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Cosa salvare e cosa no del primo Milan di Pioli

20.10.2019 23:53 di Ivan Cardia    articolo letto 10783 volte
Cosa salvare e cosa no del primo Milan di Pioli
© foto di DANIELE MASCOLO/PHOTOVIEWS
L'abbiamo già scritto. La prima uscita di Stefano Pioli alla guida del Milan è da salvare soltanto a metà. Per i passi avanti fatti dai rossoneri, non per il risultato e neanche per qualche difficoltà di troppo nel gestire il duplice vantaggio, recuperato dal Lecce non soltanto grazie a una magia di Calderoni. Come prima uscita, era prevedibile che le cose buone si mischiassero ad altre meno positive. Cosa salvare, e cosa no?

Cosa salvare -

Hakan Calhanoglu. È il giocatore più bistrattato dai tifosi rossoneri, e potrebbe anche darsi che semplicemente gli piaccia fare buona impressione sui nuovi allenatori per poi adagiarsi sugli allori. Però stasera è stato travolgente: entrambi i gol del Milan portano la sua firma, col gol o con un assist che vale quasi una marcatura. E d'altra parte era stato uno dei migliori nel primo Milan di Gattuso, che lo schierava lì davanti. L'impressione è che messo in attacco sia più lucido, e quindi più determinante, nella giocata finale. Un valore aggiunto.

Il ritorno al gol di Piatek. Abbastanza banale, ma pensare di rinunciare al proprio numero 9, uno che un anno fa, di questi tempi, sembrava inseguito dal gol, più che essere lui a inseguirlo, sarebbe una vera e propria follia. È troppo presto per gridare al miracolo, però fin qui al polacco, tra le tante cose, era mancata anche la fiducia in se stesso e nelle proprie giocate. Rivitalizzarlo è un imperativo categorico per i rossoneri.

Il primo tempo. Al di là del fatto che il Diavolo l'abbia concluso in vantaggio, parliamo di una frazione giocata molto bene dalla squadra di Pioli. Soprattutto nella prima mezz'ora: Hernandez a sinistra ha spinto come Rodriguez probabilmente non ha mai fatto da quando è a Milano, Leao si è costruito e ha sprecato almeno tre palle gol nitide, Biglia ha addirittura ricordato il bel Principito dei tempi della Lazio. C'è del materiale, insomma.

Cosa no -

La flessione finale. Se vai due volte in vantaggio e ti recuperano entrambe le volte, è abbastanza ovvio che la tenuta mentale (aggiungiamo anche fisica) non sia delle migliori. Il Milan ha subito gol per una distrazione difensiva e poi per un errore collettivo in fase d'impostazione: dettagli che, se ti fanno perdere una partita o pareggiarne una già vinta, non sono più dettagli.

Rebus Suso. Resta un grosso interrogativo. Quando il giochetto gli riesce, può diventare letale. Però non basta essere fuoriclasse dalla propria mattonella, per tenersi stretto questo Milan. Anche perché oggi Pioli ha schierato Paquetá da mezzala, ma non è da escludere un futuro ballottaggio tra i due per avvicinare il brasiliano alla porta. E sul gol del 2-2, almeno sull'azione che ha portato Calderoni al tiro, ha anche lui delle responsabilità.

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