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Calaiò: "Sono a Coverciano e sogno di tornare nelle mie squadre da dirigente"

ESCLUSIVA TMW - Calaiò: "Sono a Coverciano e sogno di tornare nelle mie squadre da dirigente"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Nicola Ianuale/TUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 12 febbraio 2020 15:00Serie A
di Raimondo De Magistris

"Non so ancora se in futuro vorrò fare il direttore sportivo, però questo è un corso educativo che ti permette di formarti in tanti rami, come direttore sportivo ma anche dal punto di vista amministrativo, come club manager e come direttore sportivo del settore giovanile, cioè quello che sto facendo adesso". Emanuele Calaiò in questi giorni è a Coverciano. Sta frequentando il corso per diventare Direttore Sportivo, nove ore al giorno di lezione. Al termine di quella del martedì, ci ha rilasciato una intervista per parlare dei suoi progetti futuri e dei suoi ricordi passati. Specificandoci di voler parlare solo di calcio, il filo conduttore di questo botta e risposta.

Un giocatore appende le scarpe al chiodo e...
"Ed è importante fare subito qualcosa dopo la fine della tua carriera. Quando finisci e stai a casa dopo una vita in cui sei stato abituato ad andare al campo di allenamento ogni giorno non è semplice ritrovarti a casa sul divano. E' deleterio. Io conosco il calcio, ho iniziato col calcio e voglio finire allo stesso modo".

Un percorso da dirigente già partito ala Salernitana.
"Io ho smesso di giocare cinque mesi fa e appena concluso il percorso il direttore Fabiani - che ringrazio al pari di Lotito e Mezzaroma - mi ha dato un ruolo importante che è quello di responsabile del Settore Giovanile. Io insieme ad Alberto Bianchi gestiamo tutto il Settore Giovanile, dalla Primavera ai ragazzini. E' questo è un ruolo di responsabilità importante. Lavoriamo coi ragazzi, per farli crescere e con l'obiettivo di lavorare poi in futuro con i grandi".

Salernitana quinta in classifica, a un punto dal secondo posto.
"Non mi sorprende più di tanto. La piazza merita, è importante e con una tifoseria molto calorosa. La società ha investito tanto e ha preso un tecnico come Ventura che è allenatore di spessore, voglioso di rilanciarsi dopo le ultime avventure negative. Ci sono le possibilità per fare bene, non so come finirà il campionato ma l'obiettivo era sicuramente quello di provare a entrare al play-off. In questo momento la squadra sta facendo bene".

Dovesse riuscire nell'impresa promozione, poi qualche cambiamento in società sarà inevitabile.
"Io adesso non mi aspetto nulla e non posso dire altro. Penso a fare il mio lavoro e il mio lavoro è il Settore Giovanile, poi quello che accadrà lo deciderà Fabiani con Lotito e Mezzaroma. E' chiaro che, dovessimo raggiungere la Serie A, tutti ne beneficerebbero. Anche il settore Giovanile".

La Salernitana arriva nel momento più difficile della tua carriera.
"Arrivo alla Salernitana dopo uno stop di cinque mesi, ma al Parma mi ero sempre allenato. E' chiaro che mi mancava il ritmo partita, ma la mia idea era quella di finire la carriera vicino casa perché ho girato per 20 anni".

Adesso vivi a Napoli, giusto?
"Esatto. Ed era arrivato il momento di avere un po' di stabilità. Volevo chiudere vicino casa, in una grande piazza a raggiungere i 200 gol in carriera. Solo quest'ultimo obiettivo non sono riuscito a centrarlo, ma ci sono andato molto vicino: 197 gol".

Stagione nuova, subito una nuova vita.
"Perché il direttore ha visto in me caratteristiche precise per fare il dirigente in società e per me questo è un inizio. Ho sempre lavorato sul campo, ora sono dietro una scrivania ed è totalmente diverso. Sono tornato a scuola".

Conosci bene D'Aversa, forse uno degli allenatori più sottovalutati della Serie A.
"Lo conosco molto bene, mi ha allenato a Parma ma abbiamo anche giocato insieme a Terni. E' un allenatore molto preparato, ha idee importanti e la sua qualità migliore, tatticamente parlando, è dare una fase difensiva importante, solida, alle sue squadre. Forse non viene esaltato dai media e dal mondo del calcio proprio perché etichettato come difensivista. Però col passare degli anni ha dimostrato che saper difendere bene è anche la base per attaccare bene, perché se ti difendi con ordine e poi riparti con le tue due-tre frecce e fai male vuol dire che sai come fare la differenza. Ha vinto due campionati, s'è salvato l'anno scorso e sta facendo cose straordinarie quest'anno: è un tecnico di tutto rispetto".

