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Ferrier: "Verona, dal mio fantoccio a oggi nulla è cambiato"

ESCLUSIVA TMW - Ferrier: "Verona, dal mio fantoccio a oggi nulla è cambiato"
lunedì 04 novembre 2019 14:30Serie A
di Gaetano Mocciaro

I cori razzisti nei confronti di Mario Balotelli sono l'ultimo episodio di razzismo che ha coinvolto Verona e nello specifico la tifoseria dell'Hellas Verona. Il club e l'allenatore hanno sottolineato che i cori di ieri fossero semplicemente tifo contro, i precedenti però non depongono in favore dei gialloblù. Il caso più clamoroso è datato 1996: l'Hellas è protagonista di una cavalcata trionfale nel campionato cadetto e prepara già la squadra per la Serie A: primo acquisto l'olandese Maickel Ferrier, centrocampista del Volendam. Particolare di non poco conto: Ferrier, nato a Enschede, è originario del Suriname. Ed è nero. E questo non va giù ad alcuni esponenti del tifo organizzato: Il 28 aprile 1996 si gioca il derby contro il Chievo. Dalla curva Hellas viene esposto un manichino nero con la maglia del Verona, la scritta "negro go away" e il cappio al collo. A sorreggerlo due uomini incappucciati come membri del Ku Klux Klan. Come contorno striscioni in veneto che suggeriscono all'allora presidente Alberto Mazzi di assumere il "negher" per pulire lo stadio o per lavorare in cantiere, essendo il numero uno gialloblù imprenditore nel campo dell'edilizia. Infine dei cori a ribadire che "negri" in squadra non sono ben accetti. E infatti non ne erano mai stati ingaggiati prima. Oggi Maickel Ferrier si divide fra Olanda e Spagna, dove ha in cantiere alcuni progetti, come quello di aprire dei campus per giovani calciatori e calciatrici. In esclusiva per Tuttomercatoweb è interveuto per parlarci dei fatti che lo coinvolsero proprio a Verona.

Ferrier, il caso razzismo in Italia ha coinvolto ancora Verona
"Sono sorpreso, devo dire. Nel senso che l'episodio che coinvolse la mia persona è avvenuto 23 anni fa e nonostante siamo quasi nel 2020 nulla è cambiato".

Il suo caso fece enorme scalpore. Il più esplicito caso di razzismo visto in una curva
"Avevo 19 anni e fu scioccante. Avevo appena firmato un contratto triennale e si era appena realizzato un sogno, quello di giocare in Serie A. Quel manichino appeso al cappio face stracciare il contratto in pochi giorni".

Nessun giocatore di colore prima di Lei era stato tesserato. Non ci fu, prima della firma, qualcuno che le disse qualcosa in merito sulla tifoseria?
"Mi dissero che era una tifoseria difficile, ma non che fosse razzista".

Prima del fantoccio esposto Lei era già a Verona
"Ero arrivato per le visite mediche con mio padre e il mio agente, Mino Raiola. Ricordo molto bene, prima del famoso episodio del fantoccio, che girando per strada ci sentivamo osservati. Qualcuno ci diceva qualcosa, io e mio padre inizialmente non ci facevamo caso anche perché non capivamo l'italiano. Quel che avvenne in curva qualche giorno dopo rese tutto più chiaro. Ed evidentemente ciò che ci dicevano per strada non erano complimenti. Evidentemente mi avevano già riconosciuto come il nuovo giocatore del Verona".

Chi decise per la risoluzione del contratto?
"Tutte le parti: io, l'Hellas Verona, Raiola. Che immediatamente dopo mi trovò squadra alla Salernitana".

Come fu la vita a Salerno?
"Decisamente diversa. Mi sentivo amato, la gente di Salerno e successivamente di Catania si è dimostrata calorosa. Al contrario di Verona. Si percepiva anche che fra gente del Nord e Sud Italia non corresse buon sangue. Figurarsi allora con uno straniero, per giunta nero".

In Olanda esiste un problema razzismo?
"Sì. E per tornare al fantoccio che mi raffigurava 23 anni fa, basti pensare che solo 2 anni fa si è ripetuto lo stesso in Olanda, nei confronti di un portiere di colore. Certo, la situazione al mio Paese non è critica come 20 anni fa ma il problema razzismo è ancora reale".

A Verona hanno definito i cori di ieri come ironici e non razzisti
"Mi viene difficile da credere, onestamente, che si approcciassero nei confronti di Balotelli in modo ironico".

Cosa consiglia a Balotelli?
"Mario Balotelli ha 29 anni, è un adulto e non ha bisogno dei mio consiglio. Però posso dire che da solo non può fare nulla, ha bisogno di essere supportato. Serve unione d'intenti per contrastare il problema e anche in questo caso non sono così sicuro che esso venga debellato. Anzi, a essere onesti temo che la piaga razzismo difficilmente verrà debellata. In ogni caso sarà un percorso molto lungo".

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