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La Giovane Italia
Rassegna Stampa

Bologna: la retrocessione fu il vero macigno sui conti

19.05.2007 10:34 di Marco Frattini   articolo letto 5215 volte
Fonte: Marco Liguori per quotidiano.net

La caduta in serie B ha pesato molto sui conti rossoblù chiusi al 30 giugno dello scorso anno. E' l'effetto della stagione 2004/2005 che si concluse con la sconfitta nel doppio incontro di spareggio con il Parma. Ciò ha comportato conseguenze molto pesanti sul conto economico

La retrocessione dalla serie A alla B ha pesato molto sui conti del Bologna chiusi al 30 giugno dello scorso anno. E' l'effetto della stagione 2004/2005 che si concluse con la sconfitta nel doppio incontro di spareggio con il Parma (andata 0-1 per i bolognesi e ritorno 2-0 per i ducali), con il gol dell'attaccante nerocrociato Alberto Gilardino all'ultimo minuto del match di ritorno che condannò i rossoblù alla serie inferiore: ciò ha comportato conseguenze molto pesanti sul conto economico. Si può dire che il "caso Bologna" potrebbe essere preso come esempio calzante delle enormi difficoltà a cui va incontro una società retrocessa dalla massima serie.
Stando alla relazione sulla gestione, nel 2005/2006 la società felsinea (in cui ha raggiunto l'ottavo posto in serie B) ha subìto il crollo verticale dei ricavi pari al 62% (13,62 milioni contro i precedenti 35,68 milioni). In particolare, la retrocessione dell'anno precedente ha avuto un effetto devastante sugli incassi allo stadio: la differenza in negativo rispetto al 2004/05 è stata di 4,24 milioni. La quasi totalità di questa cifra riguarda le gare di campionato.

Né è servito al presidente Alfredo Cazzola una ferrea politica di tagli dei costi, diminuiti drasticamente del 46%: lo squilibrio costi/ricavi è stato pari a 8,96 milioni e si è incrementato del 48% rispetto all'anno precedente. L'esercizio si è concluso con un passivo pari a 9,32 milioni, inferiore del 25,1% a quello del 2004/05. Nonostante ciò, stando alla relazione del collegio sindacale, "l'entità della perdita registrata nell'esercizio, cui si somma la residua perdita riportata nell'esercizio precedente, supera il terzo del capitale sociale": di conseguenza si sono resi necessari i provvedimenti imposti dal Codice civile, ossia abbattimento e ricostituzione del capitale. Secondo quanto affermato dal verbale dell'assemblea straordinaria del 17 novembre 2006 e iniziata alle ore 17, senza alcuna ombra di superstizione da parte dei consiglieri, l'operazione è stata sottoscritta dagli azionisti Finalca, controllata da Cazzola, per il 50%, e per il 25% da 28 Investimenti (si veda il box successivo) e dalla Promozioni Commerciali Italia poi fusa nella Cogei Costruzioni di Renzo Menarini, consigliere del Bologna. La società ha beneficiato tra versamenti "a titolo di capitale" e incasso di crediti dai soci per 14,9 milioni: un segno tangibile della volontà degli azionisti di sostenerla concretamente. A proposito del consiglio di amministrazione, i suoi membri hanno ricevuto un ammontare totale di 20mila euro.