Il Napoli doveva essere la Lazio in questa corsa Scudetto, invece è nella parte destra della classifica.
"Il Napoli ha fatto un percorso di crescita importante, fin da quando eravamo in Lega Pro. E' migliorato anno dopo anno e questo mi sembra l'unico anno di crisi. Ancelotti per me è un grande allenatore, un grande gestore, e aveva una signora squadra. Ma quest'anno ci sono stati problemi nello spogliatoio, tra tutte le componenti. A questo, bisogna aggiungere che 5-6 giocatori non hanno più stimoli nel portare avanti questo percorso a Napoli. E' arrivato il momento che quei giocatori che sono lì da 4-5 anni hanno perso stimoli. Forse l'errore di De Laurentiis è stato quello di non accorgersene in tempo".

Doveva cederli prima.
"Si parlava di offerte da 90 milioni di euro per Koulibaly, di 60-70 per Allan. In quella occasione si poteva migliorare qualcosa, vendendo un pezzo pregiato ma al contempo acquistandone due o tre per rifondare. La rifondazione è già partita con gli acquisti di gennaio, adesso si pensi a salvare il salvabile e poi in estate si riparte".

Ma quando ne parli con gli ex giocatori del 'tuo' Napoli avete l'impressione che questa squadra non dà sempre il 100%?
"Sono due percorsi completamente diversi. Noi quando stavamo in Serie C o in Serie B lottavamo per la maglia, la sudavamo. E ci guadagnavamo lo stipendio: gli stipendi di allora non erano come quelli attuali, volevamo vincere e assicurarci un guadagno maggiore nei successivi contratti. Quando le cose non funzionavano nello spogliatoio c'erano quei tre-quattro leader di personalità che, anche nei momenti complicati, tenevano il gruppo compatto. Magari a volte è capitato di prendersi a cazzotti, ma tutto restava tra di noi. E poi quando andavamo in campo eravamo tutti uniti, c'era attaccamento alla maglia e alla fine il tifoso napoletano vuole quello".

E li a Napoli nasce l'arciere...
"All'epoca c'era Totti che faceva il gesto del ciuccio e Toni quello dell'orecchio. E alla fine si tendeva a imitarli. Io volevo una esultanza tutta mia, anche per far sì che qualcuno avesse poi potuto imitare me. Così parlando con i miei amici quando ero a Napoli venne fuori questa idea, scoccare la freccia nel cuore dei tifosi dopo un gol e condividere questa gioia con la gente è una cosa che non faceva nessuno. O meglio, nessuno in questo modo. Così è nata questa esultanza e, dopo qualche gol, tutti sui giornali e Di Marzio che faceva all'epoca le telecronache del Napoli per Sky cominciarono a utilizzare il soprannome 'Arciere'. Da quel momento in poi, mi hanno sempre chiamato così".

Ti sei mai pentito per un trasferimento saltato?
"Faccio fatica, i sé e i ma li porta via il vento. Ho sempre fatto le scelte di testa mia. Quando decisi di andare a Napoli in Serie C ero a Pescara e stavo facendo bene in Serie B. In quella occasione litigai col mio procuratore, perché c'erano offerte dalla Serie A. Ma io in quel momento volevo crescere sia dal punto di vista professionale e umano e Napoli, in questo senso, era la piazza perfetta. Se hai giocato a Napoli poi puoi giocare ovunque".

A Siena hai addirittura accarezzato l'idea Nazionale.
"Arrivai a febbraio in doppia cifra, poi la partita maledetta a Cesena dove mi ruppi il perone. Sugli spalti c'era Francesco Rocca, all'epoca osservatore per Cesare Prandelli. Però è andata così, è stata una carriera piena di soddisfazioni".

Quindi nessun rimpianto.
"Magari mi sarebbe piaciuto fare una esperienza all'estero, ma la chiamata arrivò da Dubai e dalla Russia a 27 anni, quando ero nel pieno della maturità e non volevo fare una scelta solo legata ai soldi. Volevo fare una esperienza all'estero verso fine carriera, ma non c'è stata l'opportunità".

Da Direttore Sportivo, dove sogna di essere Calaiò tra dieci anni?
"Vorrei innanzitutto mettere a disposizione degli altri passione e competenza anche da dirigente. Vorrei diventare dirigente ad alti livelli in Società dove sono stato bene, club come Parma, Catania, Siena, Napoli o Genoa. Mi auguro di arrivare a fare il dirigente in una di queste società che sono molto importanti".

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