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esclusiva

Carli racconta il nuovo Parma: "Voglio costruire un progetto che guardi al futuro"

ESCLUSIVA TMW - Carli racconta il nuovo Parma: "Voglio costruire un progetto che guardi al futuro"
mercoledì 16 settembre 2020 16:00Serie A
di Raimondo De Magistris

Marcello Carli è il direttore sportivo del Parma da meno di un mese. Si è insediato in un modo che svela molto della sua personalità e del suo carattere: confermando tutti, con l'obiettivo di valorizzare le risorse già a disposizione per il Parma che verrà. E' arrivato con un compito difficile: dare nuova vita a una piazza che nell'ultima stagione ha addirittura annusato aria d'Europa, ma che ora deve tornare coi piedi ben piantati a terra. Lo chiede il bilancio, lo pretende un futuro tutto in divenire.
Il nuovo progetto ripartirà da Fabio Liverani, la prima scelta di Carli come direttore sportivo. E dalle risorse, preziose, già presenti all'interno del club "Portare tre, quattro o cinque persone vuol dire avere poco rispetto delle persone che ci sono", ha detto in una intervista che - oltre a una panoramica a 360° sul mercato (non semplice) che attende il Parma - svela molto del suo modo di pensare e agire. Ci tiene a menzionare tutti: i dirigenti, l'area scout, l'area comunicazione, i magazzinieri, l'area medica e quella marketing. "Ma perché avrei dovuto cambiare qualcuno? Prima uno deve capire, vedere, senza pregiudizi".
Carli è cresciuto nella scuola di Pino Vitale, dirigente che ancora oggi lo definisce il suo allievo prediletto. Ha appreso da lui i segreti di questo mestiere e, soprattutto, ha appreso da lui che un bravo direttore sportivo non guarda solo alla classifica dopo 38 giornate. Ma sa seminare, sa far crescere chi è al suo fianco. Sa dividere meriti e responsabilità: "La mia grande soddisfazione è sempre stata quella che quando sono andato via da un posto non è arrivato nessun altro, ma hanno sempre fatto crescere quelli che avevano lavorato con me. Io credo che il lavoro di un direttore sportivo vada valutato soprattutto per quello che ha fatto e per quello che lascia. I risultati sportivi rientrano in questo discorso, ma non è solo una questione di risultati sportivi. Il discorso è più ampio e riguarda, ad esempio, anche il patrimonio che ha ereditato e poi lascia, riguarda anche le figure umane e professionali che è riuscito a far crescere in questo percorso. A Empoli come ds c'è Pietro Accardi, un ragazzo che ha iniziato con me. A Cagliari ci sono Cossu, Carta e Colombo, tutti ragazzi che collaboravano con me".
E a Parma Carli sta agendo esattamente allo stesso modo: ha capito che Alessandro Lucarelli rappresenta il presente e il futuro del club e l'ha subito promosso come suo vice. Chi li ha visti lavorare insieme in questo mese, è rimasto sorpreso: "Sembra che lavorino insieme da una vita", è il pensiero comune. E' semplicemente il metodo Carli.

Che piazza ha trovato, più simile a Empoli o a Cagliari?
"Ogni piazza ha le sue caratteristiche. Ho trovato quello che speravo di trovare e quello per cui sono venuto, un ambiente di livello e una organizzazione alta: dal centro sportivo a tutti i ragazzi che lavorano qui nel Parma. La proprietà è formata da persone che umanamente mi sono piaciute tutte e in modo forte, ho trovato una bella dimensione a livello familiare ma con una organizzazione alta. Sì, Empoli gli può somigliare ma anche Cagliari è una piazza che sta crescendo molto e con una grande identità. Sono tre piazze abbastanza simili, si somigliano abbastanza".