Addio sponsor

La retrocessione nella serie cadetta ha comportato la fuga di tre sponsor e la risoluzione del contratto con Sky. Riguardo alla pay-tv, l'accordo sarebbe scaduto il 30 giugno prossimo: i corrispettivi sarebbero stati di 13 milioni per il 2005/06 e di 13,65 milioni per il 2006/07. L'intesa con lo sponsor Amica Chips sarebbe scaduta anch'essa alla stessa data: la sua risoluzione ha comportato per il Bologna un mancato incasso di 1,1 milioni nel 2005/06 e 1,2 milioni nel 2006/07. La società rossoblù ha dovuto rinunciare anche al milione di euro proveniente da Tim per la cessione dei diritti Umts: il contratto sarebbe scaduto il 30 giugno 2006. E' sparito anche il corrispettivo di 150mila euro proveniente sempre dalla società di telefonia cellulare del gruppo Telecom: quest'ultima ha risolto il contratto prima della scadenza, posta a metà dell'anno scorso. Il conto economico riporta di un vistoso calo delle entrate totali da sponsorizzazioni per 1,24 milioni (-55,5%). Sul sito del Bologna, alla voce sponsor, si nota tra gli sponsor istrituzionali la Promotor Intenational (Cazzola), Cogei Costruzioni (Menarini), e due capisaldi dell'economia emiliana: Aemil Banca e Manutencoop. Tra i media partner spicca Stadio, edizione "nordista" del Corriere dello Sport, che è anche sponsor media della Roma e sponsor istituzionale della Lazio.
La relazione sulla gestione riporta però di altri contratti, che "prevedono invece corrispettivi differenziati a seconda della categoria del campionato di partecipazione". Si segnalano tra essi, ma la società non ha indicato cifre, il contratto di cessione dei diritti televisivi del digitale terrestre per il territorio italiano con Media Partners Italia, quello di cessione delle immagini delle partite per l'estero stipulato con Media Partners & Silva Limited. Complessivamente, nel 2005/06 i diritti tv sono crollati verticalmente per circa 22 milioni, passando da 23,12 a 1,16 milioni.

Conflitto d'interessi

Il Bologna ha invece indicato i minimi garantiti per la concessione della raccolta pubblicitaria a Schematre, che scadrà il 30 settembre 2009: in caso di partecipazione in serie A essi variano da 1,6 a 2 milioni, contro i 500mila per la serie B. Sempre riguardo alla concessionaria, la società petroniana ha sottoscritto il 24 luglio 2006 "una transazione risolutiva del rapporto contrattuale" che "prevedeva, tra l'altro, la concessione da parte di Bologna F.C. 1909 spa a Schematre srl della licenza di utilizzo del marchio "Bologna Football club"" insieme a una serie di attività di carattere pubblicitario, di sponsorizzazione e promozionale per lo sfruttamento dello stesso marchio. Inoltre, l'intesa contemplava il compimento di prestazioni d'opera allo stadio Dall'Ara. "In data 15 settembre 2006, la società ha sottoscritto - si legge nella relazione sulla gestione - con Promotor International spa un contratto di concessione dei diritti di gestione pubblicitaria e promozionale per la stagione sportiva 2006/2007". Questo accordo è un vero e proprio conflitto d'interessi per Cazzola, in quanto riveste gli incarichi contemporanei di presidente e azionista di riferimento del Bologna, tramite la Finalca, assieme a quelli di amministratore delegato e principale azionista, sempre tramite la Finalca, della Promotor International. In quest'ultima c'è anche una presenza bancaria: si tratta di Interbanca, banca d'affari del gruppo Antonveneta Abn Amro, secondo azionista con il 20%. Uno dei suoi consiglieri di amministrazione esecutivi è Massimo Moratti, azionista di riferimento e presidente dell'Inter.

Acquisti e costi

Non ha avuto effetto sul risultato finale l'unica plusvalenza di 1,7 milioni incassata dalla cessione alla Fiorentina del difensore Alessandro Gamberini. Invece, Federico Giunti, ceduto gratis al Chievo, ha prodotto una minusvalenza di 50mila euro. Correttamente, il Bologna li ha inseriti tra i proventi e gli oneri straordinari secondo quanto previsto dal Codice Civile. Complessivamente, il saldo nel bilancio 2005/06 della campagna acquisti è risultato positivo per 1,15 milioni: gli unici due acquisti, Marazzina dal Siena e Mingazzini dall'Atalanta sono costati rispettivamente 200 e 300 milioni.
Sono proprio le voci riguardanti i calciatori quelle che hanno comportato i maggiori tagli dei costi, passati da 41,72 a 22,59 milioni. La società felsinea non ha differenziato quelli dei tesserati dal restante personale: i salari e stipendi sono calati del 36,3%, mentre gli oneri sociali del 9%. Gli ammortamenti immateriali, che riguardano per la maggior parte i diritti alle prestazioni dei giocatori, sono stati decurtati del 63,24%. La retrocessione in B ha avuto almeno l'effetto positivo di far precipitare del 90,67% la somma sui biglietti venduti e sugli abbonamenti spettante alle squadre ospiti.

