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Addio Maradona, Ametrano: "Quando Diego regalò le scarpette a due ragazzini emozionati"

Addio Maradona, Ametrano: "Quando Diego regalò le scarpette a due ragazzini emozionati"TUTTOmercatoWEB.com
Raffaele Ametrano
© foto di Prospero Scolpini/TuttoLegaPro.com
venerdì 27 novembre 2020 13:32Serie A
di Luca Esposito

“Ho fatto il settore giovanile a Napoli e ho avuto la fortuna di vedere tante partite da bordo campo di Diego Maradona. Custodisco con gelosia e affetto le sue scarpette: giocavo nella Berretti e affrontammo gli azzurri, a fine allenamento sia io, sia Cannavaro ci siamo avvicinati con timidezza a lui chiedendogli le scarpe, era anche una scusa per fargli i complimenti e per avere qualcosa di suo. Ci rispose con grande cortesia, non avremmo mai pensato ad una disponibilità del genere nei confronti di due ragazzini che a stento aveva visto durante una partitella. Oggi come oggi i calciatori si sentono inavvicinabili, lui era fuori dal normale e merita tanto rispetto. Era giovane, ma si è sempre assunto enormi responsabilità caricandosi la squadra e una città sulle spalle. Sappiamo tutti che, oltre ad essere un campione in campo, era un ragazzo estremamente generoso. La sua figura ha sempre suscitato curiosità, ma posso assicurarvi che tutti hanno parlato benissimo di lui. Non mi è mai piaciuto chi vuole giudicare senza conoscere, chi sbaglia paga sulla propria pelle e nessuno di noi ha il diritto di andare oltre”. Si esprime così, ai microfoni di TuttoSalernitana, l'ex centrocampista granata Raffaele Ametrano affrontando l'argomento principale di questi ultimi giorni, ovvero la scomparsa di Diego Armando Maradona per un arresto cardiorespiratorio che non gli ha lasciato scampo.

Ametrano prosegue: “In questo momento sicuramente c’è un sentimento di grande tristezza, tutti i tifosi che amavano il calcio si sentono un pochino più soli. Qualsiasi appassionato di sport era attratto dal giocatore Maradona, naturalmente per i napoletani ha rappresentato un riscatto sociale e la gioia dopo anni difficili per la Campania, ancora turbata da un terremoto. I suoi gol e le sue giocate hanno dato speranza ai giovani e un sorriso a milioni di tifosi, era emblema di speranza e ripartenza”. Inevitabile un ricordo della sua esperienza con la Salernitana: “Sono molto legato e affezionato alla piazza di Salerno, ho vissuto una stagione emozionante, intensa, ma che purtroppo è finita male. Non eravamo noi la squadra che doveva retrocedere quell’anno, non posso che augurare il meglio ai granata. Quello di B è un campionato difficile e durissimo, il primato mi rende contento e spero che possano quanto prima riprendersi quella A che ci tolsero nel 1999. Oltre all’aspetto tecnico, purtroppo, contano tanti fattori. Questa pandemia non ti consente di preparare la partita con serenità, un Arechi vuoto incide perché manca una spinta importante. Ma seguo sempre con affetto le sorti del cavalluccio marino”.

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