Salvezza, diminuzione del monte-ingaggi e ringiovanimento della rosa i tre punti cardine di questa nuova stagione: è corretto?
"Un calcio non sostenibile non ha futuro, il calcio è un'azienda e come tutte le aziende in questo momento deve guardare ai conti, avere una organizzazione ed essere sostenibile. Non si può pensare di fare calcio tutti gli anni chiedendo alla proprietà di investire svariati milioni di euro, alla fine questo non è un calcio che regge. Questo poi è un anno particolare, noi ci muoviamo con cautela e non prendiamo un ragazzo se non siamo convinti. Vogliamo abbassare l'età e inserire ragazzi che possano poi diventare un patrimonio per la società. Questo è il calcio che vogliamo fare, cercheremo di farlo e in questo piano di riorganizzazione la salvezza è centrale. Siamo abbastanza sicuri di quello che andiamo a fare e convinti che ce la possiamo fare, non sarà semplice perché questo è un mercato particolare. Non abbiamo ancora fatto movimenti in entrata perché vorremmo prendere ragazzi di prospettiva, vogliamo costruire un Parma giovane con ragazzi forti e di prospettiva".

Il Parma in quali reparti deve rinforzarsi?
"Soprattutto quando devi recuperare delle risorse, devi vendere quelli che ti chiedono, non puoi vendere quelli che non ti chiedono. Io credo che il Parma abbia dei giocatori forti che possono avere mercato e se le offerte saranno pari al valore che noi diamo ai ragazzi poi starà alla proprietà decidere se accettarle o meno. In difesa sicuramente dobbiamo fare qualcosa, un paio di elementi servono, lo sappiamo. Ma io credo che possiamo fare qualcosa in tutti i reparti e se ci sono le occasioni giuste siamo pronti a rinforzare tutti i reparti: se ne hai la possibilità, il giocatore forte lo devi prendere".

Darmian all'Inter è frutto di un accordo precedente al suo arrivo? E' una trattativa già impostata e definita?
"Non definita, ma ad essere sincero confermo che questa trattativa era già stata impostata. Io sono arrivato ora, da circa un mese, ma poi tra la prima settimana, capire e vedere... sono effettivamente qui da 15 giorni. E se le cose erano già state impostate e io sono la persona che deve portarle in fondo non rinnego certo quello che già era stato fatto. Su Darmian c'è un discorso impostato da tempo, è possibile che il ragazzo andrà all'Inter e non nego la cosa. E' una cosa un po' impacchettata, c'era un mezzo accordo con l'Inter e credo che questo accordo verrà rispettato".

Lei ha sempre avuto il merito di saper scegliere l'allenatore.
"La scelta dell'allenatore è la più importante da fare, deve rispecchiare il tuo modo di essere e di pensare. Soprattutto deve portare sul campo le stesse emozioni che tu direttore hai in testa. E' una scelta determinante per ogni direttore sportivo. Tutte le grandi imprese, tutte le grandi svolte anche a livello tecnico, vengono sempre messe con un timbro dell'allenatore. Nell'Atalanta c'è un timbro di Gasperini, nell'Hellas Verona c'è un timbro di Juric e nel Parma c'era un timbro di D'Aversa... Tutte le grandi imprese nel calcio e i grandi successi tecnici vengono delineati da un grande connubio tra club e allenatore. Noi abbiamo fatto una scelta, sono convinto che Liverani abbia le caratteristiche per essere un allenatore importante e bisogna dargli la possibilità di lavorare. So che ci aspettano 3-4 settimane molto difficili, ne siamo consapevoli. Cambiamo completamente modo di pensare il calcio e il tempo sicuramente non aiuta. Però non dobbiamo avere paura, dobbiamo essere pronti a prendere anche qualche legnata se ci sarà da prenderla, ma questo non deve farci cambiare neanche di un millimetro la direzione che abbiamo intrapreso".