Debiti e crediti in calo

Anche il Bologna, come molti altri club di A e B, soffre di un gravoso squilibrio tra i debiti (12,40 milioni, -32,5%) e i crediti (3,03 milioni, -47,66%) pari a 9,36 milioni. La buona notizia è che questo dato è in calo del 21,96% rispetto al 2004/05. La voce crediti è essenzialmente composta da 1,9 milioni per "crediti commerciali" e da 700mila euro verso società calcistiche. Tra i debiti si segnalano quelli "vari esigibili entro 12 mesi" pari a 5,73 milioni, in aumento di oltre 200mila euro. Secondo la nota integrativa sono composti da somme dovute al "personale sportivo per 2.800.543 euro, valore comprensivo del debito maturato per la quota di retribuzioni variabili riconosciute ai tesserati". Il Bologna risulta anche debitore per 1,9 milioni per accordi transattivi sottoscritti con ex dipendenti "il cui pagamento ha scadenza oltre il 30/6/2006". Un'altra porzione riguarda il "debito relativo al prestito obbligazionario scaduto e non rimborsato al 31/3/2006 nei confronti degli ex obbligazionisti dott. Galletti per 260.489 e Seci spa per 260.489 euro". Un posto di rilievo lo occupano i debiti complessivi verso le banche, pari a 1,52 milioni, in drastico calo del 64%. Di questi, 1,2 milioni sono dovuti ai mutui contratti con il Credito Sportivo.
Anche la società rossoblù, al pari di altre finora esaminate, possiede debiti verso il fisco per 1,15 milioni (+63% rispetto all'esercizio precedente), tutti esigibili entro 12 mesi. Nel documento è specificato che "la voce accoglie principalmente le ritenute operate su stipendi e compensi corrisposti a giugno 2006 e versate a luglio 2006". La società ha costituito un fondo imposte per 141mila euro per alcuni peccati veniali di natura tributaria. Un importo di 135mila euro è stato accantonato per un "avviso di accertamento per omessa dichiarazione-imposta sulla pubblicità per l'anno 2006". I restanti 6mila euro riguardano "il modello Unico 2004 sc": l'Agenzia delle entrate ha contestato il ritardato versamento degli acconti di imposta.

PARTE 2
l mistero della 28 Investimenti e della 31 Invest

"Di 28 ce n'è uno, tutti gli altri ne han 31". Il verso della simpatica filastrocca sui mesi dell'anno introduce alla catena di misteri di due società, la 28 Investimenti srl e la 31 Invest sa, ricostruito attraverso le ultime visure disponibili presso la Camera di Commercio. La prima ha sede a Bologna dal 1997, anno in cui stata trasferita da Genova: ne è amministratore unico Mario Bandiera, che è anche consigliere di amministrazione del Bologna Fc 1909. Tra i suoi principali oggetti sociali, stando alla visura camerale, c'è l'assunzione e la gestione di partecipazioni societarie in società italiane ed estere".

Secondo il libro soci depositato in Camcom della società calcistica, il 10 novembre 2006 la 28 Investimenti ha acquistato 2,5 milioni di azioni (pari a un eguale controvalore in euro) dalla Les Copains holding, una srl posseduta al 68,55% da Bandiera e di cui ne è anche il presidente. L'operazione è avvenuta sette giorni prima dell'assemblea di approvazione del bilancio del Bologna, che ha disposto anche l'abbattimento e la ricostituzione del suo capitale sociale. In quella occasione la 28 Investimenti ha sottoscritto il 25% del capitale del club rossoblù. E qui spunta il primo mistero. La 28 Investimenti è controllata da due fiduciarie, che ne schermano altrettanti (o più) proprietari: dalla Sirefid al 98,97% e dalla Fiduciaria Vonwiller per il residuo 1,035%. Non è dato sapere chi ci sia dietro di esse: il loro compito, perfettamente lecito per la legge italiana, è di occultare gli azionisti. E qui c'è gustosa coincidenza: 28 Investimenti e Les Copains Holding hanno sede nello stesso palazzo di via Cerodolo 3 a Bologna.

