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Acerbi e la Lazio, storia di chi è spesso sottovalutato

Acerbi e la Lazio, storia di chi è spesso sottovalutatoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
mercoledì 11 settembre 2019 09:00Serie A
di Riccardo Caponetti
fonte Dall'inviato a Roma

In tanti avranno sgranato gli occhi domenica sera, vedendo giocare quel numero 3 con la maglia azzurra nel match contro la Finlandia. Sempre sicuro e ben posizionato, Acerbi non ha fatto rimpiangere Chiellini e né tantomeno Romagnoli. “È un esempio - ha raccontato ieri al CorSport il disse Tare - e un leone, non molla mai. Non avevo mai visto uno così”. Un po’ contratto all’inizio - normale per uno all’esordio in una gara ufficiale con la Nazionale - si è sciolto subito, al primo intervento. Poi in tranquillità fino al fischio finale. È stato promosso a pieni voti il difensore, chiamato in extremis da Mancini proprio per il forfait del centrale della Juventus. Nessuno gli dava il giusto credito, invece ha smentito tutti, proprio come ha fatto nella Lazio. Scelto da Inzaghi per sostituire De Vrij, ha trasformato lo scetticismo iniziale in applausi convinti. Ma perché viene sottovalutato così tanto? Capire il motivo è difficile, forse perché non ce n'è uno preciso. Sarà che la sua carriera è stata ricca di alti e bassi o solamente perché ha 31 anni quando oggi ‘vanno di moda’ gli Under 20. Oppure perché è poco appariscente e alla moda, così di conseguenza non viene sponsorizzato tanto mediaticamente: non che ad ‘Ace’ alla fine importi più di tanto.

Adesso tutti si sono accorti di lui. Ha attirato le luci della ribalta, calamitandosele proprio come ha fatto la Lazio di Inzaghi. Perché anche la creatura plasmata dal tecnico piacentino è sempre partita dietro nelle famose griglie di inizio campionato, salvo poi lottare fino alla fine per obiettivi di vertice. “Si parla sempre poco di noi, ma sono sicuro che arriveremo a giocarci i posti che contano. Partiamo un po' dietro per tutti, ma nella testa mia so che possiamo fare molto bene”, aveva sottoscritto l'allenatore biancoceleste prima del 3-0 alla Sampdoria e dell’1-1 contro la Roma. È lo stesso copione che si ripete da tre anni ormai, nonostante i risultati raggiunti parlino chiaro: 5° posto e finale di Coppa Italia nel 2016-17, Supercoppa italiana, 4° posto a pari punti con l’Inter (diventato poi 5° per differenza reti) e semifinale di Coppa Italia nel 2017-18 mentre l’anno scorso la squadra ha vinto il trofeo nazionale posizionandosi all’8a piazza in campionato. Alla luce di ciò, oltre che alla qualità del calcio espresso, diventa complicato capirne le ragioni. Ad alcuni non piace partire a fari spenti, ad altri invece sì. “Avrei preferito vincere con un solo gol di scarto, così avremmo meno occhi addosso”, era stato il pensiero di Immobile dopo la vittoria di Marassi all’esordio stagionale. Ora è impossibile nascondersi. Le aspettative si sono alzate di pari passo con le pressioni, sempre molto alte nella Capitale. Le luci ormai si sono accese: per la Lazio e per Acerbi. La visuale luminosa e le prospettive sono talmente belle che adesso a nessuno va più di spegnerle.

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