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Il Milan poteva finire in D, parola di Gazidis

09.10.2019 15:51 di Andrea Losapio    articolo letto 24034 volte
Il Milan poteva finire in D, parola di Gazidis
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
"Abbiamo dovuto salvare un club dal fallimento e avremmo potuto retrocedere come successo al Parma e alla Fiorentina in passato. Abbiamo dovuto affrontare delle difficoltà economiche che ci hanno portato fuori dall'Europa e abbiamo dovuto chiarire questa situazione". È questa la frase più importante di Ivan Gazidis, amministratore delegato del Milan, durante la presentazione di Stefano Pioli. Perché riapre un capitolo chiuso qualche tempo fa, quello della gestione Yonghong Li come presidente, Fassone e Mirabelli come dirigenti. Qual era la situazione nel momento del takeover - giocoforza - di Elliott? Quanto era profonda la tana del Bianconiglio?

FENOMENI DIVERSI - Intanto accomunare Milan a Parma e Fiorentina è quantomeno bizzarro, se non per i tempi e per i modi. I viola sono falliti a inizio millennio, quando le regole erano completamente diverse rispetto a quelle attuali. Tutto era dovuto comunque al patrimonio personale di Cecchi Gori che, in quel momento, non poteva rifinanziare il buco da 20 miliardi (circa 10 milioni di euro) che, alla fine, portò al fallimento. Invece a Parma non vennero pagati gli stipendi, incominciando a prendere punti di penalizzazione, accumulare debiti, passare di mano a Taci e Manenti, finendo il campionato grazie alla Lega Calcio, per non vendere un prodotto monco.

QUASI PER CASO - Invece Elliott, che aveva prestato 303 milioni di euro a Yonghong Li, si è ritrovato in mano un asset importante, ma che aveva bisogno di investimenti. E ne ha ancora, probabilmente, al di là delle trattative per la cessione della società. Perché al di là delle smentite di rito, l'impero Louis Vuitton ha comunque palesato interesse e nei mesi scorsi avrebbe effettuato una due diligence che ha di fatto rallentato (bloccato?) tutta la possibile operazione. Il Milan rischiava di fallire, ma era un rischio controllato, non come quello prospettato da Gazidis.

BRAVO NEI CONTI - L'amministratore delegato del Milan, di fatto, è più un CFO. Finanziariamente ha passato indenne la crisi dell'Arsenal, costretto per anni solo a vendere perché la costruzione dell'Emirates aveva portato a moltissimi debiti, prima che il calcio diventasse affare quasi globale, con fatturati da capogiro. Da Fabregas a Henry, passando per Adebayor, Tourè e Nasri. L'idea era quella di non cedere, a meno di proposte assolutamente impossibili da rifiutare. Ma neanche comprare, mantenendo un equilibrio fra entrate e uscite. I rossoneri probabilmente hanno preso lui per questo motivo, rispetto ad altri profili comunque appetibili. Andare in D era, francamente, molto difficile da ipotizzare.

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