assicura le prestazioni spendendo ben sei miliardi di lire per la compartecipazione: in caso di futura cessione del giocatore - stabiliscono le due parti -, la metà del ricavato sarà corrisposta all'Argentinos Juniors. Contratto quinquennale per lui, da quasi 3 miliardi di ingaggio totale. Il ragazzo si imbarca alla volta di Cavalese (sede del ritiro estivo dei pugliesi) il 28 luglio insieme al suo connazionale Diego Mateo, acquistato dai giallorossi pochi giorni prima e proveniente dal Newell's Old Boys. Buenos Aires-Roma, Roma-Milano, e da lì in auto fino in Trentino. Due grosse meteore in volo verso l'Italia: chissà se i radar internazionali se ne accorsero, quel giorno...

Osorio e Mateo vengono presentati insieme alla stampa, il 30 luglio. Aldo reca con sé un bagaglio ingombrante, il suo soprannome: El Tanque, il carro armato. Nessun caso di plagio: German Denis all'epoca è ancora a fare la gavetta al Los Andes. "Non mi vergogno ad ammettere che sono un duro - dice Osorio, con un fare che neanche Bruce Willies -, però so farmi valere tecnicamente. In campo mi faccio rispettare dagli avversari". Poi svela un curioso aneddoto riguardante il suo concittadino Patricio Hernandez, centrocampista già visto negli anni '80 con le maglie di Torino e Ascoli: "Fu proprio suo fratello Panchi, osservatore per conto di Cyterszpiler, a segnalarmi all'attuale mio agente". Anche i tifosi del Lecce, va detto, non sono a digiuno di argentini: Beto Barbas e Pedro Pablo Pasculli hanno fatto la storia della compagine salentina. "Magari riuscissimo a ripetere le loro imprese - sognano in coro Osorio e Mateo -, il coraggio non ci manca di certo...". Poi Aldo passa all'analisi tecnica: "Mi adatto sia nel ruolo di prima punta che in appoggio: posso partire da lontano, sono forte di testa. So quanto dovrò lottare per conquistare spazio nel Lecce, che ha un goleador come Lucarelli, però ho fiducia e sono ambizioso. Sì, anche la Nazionale è nei miei pensieri; tutto, però, dipenderà dalla mia avventura con il Lecce". Il problema è che oltre a Lucarelli il Lecce in attacco può schierare anche Konan, Vugrinec, Vucinic e Pellicori, tutti buoni giocatori. Eppure lo spazio all'inizio sembra non scarseggiare, dato che il livornese nelle amichevoli estive sembra l'ombra di sé stesso. Il tecnico Alberto Cavasin lancia parole di apprezzamento: "Aldo si muove bene, e sta rispettando in campo le mie disposizioni. I compagni lo cercano perché faccia da torre e lui, nonostante sia con noi da poco riesce già a cavarsela bene". Lui fa il modesto: "L'importante ora non sono i gol, ma inserirsi al meglio nella squadra. Certo, sono felice di aver iniziato bene e farò di tutto per piacere ogni giorno di più al mister". E rivela: "Il mio idolo è sempre stato Batistuta, e ora che anche io sono in Italia mi sembra di vivere una favola. Prima di dire sì al Lecce ho parlato con il mio amico Pineda dell'Udinese: mi ha detto quanto sia difficile il campionato italiano, ma io sono pronto a fare ogni tipo di sacrificio pur di sfondare". E' curioso come Pineda, meteorone made in Friuli, non gli abbia consigliato invece di tenersi più lontano possibile dal nostro campionato. Osorio esordisce in gara ufficiale il 27 agosto, giocando l'ultimo minuto di Cosenza-Lecce (Coppa Italia), con gli ospiti già sicuri del 2-0. La mossa-perditempo viene ripetuta da Cavasin anche nel turno successivo contro l'Inter: all'andata a San Siro l'argentino entra al 43' del secondo tempo sull'1-1, risultato prezioso per i pugliesi. Qui però Aldo si divora, in contropiede, il gol che avrebbe permesso ai suoi di agguantare un'insperata vittoria all'ultimo secondo. Pazienza. Lo si rivede il 1 ottobre in occasione della prima di campionato, al Curi di Perugia, schierato addirittura dal primo minuto al posto di Lucarelli. Ma l'argentino fa decisamente rimpiangere il collega d'attacco, che infatti gli subentra - seppure non in condizioni fisiche ottimali - al 18' del secondo tempo, per disperazione. Si rifà in parte la domenica successiva, giocando una buona mezz'ora contro la Roma, forse galvanizzato