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Alla Juve c'è posto per Dybala? La posizione della Joya, una questione irrisolta

Alla Juve c'è posto per Dybala? La posizione della Joya, una questione irrisoltaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Image Sport
lunedì 19 ottobre 2020 14:30Serie A
di Ivan Cardia

Non ne facciamo una questione di status. Né di centralità nel progetto della Juventus, che pure è un problema da porsi. A questo punto, bisogna partire dalle basi. Dalla posizione in campo: quella di Paulo Dybala, in queste primissime battute di Pirlolandia, o in qualsiasi modo vogliate chiamare quell'enorme punto interrogativo che è la Juventus di Andrea Pirlo, è piuttosto decentrata. Decisamente defilata. In panchina, se vogliamo essere schietti.

Un giocatore unico. Collocare la Joya, in effetti, non è semplice. Sfiora i 180 centimetri e gli piace fare gol, ma non ha il fisico da prima punta e neppure la potenza muscolare di uno come Aguero, che lo guarda dal basso ma in carriera ha saputo far leva sui quadricipiti per piazzarsi al centro dell'attacco. Per di più, Dybala ha quel sinistro così dolce da far pensare che sia nato per ispirare gioco, e questo ha spesso fatto immaginare una sua collocazione da trequartista o da esterno d'attacco. Ruoli che, per la cronaca, ha sempre ricoperto malvolentieri. O meglio, con risultati decisamente scarsi rispetto a quello che potrebbe dare.

Allegri ci era riuscito. I primi tre anni in bianconero, in realtà, Dybala li ha vissuti in maniera più che convincente. Il tecnico livornese, col quale poi qualcosa si è rotto, aveva risolto nel modo più semplice la questione: Paulo è un attaccante e gioca davanti. Prima punta atipica al fianco di un altro centravanti non proprio tradizionale come Morata, o seconda punta spalla di un 9 vero ma molto manovriero come Higuain. Pochi ghirigori tattici, tanta concretezza: l'argentino di Laguna Larga sta lì, segna e fa segnare. 68 in 140 apparizioni, per la cronaca. E la questione della posizione non sembrava tanto irrisolta.

Poi è arrivato CR7. E il tuttocampista. L'innesto di Cristiano Ronaldo, altro giocatore anarchico e per forza di cose centralizzatore, ha tolto luce a Dybala. Nella prima stagione, il portoghese aveva inoltre la spalla perfetta, un certo Mario Mandzukic. E così l'argentino s'è dovuto reinventare: lo stesso Allegri parlava di tuttocampista. Cioè tutto e niente: Paulo ha dovuto arretrare il raggio d'azione, smistare gioco e anche fare qualche straordinario. Gli è riuscito bene, spesso e volentieri. Ma la percentuale realizzativa è crollata: 10 gol in 42 partite.

Con Sarri risale. Ma non senza difficoltà. Salutato il vecchio mentore, con l'ex Napoli la Vecchia Signora si sarebbe dovuta riscoprire superoffensiva. A posteriori, è andata così ma è anche abbastanza chiaro che qualcosa non abbia funzionato. Per Dybala, almeno a livello di numeri, i passi avanti ci sono stati: 17 reti in 46 apparizioni, vicino ai suoi standard allegriani. Ciò non toglie, però, che delle difficoltà ci siano state. Sarri ha provato il suo 10 da esterno d'attacco in un complicato tridente con Higuain e Ronaldo, lo ha tentato trequartista e quindi di nuovo a tutto campo. Le cose migliori, però, gliele ha viste fare quando ha scelto la soluzione più semplice: Dybala e CR7 liberi di fare ciò che volevano, anche a costo di ignorarsi a vicenda. E quindi punta: né ala, né fantasista.

E con Pirlo? Del tecnico bresciano, e delle sue idee sulla posizione di Paulo, conosciamo ancora pochissimo. Abbastanza per andare di traverso all'argentino, va detto, ma non è ancora da escludere che un qualche posto il classe '93 lo andrà ad occupare. La domanda è semplice: quale? Fin qui, il Maestro ha messo in campo formazioni ibride, ma quando ha avuto CR7 gli ha schierato di fianco un attaccante di supporto, come Kulusevski o Morata, entrambi più propensi di Dybala a correre per i compagni e con caratteristiche (l'allungo su tutte) molto diverse dall'argentino. Sulla carta, il modulo a due punte visto contro la Roma, più di quello col finto trequartista di Crotone, potrebbe andare a genio a uno come Dybala: lui con CR7 lì davanti. Ma la sensazione è che la presenza di Morata (i due peraltro hanno composto una coppia molto efficace nell'unica stagione fin qui disputata insieme) possa togliergli ossigeno. E che difficilmente la Joya si potrà giocare il posto con quel piccolo esercito di giocatori più polivalenti e più gregari di lui, dallo stesso Kulu a Bernardeschi, Chiesa o Cuadrado. Detto che veramente i progetti di Pirlo restano un mistero, forse la posizione è una questione che si può risolvere. Ma a quel punto diventa un discorso di gerarchie. Ancora più scivoloso.

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