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IL SAMPDORIANO - Con gli occhi lucidi, vittime di crampi, tarantolati. Parole chiare, fatti che parlano

Diego Anelli Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collaboratore di Alfredopedulla.com, Mondosportivo.it.
23.10.2019 09:21 di Diego Anelli    per sampdorianews.net   articolo letto 385 volte
IL SAMPDORIANO - Con gli occhi lucidi, vittime di crampi, tarantolati. Parole chiare, fatti che parlano

Mercato estivo complessivamente non all'altezza, una vittoria in sette gare, tre punti in classifica, fanalino di coda, una valanga di goal subiti, palese difficoltà ad andare a segno, telenovela societaria terminata con un nulla di fatto, esonero di mister Di Francesco.

In un scenario simile, in uno dei momenti più delicati della storia recente blucerchiata era vietato sbagliare la scelta della nuova guida tecnica. Mi stuzzicava non poco il profilo di Rino Gattuso per la capacità di ricaricare lo spogliatoio e ridare linfa ad un ambiente messo duramente alla prova dentro e fuori dal campo. Erano circolati diversi nomi, alcuni dei quali ben lontani da cosa potesse servire alla Sampdoria, a mio modesto parere. La scelta è ricaduta su Claudio Ranieri, il giusto mix di esperienza, carisma, saggezza, concretezza, realismo e compattezza. 

Mi è piaciuto fin dalle prime parole in conferenza; non inventa calcio, non vende fumo, bada al sodo. Parliamo di un tecnico navigato, conoscitore di ogni minima sfaccettatura dell'ambiente calcistico e delle dinamiche di spogliatoio, esperto di ogni modulo tattico in circolazione. Al suo fianco scendiamo in guerra per vincerla, nel frattempo tante complicate battaglie dalle quali ottenere il massimo possibile per tirarci fuori dalla zona calda il prima possibile, con la speranza che la finestra invernale possa portarci qualcosa di utile in chiave mercato.

Ranieri ha parlato chiaro, non ha usato giri di parole per entrare nella testa di ogni componente della rosa. Tutti uniti e compatti si può raggiungere l'obiettivo, chi ci crede, lotta e mette il bene della Sampdoria davanti a tutto troverà spazio, tutti gli altri staranno a guardare. Per farsi voler bene dalla piazza è semplicemente se stesso, non è chiamato a doversi ruffianare nessuno. Semplicità, umanità, sentimento, emozioni, lavoro, sacrificio, passione, professionalità. Ovunque sia andato è entrato nel cuore delle tifoserie in modo naturale, spontaneo, automatico, fisiologico. Un uomo di altri tempi, la carta d'identità direbbe che non sia più un ragazzino da un tempo, ma quando lo si vede con gli occhi lucidi emozionarsi ancora in campo, ci rendiamo conto di avere ritrovato un uomo più unico che raro. Qui nel cuore nell'anima si è sempre ragazzini, giovanotti maturati presto, adulti con la genuinità e la purezza giovanile.

Serviva muovere subito la classifica, portare a casa un risultato positivo in grado di alimentare l'ottimismo e la ventata di aria fresca, e così è stato. La Roma, pur con diverse assenze e una serie di infortuni no stop ad inizio gara, è pur sempre una compagine di assoluto livello, in campo contro un avversario fino a quel momento in crisi di gioco, morale e risultati. La prima Sampdoria targata Ranieri ha tenuto bene il campo, mantenendo i reparti vicini tra loro, un 4-4-2 bloccato che ha aiutato il reparto arretrato a soffrire molto meno del solito, pochissime occasioni da rete concesse e porta di Audero rimasta finalmente inviolata. Murru, Murillo, Colley, Bereszynski sono tornati ad offrire prestazioni più vicine al loro reale valore, mettendo da parte le frequenti amnesie di inizio stagione. Il gambiano ha giocato spesso e volentieri in anticipo, l'ex interista ha guidato la linea con tempismo e personalità, gli esterni bassi sono rimasti concentrati per l'intero arco della sfida e non sono mancati in fase di spinta, in particolare il sardo.

