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ESCLUSIVA TMW - Marco Ragini: "Sono il primo 'italiano' ad allenare in Mongolia"

09.05.2018 11:19 di Giuseppe Granieri   articolo letto 5150 volte

C’è chi si sposa la sua dirimpettaia e c’è chi, per lavoro e spirito d’avventura, a 50 anni ha già girato e vissuto in mezzo mondo: è la storia di Marco Ragini che in vent’anni e più di carriera ha allenato in Svizzera, Lituania, Slovacchia, Congo, ma può vantare anche esperienze italiane e una partecipazione al Torneo di Viareggio alla guida dei nigeriani del Garden City Panthers. Oggi una nuova tappa: la Mongolia.

Da poco più di un mese è il nuovo allenatore dell’FC Ulaanbaatar.
“Sì, è la squadra della capitale Ulan Bator, quasi un milione e mezzo di abitanti, circa il 30% dell’intera popolazione della Mongolia. Il campionato è partito da due settimane: per ora, una vittoria e un pareggio”.

Com’è nata questa opportunità?
“Due mesi fa mi ha chiamato il mio agente (Davide Stuto) e mi ha proposto questa soluzione. Ho accettato quasi subito: conoscere il mondo asiatico da vicino, e non attraverso i media, o per sentito dire, è sempre stato uno dei miei obiettivi”.

È andato in Asia con quale spirito?
“È una sfida personale, e come tale l’accetto, sotto tutti i punti di vista: non solo sportivo, dunque, ma anche culturale”.

È il primo mister italiano ad allenare in Mongolia.
“Sono di San Marino, ma ho preso il Master a Coverciano, quindi mi sento a tutti gli effetti un allenatore italiano: l’obiettivo, da questo punto di vista, è portare qui le nostre conoscenze tecnico/tattiche e le abitudini di lavoro”.

Che campionato è la Mongolian Premier League?
“Vi partecipano dieci squadre: la vincente, poi, accede alla Champions League asiatica. Il torneo dura 6 mesi, a causa delle rigidità invernali: dalla fine di aprile, ai primi di ottobre. Non c’è limitazione al tesseramento di stranieri, ma in campo se ne possono schierare al massimo tre. Il livello, ovviamente, non è di prima fascia”.

Da tre stagioni la vincente ha solo un nome: Erchim.
“Sono stato chiamato proprio per interrompere questa egemonia: l’obiettivo è vincere e fare bene”.

Le premesse per fare bene ci sono tutte.
“Sono un professionista e darò il massimo: da un punto di vista personale, infatti, spero che questa esperienza possa essere un trampolino di lancio, visto che la Mongolia è chiusa tra la Russia e la Cina: non vedo l’ora di toccare con mano il calcio di un altro continente”.

Lo spirito d’avventura la spinge a 10mila km da casa: ma dall’Italia non sono arrivate chiamate?
“La situazione è un po’ ingessata: ho avuto contatti con club di serie C e D. Ma dopo le prime discussioni iniziali, mi veniva chiesto se avessi uno sponsor o meno che sostenesse la mia candidatura. Io non lavoro così”.


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