dalla presenza in campo del suo idolo Batistuta (che segnerà pure due gol, nel 4-0 finale). A fine ottobre i due hanno l'occasione di incontrarsi di nuovo: vengono infatti entrambi convocati dalla Nazionale All Stars (composta dai migliori stranieri del campionato) per sfidare l'Italia nel Giubileo degli Sportivi, all'Olimpico di Roma. Ma Aldo e Gabriel non si incontrano in mezzo al campo: Batigol esce a fine primo tempo, lui invece subentra a Mutu all'8' della ripresa. Tornando al campionato, le soddisfazioni per l'argentino non abbondano di certo. Con il ritorno di Lucarelli a livelli accettabili e l'esplosione di Vugrinec, Osorio deve accontentarsi di piccole apparizioni contro Reggina, Napoli, Atalanta e Milan. Contro la Juve - il 23 dicembre - sembra essere arrivato il suo momento, ma piuttosto che schierarlo da titolare Cavasin reinventa l'assetto tattico della squadra, utilizzando Vugrinec come unica punta e concedendo ad Aldo solo l'ultima (anonima) mezz'ora. L'inizio del 2001 tuttavia si rivela sorprendentemente positivo. Contro il Verona, l'8 gennaio, va in campo all'8' della ripresa, e dopo pochi secondi batte Ferron da pochi passi, segnando così il suo primo gol italiano. L'attaccante va in delirio mistico: "Dio illumina il mio cammino, mi rivolgo spesso a lui, pregando in camera anche quando sono in ritiro. Lo ringrazio e dedico questa rete alle mie sorelle Roxana e Laura e a mio cugino Paolo, da pochi giorni con me a Lecce: sono i miei portafortuna. In Argentina, con loro in tribuna, segnai una doppietta all'Independiente, che poi esonerò Menotti". Perotti, in bilico sulla panchina del Verona, si fa il segno della croce. Cavasin inizia a crederci, e lancia Osorio titolare sette giorni dopo contro il Vicenza: lui lo ripaga segnando di testa il gol del 3-0 che chiude la partita. Lucarelli, fuori per infortunio, comincia a preoccuparsi; ma quando rientra - la domenica successiva contro il Parma - e si ritrova l'argentino come spalla d'attacco, si rende conto che il cadreghino difficilmente gli potrà essere sottratto. Aldo infatti sbaglia tutto, e Cavasin è costretto a toglierlo dal campo a metà ripresa. Ancora una scialba mezz'ora contro il Bologna, poi l'11 febbraio contro il Perugia l'argentino consuma tutto il credito di fiducia concessogli dal tecnico e dalla società. Entra al 40' del primo e tempo e subito Materazzi gli rifila una gomitata, non vista dall'arbitro; Osorio si rialza ma un minuto dopo stende il difensore perugino con un'entrata da codice penale. Espulsione diretta, dopo neanche 120 secondi dal suo ingresso in campo. Il Lecce, in dieci per più di metà partita a causa del suo gesto sconsiderato, riuscirà alla fine a conservare con difficoltà un prezioso 2-2. A fine partita Materazzi, come al solito provocatorio, commenta: "Se non avessi tirato indietro la gamba, Osorio me l'avrebbe spaccata. Forse, avendo ancora problemi con la lingua italiana, non ha compreso che si devono evitare interventi violenti". Lo stesso Cavasin va su tutte le furie: "Un gesto che ha danneggiato la squadra, compromettendo i sacrifici di tutti: dalla società a coloro che si allenano e sudano durante tutta la settimana". E la spiegazione del giocatore ("Sono scivolato perché volevo arrivare sul pallone e non ho toccato l'avversario") infastidisce ancor di più, per la sfrontata negazione dell'evidenza. Seguono scampoli di partita contro Napoli, Inter, Parma e Bologna; contro la Juventus a Torino stavolta - a differenza di quanto accaduto all'andata - Aldo gioca davvero tutta la partita, ma senza mai avvicinarsi troppo alla porta avversaria. La stagione si conclude con il Lecce salvo solo grazie alla classifica avulsa, e tanti punti interrogativi. Ma mentre Diego Mateo (autore di sole 8 partite) fa subito le valige e si trasferisce al Danubio, il nostro attaccante nonostante tutto resta al Lecce. E nei piani di Cavasin prima dell'argentino ci sono ancora Vugrinec, Vucinic, Chevanton, Konan, Pellicori, Biliotti e perfino il bidone Cimirotic. Essere scavalcato da quest'ultimo, in particolare, suona davvero come un affronto.