A centrocampo Vieira ha fatto molta legna, Rigoni non ha inciso sulla destra mentre sul lato opposto Jankto ha garantito maggiore dinamismo e partecipazione alla manovra venendo a mancare in occasione dell'ultimo passaggio. La nota più lieta in mediana è rappresentata dall'esordio a sorpresa dal 1' di Andrea Bertolacci, un'autentica bussola, bravo a dettare i tempi della manovra, prontissimo a mordere le caviglie degli avversari, 70' di grande intensità senz'altro non tipici di chi è sceso in campo soltanto in quattro occasioni la scorsa stagione. Orgoglio, grinta, desiderio di rivalsa, personalità. Una prova convincente per qualità e quantità, non si rinnega il passato e si dà il massimo per la maglia che si indossa, esempio di sincerità e professionalità. Strameritati gli applausi all'uscita con i crampi.

Già da Bologna si cercano conferme importanti a livello di singoli e collettivo. Portare a casa punti dal Dall'Ara sarà assai arduo, contro un avversario trasportato dal condottiero Sinisa Mihajlovic, questa Sampdoria quadrata e vogliosa può farcela, rimettendo in campo voglia, spirito di gruppo e abnegazione. La squadra è girata da centrocampo in giu, preoccupa ancora un po' il reparto offensivo, segniamo con il contagocce, creiamo troppo poco. Emiliano Rigoni è stato prelevato sul mercato con l'obiettivo di saltare l'uomo, creare superiorità numerica, crossare dal fondo, assist e goal fondamentali nell'economia in zona realizzativa. Finora l'ex Zenit non è riuscito a dare continuità di rendimento, restando troppo spesso abbonato al “vorrei ma non posso”. Ha tutti i mezzi per lasciare il segno, non bisogna però più giocare di fioretto. Sull'altra corsia Jakub Jankto si è dannato l'anima, tanto volenteroso quanto confusionario, in alcune circostanze si era creato lo spazio e le premesse per incidere, l'imprecisione e la frenesia sul più bello hanno fatto saltare il castello.

Quagliarella ha lottato come un leone, nemmeno una fasciatura in testa gli ha fatto perdere il bandolo della matassa, pochissimi palloni giocabili, trasportato da voglia di riscatto e leadership. Non sta vivendo un periodo facile, ad un grande bomber basta poco per sbloccarsi, un episodio a proprio favore e può ritornare determinante. Al suo fianco resta un punto interrogativo. Gabbiadini, sia a Verona con Di Francesco che alla prima di Ranieri, ha deluso, non lasciando tracce e facendoci vivere con l'illusione che l'attaccante decisivo e grintoso ammirato con il Torino non fosse un'eccezione. Se poi pensiamo che in entrambe le sfide, con due diversi allenatori, Caprari si è seduto in panchina, ci rendiamo conto come la strada della coerenza venga seguita alla lettera.

Si fa presto a capire come mai al Bentegodi avessimo iniziato la gara con Rigoni, Gabbiadini, Caprari e Ramirez in panchina, mentre Bonazzoli faceva coppia con il Capitano. Di Francesco probabilmente non riusciva più a farsi seguire ma aveva azzeccato la scelta di dare spazio a chi andava tarantolato in campo, giocando ogni palla come se fosse l'ultima, svariando sull'intero fronte d'attacco e dando varie opzioni ai compagni. La punta rientrata dal prestito al Padova, assieme a Depaoli, ha fatto cambiare binario al match, la Roma è andata in difficoltà dinanzi al loro dinamismo. Bonazzoli si sta guadagnando, minuto dopo minuto, la maglia da titolare, sudando e credendoci. Alcuni suoi compagni lo prendano da esempio, i musi lunghi, i tocchi leziosi e la grinta lasciata a casa non cambiano in meglio le carriere. 

Bologna fuori, Lecce in casa, Spal fuori, sono queste le gare dalle quali dobbiamo prendere quei punti pesanti come macigni per rivedere la luce. Forza Doria, noi ci crediamo.


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