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Italia, i 5 punti di Sconcerti: "Così abbiamo perso qualità e talento"

15.11.2017 12:34 di Tommaso Bonan   articolo letto 5180 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Ventura e Tavecchio non sono il male assoluto. Devono andare via, ma i problemi restano. Lo assicura Mario Sconcerti, nel sua consueta analisi sul Corriere della Sera: "Penso che se da vent'anni non troviamo giocatori di qualità diversa vuol dire che in questo Paese, ma anche in molti altri, si è cambiato il modo di giocare e intendere il calcio - si legge -. Prima di tutto si è cercato di reagire al modello di Sacchi: avendolo imitato in molti ci siamo trovati con un calcio a cento all’ora. La reazione è stata il possesso palla, cercare cioè di riprendere il controllo della velocità, renderla relativa. Ma una velocità ridotta non permette più il dribbling, per fare un cross bisogna sovrapporre due o tre giocatori. Secondo punto: chi insegna calcio oggi in Italia? Ci sono circa settemila scuole con una decina di istruttori ciascuna. Fanno settantamila istruttori. Chi ha insegnato agli insegnanti? Praticamente nessuno. Terza cosa: l’arrivo di una vera nuova classe dirigente, i genitori. Pagano per far giocare il figlio, quindi intervengono. Questo ha portato il calcio dei ragazzini a spezzarsi in undici individualità, ognuno gioca per piacere al proprio genitore, per non sentirlo litigare, aumenta in modo esponenziale la sua tensione e la possibilità di scelte sbagliate nel gioco. Quarto punto. Vent’anni di televisione hanno cambiato la psicologia del calciatore. Prima giocava per ventimila persone, ore per milioni ogni volta. Questo lo porta a pensare prima a sé, ai propri interessi generali anche dentro la singola partita. Ultimo punto, sconosciuto e fondamentale. Abbiamo tutti accettato che il calcio sia gestito solo dal calcio. Allena solo chi ha giocato in serie A. Sacchi, Sarri, Mourinho sono catalogati a livello di eccezioni inevitabili. In sostanza il calcio è sempre in mano alle stesse idee, una generazione dopo l’altra. Einstein, Marchionne, Zanardi, Montale, uno qualsiasi dei tanti allenatori di dilettanti, non avrebbero potuto iscriversi a un corso serio per allenatori. Si può continuare così?".


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