Arriva Liverani al posto di D'Aversa: due modi di intendere il calcio molto diversi ma con la stessa squadra. Non è facile in pochi giorni definire un cambio così radicale.
"Quando uno lo sa e sa che lo dovrà affrontare problemi non ce ne sono. C'è un percorso da affrontare e Liverani con tutta la squadra ha fatto fin qui non più di 3-4 allenamenti. Pensare che lui con la bacchetta magica possa subito fargli fare il palleggio, lo sviluppo... è impossibile. Non sarebbe un allenatore ma un fenomeno, un essere paranormale. Lo sappiamo che ci sarà un percorso da fare e che ci sarà da soffrire. Ma per me non sarà sofferenza, sarà un modo per crescere. Io ci sono passato, sono cose che ho già visto. Con Sarri a Empoli all'inizio si portò avanti un percorso difficilissimo e poi abbiamo fatto tre anni straordinari: se credi in quello che fai non è un risultato in più o in meno che ti può far cambiare idea, perché quello non è credere in un qualcosa ma vivere di emozioni giornaliere. E vivendo così difficilmente crei...".

Ha citato Sarri. Perché lui e Giampaolo non hanno funzionato nell'ultima stagione?
"Secondo me sono due cose totalmente diverse. Marco aveva bisogno di tempo e non gli è stata dato, gli hanno fatto la squadra e poi l'abbiamo visto con Pioli, che ha fatto un lavoro bellissimo. Ma a Giampaolo davvero non è stato dato tempo. Su Sarri andrebbe aperto un capitolo a parte, perché che abbia fallito alla Juve è un punto di vista molto opinabile... Io la vedo in modo molto diverso: ha vinto un campionato con la pandemia e tutto il resto e l'ha vinto anche bene. In Champions è andato fuori la partita dell'andata, e lì l'hanno sbagliata, ma non mi è certo sembrata una squadra di pellegrini".

La Juventus però l'ha esonerato dopo una stagione.
"Credo la Juventus l'abbia cambiato perché sì è resa conto che era più semplice cambiare Sarri piuttosto che 4-5 giocatori. Alla fine il mercato è difficile per tutti, anche per la Juve, e si sarà resa conto che le caratteristiche di Maurizio combaciavano meno con le caratteristiche della squadra. Quelle che poi sono le scelte della Juve io non lo so... Ma dire che non ha fatto un buon lavoro non mi trova d'accordo. Non si è visto quel gioco corale che lui ha in testa, forse le caratteristiche dei giocatori della Juve non si adattavano al meglio alla sua idea di calcio però questo un discorso diverso. L'ultimo anno al Napoli ha chiuso con 91 punti, è andato al Chelsea e ha vinto l'Europa League, poi alla Juventus ha vinto il campionato. Se questo vuol dire non fare bene...

E' strano che sia senza squadra?
"E' senza squadra perché il calcio in questo momento va preso con le molle, chi ha potuto non cambiare non ha cambiato, giustamente. Questo è un proseguo del campionato scorso e infatti noi incontreremo il Napoli che è una squadra già bella collaudata, il Sassuolo avrà una partenza forte, il Milan uguale. Quest'anno per cambiare allenatore era forse il momento più sbagliato e chi ha potuto non ha cambiato. Che Maurizio sia a casa è normale, anche perché è diventato talmente di livello alto che le squadre in grado di ingaggiare ora Maurizio Sarri sono 7-8 e quindi per lui è diventato difficile trovare squadra. Si farà un po' di tempo a casa, studierà e poi tornerà più forte di prima".

Per il nuovo Parma ha scelto Liverani. Conferma che, fosse dipeso solo da lei, Liverani sarebbe andato a Cagliari con Carli direttore sportivo?
"E' vero che avevamo parlato di Liverani perché c'era da cambiare conduzione tecnica. Avevamo 2-3 profili in testa e tra questi c'era anche Fabio, c'era l'idea di portare Liverani a Cagliari, era tra le prime scelte proprio come Di Francesco. A un certo punto si stava pensando anche a Marco Giampaolo, tutti tecnici che vedono il calcio in un certo modo. Alla fine la scelta del presidente è ricaduta su Eusebio, è stata la scelta di un allenatore con poteri da manager all'inglese, anche se accompagnato da dirigenti molto bravi e preparati come quelli che ci sono attualmente. Il Cagliari ha fatto questa scelta che credo sia stata quella giusta, l'ho detto anche a Giulini con cui sono rimasto in ottimi rapporti".

