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Roma, da Baldini ai summit mancati: cronologia e motivi dell’addio di Totti

16.06.2019 07:00 di Dario Marchetti    articolo letto 7331 volte
Roma, da Baldini ai summit mancati: cronologia e motivi dell’addio di Totti
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Ci siamo. Totti è pronto a dare l’addio alla Roma una seconda volta. Lo ha fatto il 28 maggio 2017 da calciatore e lo farà nelle prossime ore da dirigente. “Ora parlo io” ha scritto sui suoi social qualche giorno fa, stanco delle tante voci sul suo futuro. Quel momento è quasi arrivato con la “deromanizzazione” messa in atto già con il mancato rinnovo di De Rossi che procede ormai spedita. Non è bastato a Pallotta offrirgli la carica di direttore tecnico. Le mosse del tycoon di Boston sono risultate tardive e nessuno può togliere dalla testa di Francesco che sarebbe stato comunque un ruolo di facciata.
MOTIVI - Eppure non appena firmato il contratto da dirigente fino al 2023 qualcosa sembrava esser cambiata, in particolare il rapporto con la parte americana del management. Frizioni, in realtà, solo messe da parte e piano piano riemerse. Una su tutte: quella con Franco Baldini. L’ex dg della Roma ormai non è più nell’organigramma societario, ma rimane una figura attiva in ogni decisione importante. E’ l’uomo fidato di Pallotta, le scelte di Petrachi e Fonseca passano soprattutto da lui. Totti avrebbe puntato su altri nomi, in particolare per la panchina, e il non essere preso in considerazione ha giocato un ruolo chiave nella decisione ultima di lasciare. Così come le assenze ai summit dirigenziali fuori dall’Italia. Pallotta dice di averlo invitato, ma sicuramente non al primo di Boston dove volò addirittura Massara insieme al Ceo Fienga. Da lì una spaccatura mai più risanata e inizialmente già riaperta con l’esonero di Eusebio Di Francesco ,al quale era particolarmente legato. Contestualmente alla fine del campionato iniziano a rimbalzare voci di una proposta giunta a Totti da dt, salvo la stessa smentita del diretto interessato dal palco della Hall of Fame del calcio italiano: “Non ne so nulla”. Il club, intanto, un mese fa non considerava prioritaria la risoluzione della figura futura di Totti e questo non ha fatto altro che portare a una reale offerta da direttore tecnico, ma ormai tardiva.
FUTURO - Dunque le strade tra la Roma e Totti sembrano definitivamente separarsi. Lontanissimo il ricordo di una sua frase non appena firmato il contratto da dirigente: “Non potevo andare via, avrei rovinato 25 anni d’amore”. Ci avrà pensato sicuramente anche questa volta, ma ad ispirarlo potrebbe essere stato lo stesso De Rossi, andato via dopo essersi reso conto di non poter cambiare le cose come avrebbe voluto. L’ex dieci ora spera di poter incidere, magari in Federcalcio. Il presidente della Figc, Gravina, e i consiglieri federali hanno sempre avuto parole d’elogio a riguardo. D’altronde il brand Totti è molto forte, soprattutto a Oriente. In più è già l’uomo immagine di Euro 2020 che passerà anche dall’Italia e in particolare dallo Stadio Olimpico. E chissà che in futuro non ci possa essere una strada che lo riporterà anche a casa, perché Roma e la Roma lo saranno comunque e per sempre.

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