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Le meteore

Waas, pochi gol e nostalgia del pane nero

12.09.2012 07:00 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 21571 volte
© foto di Alberto Fornasari

"Il Bologna non Waas" è un titolo del Tuttosport del 1989 a fotografare un grigio 0-0 fra i felsinei e l'Atalanta. Un gioco di parole a evidenziare come Herbert Waas, neo acquisto dei rossoblù, fosse stato protagonista di una prestazione grigia. E sì che l'allora presidente Gino Corini si aspettava che fosse questo baffuto ragazzo della Germania Ovest potesse fare al caso di Gigi Maifredi e del suo calcio champagne. In fondo dopo il flop dell'anno prima con Hugo Rubio, flop cileno preferito a un certo Ivan Zamorano, diventato campione in Europa e leggenda nel suo paese, bisognava andare sul sicuro. Quale miglior marchio di garanzia della Germania? Voller, Berthold, Matthaus, Brehme, Klinsmann: tutti campioni, saliti sul tetto del mondo qualche mese. Tutti adattatisi immediatamente al calcio italiano. Waas, poi, con la Nationalmannschaft ha esperienza: 11 presenze e 1 rete. Si è messo in luce col Bayer Leverkusen, 8 anni con le "Aspirine" e una Coppa Uefa vinta, segnando anche un rigore nella finale contro l'Espanyol. Fisico compatto (176 cm x 73 kg), Waas è un attaccante mobile, abile a svariare su tutto il fronte d'attacco. Un piccolo difetto: non la butta mai, o quasi mai, dentro. Cosa non da poco se sulle spalle hai il numero 9. Il primo anno sono appena 4 le reti realizzate in 20 partite, un bilancio non eccezionale ma tutto sommato accettabile, considerando l'adattamento a un nuovo campionato. La sua evanescenza in attacco, tuttavia, viene camuffata da una grande stagione della squadra, che chiude in ottava posizione, che vale in quell'anno la qualificazione in Coppa Uefa. Waas viene riconfermato, in fondo se è andata bene così anche senza i suoi gol perché non insistere? Maifredi a fine stagione va alla Juve, in panchina arriva Franco Scoglio e l'addio di Marronaro in direzione Udine riempie di responsabilità il tedesco: il risultato è sconfortante, non solo per lui ma per il Bologna stesso che conosce una delle stagioni più brutte della sua storia, ultima in classifica è retrocessa con larghissimo anticipo: Waas inizia a palesare malcontento, non nascondendo il malessere nella sua permanenza italiana e una Saudade della Germania che nemmeno i brasiliani più nostalgici: "Voglio mangiare il pane nero di Bavaria" pronunciata in un paese come il nostro fa quasi sorridere. Con la retrocessione in B della squadra le regole dell'epoca consentono alle squadre retrocesse di far giocare in cadetteria al massimo 2 stranieri: lo "score" di 2 reti in 32 partite suggerisce i dirigenti di liberarsi a cuor leggero del tedesco. Che torna in patria, anche se non nella sua amata Bavaria visto che va ad Amburgo: una stagione nella città anseatica ai livelli di Bologna, con 2 reti in 33 partite e via a emigrare in Svizzera, allo Zurigo, dove resterà 3 anni. Chiuderà la carriera alla Dinamo Dresda, riuscendo a lasciar meno tracce che a Bologna.


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