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ESCLUSIVA - Di Lorenzo, lì dove tutto cominciò: "Per noi resta 'Giovannino', tanto era già il più alto di tutti! Non lo sentivi, pensava solo a sudare. Fece tanti gol..."

Giovannino' s'è fatto grande. Lo racconta la maglia che indosserà stasera, per la prima volta nella sua carriera: quella della Nazionale maggiore.
13.10.2019 06:45 di Pierpaolo Matrone    per tuttonapoli.net   articolo letto 333 volte

(Di Pierpaolo Matrone) - 'Giovannino' s'è fatto grande. Lo racconta la maglia che indosserà, per la prima volta nella sua carriera: quella della Nazionale maggiore. Maggiore, basta questo per capirlo: sì, s'è fatto proprio grande. Borgo a Mozzano, 97 metri sul livello del mare. Nella frazione di Valdottavo c'è un ragazzino, 'Giovannino' appunto, che sembra avere qualcosa in più degli altri bambini. "Noi lo chiamavamo 'Giovannino' in maniera scherzosa, perché in realtà era una testa più alto di tutti. Proprio per questo lo chiamavamo così. Malgrado l'età, che era la stessa dei compagni, era il più grande di tutti e sovrastava gli avversari fisicamente, fin da piccolo", racconta in esclusiva a Tuttonapoli.net Fulvio Bertagna, il direttore sportivo dell'ASD Valdottavo, una piccola fucina di talenti in provincia di Lucca.

E' lì che Giovanni Di Lorenzo ha mosso i primi passi nel mondo del calcio. Vent'anni fa, ormai. Ci ha messo giusto un ventennio a raggiungere la Nazionale, ma lo scopritore del terzino azzurro (ora in tutti i sensi) ci ricorda come tutto partì: "Giovanni ha cominciato qui nel 1998-99, praticamente a sei anni, perché aveva il fratello più grande che già giocava qui. Poi ha fatto tutta la trafila della scuola calcio e a 11-12 anni s'è trasferito alla Lucchese. Con noi ha giocato fin dalla categoria 'Leva' ed è andato via dopo aver fatto gli 'Esordienti'. Poi arrivò la Lucchese".

Lì giocò anche da attaccante, tanto da meritarsi il soprannome 'Batigol'. Da voi invece? "Noi tendiamo a non specializzare fin da subito i ragazzi, li facciamo giocare un po' di qua e un po' di là. Però devo dire che il meglio lo dava da difensore centrale e da centrocampista centrale, anche perché sfruttava molto le sue doti fisiche. A dire il vero, ricordo più la persona che il calciatore. E' sempre stato un ragazzo squisito, proprio come ora. Ha sempre avuto una forte cultura del lavoro. Sono contento per lui perché ha fatto una carriera calcistica incredibile. Da Lucca andò a Reggio Calabria, poi ha fatto tappa anche a Teramo, Matera, Cuneo. Una vita pazzesca per un ragazzino".

Ma lei se l'aspettava che potesse avere quest'exploit? "Sì, che potesse arrivare si vedeva, poi è chiaro che dipende da tantissimi altri fattori, quello è un altro discorso. Tutto quel gruppo era stupendo, tant'è che oltre Giovanni la Lucchese prese anche altri due ragazzini, destando un po' di sorpresa in tutti noi perché non ce l'aspettavamo".

Però era sicuro che reclutassero Giovanni. "Sì, quello sì, assolutamente. Al di là del fisico, lo si vedeva che aveva una marcia in più. Sul piano della corsa e per tanti altri aspetti. Aveva una qualità e una coordinazione già pazzesca a quell'età lì. Una buona tecnica di base, usava tutt'e due i piedi. E poi quel ragazzino non lo sentivi mai".

Ci spieghi. "Le uniche volte che lo sentivo parlare era quando arrivava, perché doveva salutare, e quando andava via, per il medesimo motivo. 'Ciao Fulvio', 'Ciao Fulvio', le uniche parole che sentivo dalla sua voce quando c'era allenamento. Era molto positivo a livello caratteriale, attitudinale. Se non avesse avuto quest'atteggiamento, non avrebbe sopportato una carriera come la sua. Ha fatto una vita calcistica molto dura".

Parla poco, fa parlare il campo: dà sempre tutto. "Non è timido, se ha da dire qualcosa la dice. Ha un carattere stupendo. Quando venne qui, si mise in mezzo ai bambini con la massima disponibilità. E' sempre stato così. L'ultimo anno che giocò nella Lucchese, facevamo un torneo qui al paese nostro e lui venne a darci una mano. Non tirò mai una volta indietro la gamba, si fece anche male per aiutarci".

Ci racconti quest'aneddoto. "Siccome in quel torneo c'erano diverse società professionistiche e noi avevamo un gruppo abbastanza forte da aspirare a trionfare, ero io l'allenatore quell'anno, lo chiesi in prestito alla Lucchese per la semifinale e la finale. Mi mandarono lui e un altro ragazzino. Ricordo che, tra le altre cose, Giovannino fece anche un mucchio di gol. A Lucca giocava da difensore centrale, ma io lo preferivo a centrocampo e avevo necessità lì. Ovviamente fu tra i migliori in campo, ma in un contrasto si fece male. Perché, ripeto, non tirava mai indietro la gamba neanche in quel torneo".

Ora da quanto non lo vede? "Da noi viene spesso, anche se ora manca dall'anno scorso, ancora non era un giocatore del Napoli. E' venuto a trovare i bimbi, con loro è eccezionale. Mi disse che lo stavano seguendo alcune società, ma non mi parlò del Napoli. Ovviamente io non gli chiesi i nomi, si parlava perlopiù dei vecchi tempi. E mi portava un regalo: una maglia della sua nuova squadra, persino quella della Nazionale Under 21".

Le mancano solo quella del Napoli e quella nuova di zecca della Nazionale. "Sì, allora speriamo che venga a trovarci presto".


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