Che giudizio dà alla sua avventura a Cagliari?
"Io a Cagliari sono arrivato in un momento difficilissimo e fu subito fraintesa una mia frase che dissi, in modo anche sciocco..."

Quale direttore?
"Che solo un pazzo poteva andare a Cagliari. Ma io intendevo che solo un pazzo a due mesi dalla fine del campionato, con la squadra in grande difficoltà e col rischio di andare in Serie B, poteva decidere in quel momento preciso di accettare. Perché poi magari saremmo andati in B e sarebbe stato più difficile rialzarsi: per tutti, per la squadra e anche per me. Era quello il senso di quella mia frase".

Poi però quell'anno il Cagliari si salvò.
"Ci andò benissimo, ci salvammo con una vittoria a Firenze e quella fu una gioia immensa. Ho vissuto due anni importanti, io credo che il Cagliari sia cambiato: aveva una rosa di tanti ragazzi a fine contratto, erano ben sette in scadenza e andavano portati a termine senza poterli muovere perché in quel momento non avevano mercato. Il primo anno è stato di gestione, ci siamo salvati bene e s'è valorizzato il prodotto Barella, fondamentale per il cambio di passo. Ora il Cagliari ha una rosa con 4-5 ragazzi anche giovani di grande prospettiva e credo che se, come farà, metterà in difesa un paio di ragazzi che gli danno un po' di sicurezza potrà ambire a un campionato diverso da quello degli ultimi anni. Negli ultimi due anni s'è iniziato un percorso chiaro, poi certe caratteristiche o si sposano in modo forte o è meglio lasciarsi con grande stima. Credo sia stata la scelta giusta da parte di tutti, io ho fatto il mio percorso. C'è stata questa scelta dell'allenatore e della nuova strada strada intrapresa condivisibile, io non ci trovo nulla di male. I rapporti con la città, coi tifosi, restano straordinari. La Sardegna ti cattura e la caratteristica dei sardi è veramente quella di farti entrare solo pian piano nel loro mondo, ma quando ci entri fai fatica a venir via. Ma proprio per questo è stata la scelta giusta da fare: ripeto, con Giulini il rapporto è rimasto di alto livello e anche questa settimana ci siamo messaggiati per rivederci quanto prima a cena...".

Pjaca, Pellegrini, Nicolussi-Caviglia, Correira. E' possibile un asse di mercato con la Juventus?
"Io credo che il Parma, se vuole cambiare mentalità, se vuole crescere, deve avere un asse con tutti e con nessuno. Deve andare a cercare dei profili che possano servire al Parma, e che magari possa servire alla Juve per farli crescere. Sì, abbiamo parlato di qualcuno di questi giocatori ma non di tutti, e stiamo valutando. Il nostro momento è molto particolare, la linea da prendere ce l'abbiamo in testa: piano A e piano B. E ora dobbiamo portare qualche profilo giovane, ma possibilmente giocatori su cui lavorare e non in prestito secco".

Piano A e piano B inevitabile, visto l'imminente passaggio delle quote di maggioranza del club. Come si lavora in questa situazione?
"Io ho la serenità di sapere che mi trovo in un ambiente di persone serie. Quando sono venuto mi hanno detto come stavano le cose, sono stati correttissimi, e io sono sereno perché so di essere circondato da persone serie e di livello. Questo mi dà la sicurezza di poter lavorare. Quando ci saranno dei cambiamenti in società li affronteremo, se verrà gente con una visione ancora più futuristica della società sarà sicuramente ben accolta. Abbiamo già pronto piano A e piano B".

