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Serie A

Claudio Nassi: Radice e il calcio che fu

18.12.2018 07:57 di Redazione TMW  Twitter:    articolo letto 1260 volte
Fonte: Claudio Nassi.com

Giovedì leggo con piacere il pezzo dell'amico Beccantini su Radice, uno che faceva parte della ristretta schiera di tecnici che ha lasciato il segno. Quelli che hanno avuto la fortuna di soffermarsi sul brillante articolo si sono fatti un'idea di che cosa offriva il calcio del passato. Scrive Roberto: "Radice ebbe la visione e la fretta di rompere con il catechismo vigente, sposando le idee di Michels e Cruyff, che avevano ribaltato il calcio. Non più uno per tutti o tutti per uno, ma tutti per tutti". Da noi la novità era offerta dal "gioco corto" di Viciani con la Ternana e il Palermo. Senza dimenticare la Juventus di Heriberto Herrera. Certamente avevano anticipato il tiki-taka. A Napoli Vinicio aveva sdoganato una simil zona. A Perugia Castagner forgiava una squadra che, senza prime donne, sarebbe arrivata seconda, imbattuta, dopo il Milan. C'erano anche la Lazio di Maestrelli e Chinaglia, il Lanerossi di G.B. Fabbri e Paolo Rossi e il Varese di Fascetti e Arcelli. Eppoi il Cagliari di Scopigno e Gigi Riva, o il Bologna di Bernardini e ancora la Fiorentina del Dottore e quella di Pesaola. Senza scomodare l'Inter di H.H..

E' per tutto questo che sono legato al calcio del passato, per altri interpreti in campo e in panchina. Ci divertivamo tutti di più, anche se mancavano le interviste che oggi fanno scompisciare dal ridere. Ma non mi fermo, come fa Roberto, alla Serie A. Vado a spolverare nel cassetto dei ricordi e trovo il Piombino di Fioravante Baldi che, negli anni cinquanta, sfiora la Serie A, il Prato di Valcareggi e Bozzato che vince la C, come la Sambenedettese di Chimenti, Simonato e Basilico, il Bari di Mujesan o il Cesena di Corradi. Ed era un piacere vedere in Serie D la Lucchese di Leo Zavatti, Mannucci e Mantovani. Come avete capito si applaudiva anche il calcio delle serie inferiori.

Dopo aver chiesto scusa alle squadre dimenticate, fanno sorridere quelli che rifiutano paragoni, perché, dicono, ognuno è figlio del proprio tempo. Sarà anche vero, ma come si fa a pensare che Valentino Mazzola, Di Stefano, Puskas, Gento, Pedernera, Labruna, Loustau, Sivori, Boniperti, Beckenbauer, Bobby Charlton, Schiaffino, Pelé, Garrincha, Julinho, Maradona, Platini, Van Basten e compagnia non potrebbero esprimersi sugli stessi livelli, in tempi dove i big non entrano nelle dita di due mani? Continuiamo a rimanere innamorati del 4-3-3, del 5-3-2 o 3-5-2 e così via, pensando che i numeri siano la panacea a tanta modestia. Purtroppo la realtà è diversa e non rimane che attaccarci a quando, nel '700, Giambattista Vico parlava di corsi e ricorsi storici. E dal momento che rientro tra quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno, non rimane che aspettare fiduciosi.


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