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Serie A

Dalbert, il razzismo e quando l'imbecille diventa un fischio assordante

23.09.2019 11:15 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 17017 volte
© foto di Giacomo Morini

Quel che la coscienza non può digerire è la mancanza di comprensione. D'accettazione, l'appiglio e la scusa. E' Gian Piero Gasperini che dice "ma succede anche a Firenze". E' il giustificare uno e centomila come se fosse nessuno, è l'udito che non arriva dove neppure l'intelletto. E' Vincenzo Montella che li derubrica con ironia, ammettendo di non aver sentito gli insulti razzisti a Dalbert Henrique, colpevole per uno, dieci, cento o mille imbecilli d'esser nero ma spiegando poi che "mi ricordano di essere napoletano e li ringrazio". E' leggere oggi fondi che parlano di 'buu come sfottò', mica di razzismo. Mica di idiozia, mica di barbarie e di medioevo del pensiero. Quel che la coscienza non può accettare è tollerare ancora l'intolleranza. Per questo il diluvio s'è abbattuto sulla civiltà moderna, per questo ancor peggio del cervello che si spegne, del buio dell'insulto, c'è il fischio al richiamo. C'è il campo neutro, non certo neutrale, che fischia e contesta il comunicato dello speaker che ricorda che in caso di ulteriori cori, insulti, beceri, razzisti, offensivi, disumani, la gara tra Atalanta e Fiorentina sarebbe stata interrotta. Ecco, è lì il vullus della questione, che poi mica è solo della partita di calcio ma di quella della vita. E' il fischio all'autorità e l'insulto al diverso. Il rifiuto della regola e la colpa all'altro. E' Dalbert, o Lukaku, o Zapata, o il nero, il terrone, l'orfano, lo sfortunato, l'incolpevole, a dover essere protetto. L'altro, l'imbecille, il razzista, a dover essere fischiato. La Juventus, con coraggio, ha stravolto la logica dello Stadio, provando a trasformarlo per la prima volta in un luogo per tutti, aperto, sicuro, sereno. Non sarà facile, ma è un tentativo, necessario, urgente. E non si tratta di Bergamo, di Napoli, di Roma, di Torino, perché l'ignavo che fa il gesto dell'aeroplano di Superga era ieri a Genova, chi ricorda i caduti dell'Heysel è a Firenze, chi inneggia alle tragedie o istiga l'odio è ovunque. E proteggerlo, fischiando provvedimenti necessari e urgenti, è paradossalmente anche più grave. Anche più assordante, finanche fosse stato solo un ebbro ignorante, a sussurrare mezzo insulto a Dalbert Henrique, colpevole d'essere nero.


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