Sembrava imminente l'arrivo di Colley e di Traoré dall'Atalanta. Poi cosa è accaduto?
"Con l'Atalanta il rapporto è importante anche in virtù del precedente Kulusevski: grazie a lui il Parma ha fatto un ottimo campionato e l'Atalanta in pochi mesi ha fatto una plusvalenza straordinaria. C'era questo rapporto e sì, siamo andati a parlare di Traoré e Colley. Però per Traorè, che ora è conosciuto come Diallo (clicca qui per leggere la storia) c'è un discorso di serenità, c'è una indagine in corso e c'è un temporeggiamento per questo motivo. Per Colley ha temporeggiato l'Atalanta, ha qualche problema legato ai nazionali, a qualche infortunio, e quindi la coperta corta in attacco: a causa di ciò, la trattativa s'è un po' fermata. Vedremo se ci saranno le condizioni per farla: se ci saranno la definiremo, se non ci saranno non ci strapperemo i capelli".

Melegoni e Bellanova?
"Quella di Melegoni era stata più un'idea futuristica per i prossimi anni, ci poteva piacere con una formula diversa del prestito secco. Poi è venuto fuori il discorso col Genoa e noi ne abbiamo preso atto. Bellanova è un ragazzo che ci hanno proposto ma in questo momento non rientra nei nostri piani".

A quali giocatori sicuramente questo Parma non rinuncerà per la prossima stagione?
"Questa è una domanda a cui non posso rispondere. Ma non perché non voglio rispondere, ma perché sarei falso e ingiusto. Ci piacerebbe tenerli tutti i giocatori forti: rinunceremo a quei giocatori che avranno un'offerta davvero importante che rispecchia il valore del giocatore. A quel punto, come dirigente, devo portare l'offerta alla mia proprietà e poi la proprietà deciderà se rinunciarci o meno. I giocatori per noi hanno un valore e se verrà rispettato se ne parlerà... Noi non vorremmo rinunciare a nessuno, anche perché per ottenere risultati servono giocatori forti. Ma nel mercato non so cosa può succedere, sta entrando nel vivo ora. Sono certo invece su come vogliamo rinforzarci...".

C'è una deadline per la cessione dei big?
"Nessuno l'ultimo giorno dà via un giocatore che poi non è facile da sostituire... Ma può anche darsi che noi ci muoviamo prima e qualche ragazzo già lo mettiamo dentro".

Quale sarà la sorpresa di questo campionato?
"Sarà un campionato anomalo. Il Sassuolo sul finire dell'ultima stagione ha dimostrato di essere una squadra ben amalgamata, non ha mosso nessuno e credo possa fare un campionato non da sorpresa, ma da squadra che completa un percorso di qualche anno che piacerebbe fare anche a me: sempre con lo stesso allenatore e mettendo dei giovani calciatori che crescono anno dopo anno. Il Sassuolo può fare un grandissimo campionato. E occhio anche al Milan..."

Per la lotta Scudetto?
"Sarà davvero bella, con l'Inter, con la Juve e con l'Atalanta... Potrebbero esserci sorprese belle, le squadre si sono mantenute e quest'anno per la Juve sarà ancora più bello vincerlo se ci riusciranno perché sarà più difficile".

Sarri da dove potrebbe ripartire?
"Per lui, per Spalletti, per Allegri non è facile. Maurizio è entrato in quel livello top di allenatori in cui ci vuole una squadra di un certo livello, ma a livelli alti difficilmente si cambia a stagione in corso. Credo che per lui sarà un anno di attesa, anche perché non credo sia l'allenatore perfetto per subentrare in corsa e quindi fossi in lui aspetterei...".

Il direttore Marcello Carli a fine stagione sarà soddisfatto se?
"Sarà soddisfatto se avrà portato un'impronta nel modo di pensare calcio, se avrà creato un ambiente più forte e solido. Se riusciremo a far questo sicuramente avremo migliorato il Parma sia come mentalità che come futuro. Tutte le grandi imprese, tutte le cose belle si costruiscono grazie a una forte coesione di proprietà, direttore e allenatore. Questo è quello che fa ottenere risultati importanti".

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