La situazione di Osorio diviene quella di un "fuori rosa" a tutti gli effetti: mai convocato, è costretto ad attendere la riapertura del mercato di gennaio per accasarsi altrove. Sorte analoga per il bulgaro Krassimir Chomakov, acquistato l'anno prima e finito ad allenarsi con le giovanili senza aver mai messo piede in serie A. L'argentino finisce per prenderselo in prestito Beppe Materazzi (avrà consultato il figlio?) nel suo Crotone, che ha già un piede in serie C e tenta una maxi-rivoluzione interna per salvare il salvabile. Aldo esordisce nella cadetteria il 20 gennaio, nel match contro il Modena; seguiranno altre 9 presenze, tutto sommato neanche poche se si considera che il Crotone davanti ha gente come Sculli, Juric e Deflorio. Ma sono tutte brevi apparizioni, mai più di 45 minuti: solo contro il Napoli - al San Paolo, nel tempio del suo idolo Maradona - l'argentino gioca l'intera partita, non riuscendo comunque ad impedire agli azzurri di imporsi per 2-1. Come nulla può fare, il buon Aldo, nell'evitare che il Crotone retroceda da ultimo in classifica, a 11 punti di distacco dalla penultima Pistoiese (quasi un record). Il Lecce non sa più che pesci prendere, e nell'attesa di arrivare ad una decisione riporta il giocatore alla base. Viene messo ancora fuori rosa, stavolta praticamente per tutto l'anno - nel frattempo a Lecce è nata la stella Bojinov -, dato che neanche a gennaio si riesce a trovare una sistemazione per lui (che prova pure, senza riuscirvi, a trovare squadra negli Stati Uniti). Viene convocato da mister Delio Rossi solo tre volte, per fare da ultimo panchinaro contro Sampdoria, Vicenza e Ancona. Nel luglio del 2003 Osorio riesce finalmente a concludere la sua tragica esperienza italiana: 28 presenze, tra Lecce e Crotone, e solo due gol messi a segno. A giugno lo richiede il Foggia, ma scendere in C1 è davvero troppo: l'argentino preferisce giustamente tornare in patria (anche se in prestito) e firmare con il Talleres di Cordoba. Qui riesce a giocare un campionato davvero buono; nel torneo di clausura si attesta secondo nella classifica marcatori con 11 gol segnati (due in meno di Rolando Zarate, fratello del laziale Mauro) e trascina i suoi ad un insperato terzo posto, proprio alle spalle di River e Boca. Poi il club fallisce, e automaticamente Osorio viene rispedito al mittente. Ma le sue quotazioni ormai sono risalite, e quindi il Lecce non ha difficoltà - nell'agosto del 2004 - a cederlo a titolo definitivo al Numancia, squadra neopromossa della Liga Spagnola. Stavolta i legami con l'Italia sono definitivamente cancellati, anche dal punto di vista contrattuale.

Con il Numancia, Osorio vive un'esperienza tutto sommato analoga a quella di Lecce: tredici presenze (più che altro spezzoni di partita) e solo tre reti all'attivo. Da segnalare, in particolare, una bella doppietta al Real Saragozza, il 28 novembre: finisce 2-1 per il Numancia, e per gli ospiti va in gol un certo Gabriel Milito. La retrocessione del club iberico porta di nuovo l'attaccante in patria, prima al Quilmes e poi ai Newell's Old Boys, dove però trova poco spazio. Nel 2006 torna all'Argentinos Juniors, ma ben presto la sua attenzione viene distolta dal mondo del calcio. Si fidanza infatti con la bellissima modella Nazarena Velez, e la coppia finisce per essere paparazzata quotidianamente sulle riviste di gossip argentine. Dell'Aldo-calciatore ormai non si parla più, ma fanno notizia solo liti e riappacificazioni tra i due. Nel 2007 rischia anche di partecipare al Gran Hermano Vip (il nostro "Grande Fratello"); ormai il jet-set lo ha catturato, e così decide di appendere le scarpette al chiodo. Oggi la vita di Aldo Osorio è questa: lustrini e paiette, ospitate nelle trasmissioni tv più frivole, interviste sui rotocalchi rosa, per parlare delle sue tormentate vicende sentimentali (Aldo e Nazarena si sono lasciati nell'estate del 2007). Solo negli ultimi mesi gli sono stati attribuiti svariati flirt con soubrette e indossatrici a caccia di visibilità. Di tornare nel mondo del calcio - come allenatore, dirigente, o procuratore - per ora sembra non abbia alcuna voglia. Ormai il carro armato, anziché a benzina, va a mojito.


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