Champions, il miracolo viene dalla Bielorussia
Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica sono nati nuovi stati e conseguentemente nuove federazioni calcistiche. E se il prestigio della Russia era rimasto immutato paesi come la Bielorussia erano, calcisticamente parlando, considerati il terzo mondo. Squadre poco competitive, nessun soldo, stadi fatiscenti e soprattutto la garanzia di chi le affrontava nelle coppe europee di passare il turno. Fino a qualche anno è stato così: la Lazio nel 1994 spazzò via la Dinamo Minsk con un 4-1; il Milan il Bate Borisov nel 2001. Proprio il Bate negli anni è cresciuto, diventando negli anni la squadra più forte di Bielorussia.
Che questa squadra non fosse più propriamente il materasso del girone di Champions lo si era capito nel 2008 quando, inserita in un girone impossibile con Real Madrid, Juventus e Zenit ha fermato due volte sul pari i bianconeri (e all'andata in Bielorussia ha rischiato di vincere) e pareggiato con lo Zenit. Lo scorso anno capita nel girone Barcellona, Milan e Viktoria Plzen e i rossoneri nel freddo bielorusso sono fermati sull'1-1.
Tutto questo però non è bastato per andare avanti e pure il sorteggio della Champions League in questa stagione non è stato affatto clemente: Bayern, Valencia e Lille. Destinata alla sconfitta all'esordio in Francia il Bate ha strapazzato il Lille 3-1 prima e poi nientemeno che il Bayern a Minsk con un altro 3-1, volando in fuga in un girone dove era indicata da tutti come il vaso di coccio.
Ma che squadra è il Bate? La globalizzazione non sembra aver messo piede da quelle parti con la squadra che ha solamente 4 stranieri: i brasiliani Maycon e Bressan, il serbo Simic e l'armeno Badoyan. Ossatura composta da giocatori bielorussi, molti dei quali nazionali. Una la stella internazionale: Aleksandr Hleb, ex Stoccarda, Arsenal e Barcellona; un giocatore che tre anni fa avrebbe potuto indossare la maglia dell'Inter nell'operazione Ibrahimovic. E chi sa, se accettando, sarebbe cambiata la sua storia e quella dei nerazzurri, che col suo rifiuto ripiegarono su Sneijder e vinsero tutto. Il "secondo tempo" della sua carriera riparte da Borisov, a 31 anni, nella squadra che lo lanciò giovanissimo. Lui sta prendendo per mano la squadra, verso un traguardo che sembra impossibile e sulla carta è ancora difficile. Il precedente dell'Apoel Nicosia, arrivato ai quarti dello scorso anno, però, permette di sognare ad occhi aperti.

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