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Pagni: "Milan, magari l’Arsenal. Il valore del marchio è al 15° posto in Europa. Al livello di Everton e Schalke04"

17.05.2019 15:48 di Enrico Ferrazzi    per milannews.it   articolo letto 1848 volte
Fonte: di Luca Pagni per bollettinomilan.wordpress.com
Pagni: "Milan, magari l’Arsenal. Il valore del marchio è al 15° posto in Europa. Al livello di Everton e Schalke04"

Il Bollettino, come è solito fare, mette le mani avanti: non si vuole qui polemizzare con nessuno. Né con i tifosi, né con colleghi valenti e assolutamente degni di fede (non solo rossonera). Ma offendersi perché la proprietà Elliott e il nuovo amministratore delegato Ivan Gazidis abbiamo preso l’Arsenal come modello di riferimento per ricostruire il Milan non solo è sbagliato ma è fuorviante. Perché non ci si rende conto di cosa è diventato il Milan negli ultimi dieci anni, di come è cambiato il calcio in Europa, delle regole Uefa e di cosa serve per ritornare tra i grandi club.                                                   

Provocatoriamente, il Bollettino dice: magari l’Arsenal. E spieghiamo subito perché. Secondo la classifica appena pubblicata da Brand Finance, sito specializzato che ogni anno compila una apposita classifica, il “marchio” Arsenal si trova al 7.o posto tra i più influenti, importanti, valorizzabili del calcio europeo. Per trovare il Milan bisogna scendere al 15.o posto, due gradini sotto l’Inter e appena al di sopra di Everton e Shalke04. Una posizione lontanissima dal podio. Comunque meglio dello scorso anno quando era precipitato addirittura al 19.o posto.                                                                    

Una risalita dovuta soprattutto all’ingresso del fondo Elliott nel capitale, che ha rafforzato la solidità economica del club, nonché le aspettative di investimenti e di una gestione “sana” che rafforzerà i rossoneri. Ma proprio qui sta il punto: quanto vorranno e potranno investire. si chiedono i tifosi. I quali, respingono l’idea di un Milan che cresca un passo alla volta, anno dopo anno, puntando sui giovani di prospettiva e non su campioni affermati, e che non abbia un allenatore che non sia almeno da anni in Champions. Quello che Gazidis ha fatto all’Arsenal dal suo arrivo. 

Si possono capire i tifosi. Vorrebbero tornare, se non a vincere, almeno a competere. E che non fosse una sofferenza ogni anno qualificarsi per la Champions. Ora, bisogna guardare in faccia la realtà. Il Milan entra a stento tra i primi 20 club per fatturato in Europa: è come una casa automobilistica che da 10 anni non fa investimenti e i pochi che ha fatto li ha sbagliati e i cui modelli hanno venduto sempre di meno. Rimane il marchio e c’è sempre grande attesa per ogni novità che arriva all’autosalone. In pratica è un’Alfa Romeo, con il proprietario che per anni ne promette il rilancio e si limita a tenerlo in vita perché è un marchio prestigioso.                                                                                                                                       

Ora il Milan-Alfa ha cambiato proprietario. Il quale – lo ricordiamo ancora una volta – non ha intenzione di gestirlo perché gli piace il calcio, ma perché lo vuole rilanciare e rivendere, possibilmente guadagnandoci bene. Quindi: gli investimenti saranno necessari ma non vuole buttare i soldi come fanno i magnati russi o gli sceicchi. Ma deve investire guardando il conto economico. Anche perchè con le regole del Fair play finanziario (per quanto da rivedere) non si può spendere comunque a dismisura.

Si può crescere con gli sponsor e con lo stadio. Ma anche per questo occorre qualche anno. Per cui, l’Arsenal è un metro di paragone importante: non solo è uno dei primi dieci club con il marchio più “forte” al mondo, ma da 13 anni ha i bilanci in utile. Direte voi: ma non ha vinto niente, solo tre scudetti e una finale di Champions. Vero, ma negli ultimi dieci anni il Milan ha vinto solo uno scudetto. Per tornare grandi occorrono pazienza, programmazione e scelta oculata su allenatori e giocatori. Diciamo che dalla prossima settimana è vietato sbagliare. Ma anche specchiarsi troppo nella bacheca dei trofei è un errore.


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