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Il Cobra Zigoni: "Dal Milan al Monza, vi racconto perché e dove possiamo arrivare. Papà Gianfranco? Un paragone che non mi pesa, anche se..."

05.09.2014 01:00 di Valeria Debbia    per monza   articolo letto 622 volte

E' arrivato ufficialmente a Monza lo scorso 13 agosto e sabato pomeriggio, nella vittoria contro il Novara, ha debuttato per la prima volta in biancorosso rilevando alla mezz'ora il compagno di reparto Valerio Anastasi: per Gianmarco Zigoni uno scampolo di partita in cui - nonostante la forma fisica non ancora ottimale - si è meritato comunque la sufficienza. Il neobiancorosso si è raccontato dettagliatamente ai nostri microfoni ripercorrendo la sua (ancora giovane) carriera e svelando la genesi di "Cobra", il soprannome che si porta dietro dai tempi della Primavera del Milan. Ma senza dimenticare l'eredità di papà Gianfranco (e del prozio Pierluigi Ronzon)...

- Gianmarco, le tue sensazioni all'esordio...
"E' stato sicuramente positivo, visto che abbiamo vinto contro il Novara, la squadra più quotata del girone. Abbiamo messo in campo grande spirito di sacrificio, facendo tutto quello che ci ha chiesto il mister. Sono contento di questo esordio anche se devo ancora trovare la giusta forma fisica. Piano piano arriverà...".

- Sabato a Meda ci sarà il derby brianzolo col Renate: come lo state preparando?
"Sempre concentrati, stando attenti a loro ma pensando al nostro gioco e a fare noi la partita. Contro il Novara non lo abbiamo fatto appieno, essendo più attenti ai singoli. Penso che sarà una partita difficile, come lo saranno tutte. Ma ci stiamo preparando al meglio".

- Diamo uno sguardo alla tua carriera finora per presentarti al meglio ai nostri lettori. Hai iniziato nel Treviso in Serie B, per poi debuttare in Serie A col Milan (squadra da cui provieni in prestito secco). Hai fatto anche esperienze con le maglie di Frosinone (Serie B), Avellino (1^ Divisione), Pro Vercelli (Serie B) e Lecce (1^ Divisione). Insomma hai girato parecchio, giocando in diverse categorie.
"Sicuramente ho fatto tante esperienze, anche di buon livello, potendo affiancare grandi campioni come è successo al Milan. Speravo anche nella possibilità di fare di più, ma sono contento. Adesso penso al Monza: quest'anno sono qui e voglio fare il meglio possibile per questa squadra. Poi si vedrà a fine anno".

- Non è la prima volta che dici "speravo nella possibilità di fare di più". Anche l'anno scorso a Lecce ti è capitato di esternare questo tipo di considerazione.
"A Lecce è stata una bella annata per me. Sul piano delle presenze (25 condite da 8 reti, ndr) posso dire di averne collezionate un buon numero, ma spesso mi era capitato di subentrare dalla panchina. Per la mia media-gol avrei meritato di giocare di più e me ne dispiaccio. Ma sono nel complesso soddisfatto della mia stagione. Certo mi è dispiaciuto per la finale play-off che abbiamo perso".

- Se ti dico 28 marzo 2010, Milan-Lazio 1-1?
"Era un posticipo serale. E' stata una grandissima emozione che non dimenticherò mai. Sono entrato (al 32' della ripresa, ndr) al posto di Inzaghi (attuale mister rossonero, ndr). Me lo ricorderò per sempre".

- Mi è sembrato di aver capito che un pezzo di cuore l'hai però lasciato ad Avellino. In alcune interviste hai infatti dichiarato che per te quella irpina è una piazza speciale.
"E' quella che ricordo più volentieri perché ci sono stato un anno e mezzo e ho creato un bel rapporto con la tifoseria: mi hanno fatto sentire veramente importante. Inoltre a livello di gol ho fatto molto bene (11 reti in 30 gare nella stagione 2011/12 e 6 gol in 10 presenze da gennaio a maggio 2013, ndr). Infine abbiamo conquistato la promozione ed io ho segnato il gol che ci ha portati in Serie B: è stato doppiamente importante per me".

- Questo tuo continuo girovagare in varie piazze e categorie ti ha fatto nascere la consapevolezza che la tua dimensione è quella della Lega Pro o credi di poter ambire a tornare in serie cadetta a breve termine?
"La mia aspirazione è poter arrivare il più in alto possibile. Non credo ci sia una categoria predefinita per ciascun giocatore. Ora comunque sono qui a Monza e spero di fare il meglio possibile: magari, chi lo sa, andremo persino su e poi si vedrà cosa mi prospetterà la mia carriera".

- Tra le tante interviste da te rilasciate mi ha colpito quella dove dicevi che "al Sud si vive di calcio". Ed ora che, invece, sei al Nord? Trovi ci sia più freddezza?
"Ci sono certe piazze del Sud con un gran calore, ma non c'entra nulla. Ognuno deve pensare a fare il suo lavoro al meglio per sé e per la squadra. Il tifo viene di conseguenza. Se ho scelto Monza c'è un motivo".

- Spiegacelo, visto che nell'ultima sessione di mercato eri stato accostato anche al Como...
"Si era fatto avanti anche il Como negli ultimi giorni, ma la mia scelta è stata Monza in particolare per la presenza di mister Pea. Mi ha voluto fortemente e poi penso che qui c'è un valido progetto, che potrà portarci a vivere una bella stagione".

- Sei soprannominato "il Cobra": da dove nasce questo nomignolo?
"Nasce nel periodo in cui giocavo nella Primavera del Milan: me lo hanno affibbiato gli allora compagni. Me lo sono portato dietro in questi anni e mi ha sempre fatto piacere".

- Ai tempi del Treviso qualcuno che conosci molto bene ti paragonò a Marco Van Basten dicendo che sei un predestinato. Parlo di tuo padre, Gianfranco Zigoni. Immagino che sia una affermazione che in tanti ti hanno chiesto di commentare nel corso degli anni, quindi ti chiedo solo cosa ti ha consigliato per questa nuova avventura in biancorosso?
"Lui cerca sempre di restare al di fuori delle mie scelte riguardanti i vari trasferimenti. Dice che spettano a me. Però è prodigo di consigli per quanto riguarda le mie prestazioni in campo: sia per quanto riguarda gli errori sia per quanto riguarda consigli pratici su come mi sarei dovuto comportare in determinate situazioni di gioco. Comunque quello con mio padre non è più un paragone che mi pesa: lo era forse all'inizio, ora ci passo sopra".

- Il calcio è una cosa di famiglia: sei infatti nipote di Pierluigi Ronzon, centrocampista (e difensore) che ha calcato palcoscenici di Serie A dal 1952 al 1968 con le maglie - tra le altre - di Sampdoria e Napoli.
"E' lo zio di mia mamma. Abita a Verona e lo vedo un po' meno. Ma è vero: il calcio è proprio una cosa di famiglia (ride, ndr)".


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