Visure alla mano, si può soltanto sapere che la Sirefid è interamente controllata dal gruppo bancario IntesaSanpaolo, mentre la Fiduciaria Vonwiller (con sede nel centro di Milano) è controllata al 5% dalla Solfinvest e per il 95% da Vonwiller srl. Particolare curioso: l'81% di quest'ultima è a sua volta detenuto dalla controllata Fiduciaria Vonwiller. Insomma, il proprietario della stessa fiduciaria è completamente blindato dietro di essa. Il mistero della proprietà della 28 Investimenti fa a pugni con l'articolo 16 bis delle norme organizzative della Figc. Esso prevede che "non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determinano in capo al medesimo soggetto controlli diretti o indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica o al campionato organizzato dal Comitato Interregionale". Il controllo si ha quando un soggetto, o i suoi parenti o affini entro il quarto grado "sono riconducibili, anche indirettamente, la maggioranza dei voti di organi decisionali ovvero un'influenza dominante in ragione di partecipazioni particolarmente qualificate o di particolari vincoli contrattuali". Chi viola questa norma è sottoposto alle pene dell'articolo 13 del codice di giustizia sportiva, che vanno dall'ammonizione, alla penalizzazione, alla retrocessione all'ultimo posto in classifica sino all'esclusione dal campionato. L'articolo delle Noif non ha contemplato anche le fiduciarie il cui utilizzo, perfettamente lecito per la legge ordinaria, sembrerebbe un "uovo di colombo" per aggirare il divieto di detenere più partecipazioni in diverse società di calcio. Non sarebbe stato meglio introdurre nelle recenti riforme di norme e statuti federali, se non un divieto, almeno l'obbligo di dichiarare i reali possessori di quote detenute sotto intestazioni fiduciarie, così come è previsto per le società quotate in Borsa?

E da Bologna i misteri proseguono in Lussemburgo. Secondo il Memorial - Journal officiel del Granducato, la 28 Investimenti possiede il 100% della 31 Invest sa, costituita nel novembre 2002. Altra particolare coincidenza: Mario Bandiera ne è amministratore, insieme a Federico Franzina e Carlo Santoiemma. E dal Lussemburgo si torna a Bologna: la 31 Invest è infatti proprietaria del 26,2% della Les Copains holding, ossia dell'azienda controllata da Bandiera, che ha tra gli oggetti sociali la "conduzione, locazione e la gestione, diretta e indiretta, di beni immobili di ogni genere e specie". Quest'ultima ha il 25% della Aktiva, ossia della società che dovrà costruire il nuovo stadio da 25-30mila posti del Bologna, con annesso centro commerciale, parchi tematici e campo da golf da 60 ettari, a Medicina nella provincia felsinea. Il progetto "Romilia" sorgerà su un'area di 300 ettari: gli investimenti previsti ammontano a 500 milioni. Stando agli ultimi elenchi soci depositati in Camera di Commercio, Aktiva è controllata al 50% da Motor City in liquidazione, che è a sua volta posseduta al 100% dalla Finalca di Alfredo Cazzola (presidente e azionista del Bologna), e al 25% dalla Cogei Costruzioni controllata e presieduta da Renzo Menarini (consigliere e azionista del Bologna), che ha come oggetto "costruzione di edifici civili, industriali, commerciali e monumentali".

Riepilogando, una società italiana, 28 Investimenti, con azionisti schermati da due fiduciarie, è il secondo azionista del Bologna e possiede una società lussemburghese, 31 Invest. Questa a sua volta è il secondo azionista di una società italiana, la Les Copains holding, che affitta gli immobili, che è il secondo azionista di Aktivia che realizzerà "Romilia". Insomma, l'identità del primo anello della catena non si conosce. Si dirà che c'è una mancanza di trasparenza: ma per la normativa attuale è tutto perfettamente a posto.

PARTE 3
Schematre, piramide con sorpresa

L'azionariato di Schematre, concessionaria di pubblicità per il Fc Bologna, ricorda quello di una piramide. Come quello di 28 Investimenti, si conclude con una fiduciaria, la Sofir. Per meglio spiegare iniziamo dal suo vertice, attraverso le ultime visure ed elenchi soci disponibili in Camera di Commercio. Schematre è una srl con 100mila euro di capitale sociale interamente controllata da Ies Group, entrambe con sede a Zola Predosa nello stesso stabile di via Garibaldi 15: ne è presidente Andrea Lanzoni, vicepresidente e amministratore delegato Lorenzo Lelli, mentre è consigliere Tiziano Pini. Tra i suoi oggetti sociali principali, oltre alla ricerca e raccolta pubblicitaria, c'è anche «la progettazione e realizzazione in proprio e per conto terzi di strutture architettoniche, tecnologiche ed impianti in genere per manifestazioni pubbliche e private in genere». Da qui si passa alla controllante Ies Group, che ha sei azionisti. Vi ritroviamo gli amministratori di Schematre: Lanzoni (15%), Pini (3,5%) e Lelli (7,5%). A questi si aggiungono Marco Poggioli (3%), Francesco Cervellati (3%) e la controllante Secaba srl (68%), che ha acquisito (secondo l'annotazione nel libro soci del 2 marzo 2006) una serie di quote da tutti gli azionisti presenti nel capitale, assieme a quelle di due ex soci. Presidente è Marco Carboni, mentre vicepresidente e amministratore delegato è Andrea Lanzoni. L'oggetto sociale è affine a quello della controllata: consulenza nella comunicazione pubblicitaria e commerciale, servizi per l'ideazione, progettazione di spettacoli e manifestazioni varie.

Da Zola Predosa ci si sposta in via Francesco Roncati a Bologna, presso l'anello di viali che ne delimita il centro storico, dove si trova la sede della Secaba, srl con capitale da 100mila euro. L'oggetto sociale cambia rispetto alle controllate: visure alla mano, l'azienda tratta la "compravendita, costruzione, ristrutturazione, gestione e locazione di beni immobili di qualsiasi tipo". Vi si trova ancora Marco Carboni, in veste di amministratore unico. Gli azionisti sono la Europonteggi Energia srl (50%), la Europonteggi Bologna spa (45%) e la Buy Image (5%).

Sotto la guida delle visure camerali, percorrendo a nord l'anello stradale nel tratto tra Viale Carlo Pepoli e Viale Antonio Silvani, ci si imbatte in una traversa, via Calori. Qui al numero 10 si trova la sede della Europonteggi Energia, spa con 5 milioni di euro di capitale. Si nota che Carboni ha collezionato il terzo incarico societario di seguito: amministratore unico. Anche stavolta gli azionisti sono tre: Europonteggi Europa srl (50%), Margo's Business Company srl (49%), Geimpra srl (1%). Oggetto sociale principale: progettazione, noleggio e montaggi di impianti fissi e mobili.

Sempre allo stesso indirizzo è presente la sua controllante Europonteggi Europa, srl con appena 30mila euro di capitale, impegnata "nella compravendita, costruzione e ristrutturazione, gestione e locazione di beni immobili di qualsiasi tipo". Vi è presente, sempre come amministratore unico, il solito Carboni. Ma si ha una sorpresa: egli possiede soltanto il 2% del capitale, mentre il restante 98% è in mano alla Sofir - Società fiduciaria e di Revisione srl. Stando alle visure camerali, quest'ultima è una "ditta operante con l'estero dall'11/6/1997" ubicata in pieno centro di Bologna: ne è presidente Giuseppe Chieffo, che ne è anche l'azionista principale con poco oltre il 51% del capitale. La Sofir non è un nome nuovo alle cronache. Secondo il Corriere della Sera del 16 dicembre 2006, la fiduciaria è l'azionista unico della Teti finanziaria srl. Stando ai verbali dell'inchiesta giudiziaria, consultati dal Corsera, sulle presunte irregolarità sulla gestione della Banca Popolare di Lodi (ora Popolare Italiana) quest'ultima è una società immobiliare, verso cui, secondo la testimonianza resa ai Pubblici ministeri milanesi dall'ispettore della Banca d'Italia, Roberto Angeletti, sarebbero affluiti alcuni assegni circolari da parte degli ex manager di Unipol Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. Come per la Teti, anche nel caso di Europonteggi Europa il segreto del suo socio misterioso è custodito nelle stanze ovattate della Sofir. Ma allora chi è l'azionista cardine che controlla con una piramide la Schematre? Quando si incontrano le fiduciarie, il cui compito è riconosciuto per legge, la risposta è unica: non è dato saperlo.


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