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ESCLUSIVA TMW - Pascolo: "Svizzera matura. Svezia? La Francia non è meglio"

03.07.2018 10:00 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 17128 volte
© foto di Imago/Image Sport

L'ultima (e unica) volta della Svizzera ai quarti di finale risale al Mondiale organizzato proprio dagli elvetici nel 1954. Questa selezione ha la grande occasione di eguagliare il record, Svezia permettendo. Ai microfoni di Tuttomercatoweb ci dice la sua l'ex portiere dei rossocrociati e vecchia conoscenza del calcio italiano Marco Pascolo, oggi allenatore dei portieri del Sion.

Alla Svizzera la squadra del lotto più abbordabile: la Svezia
"Più abbordabile non direi. Ha vinto un girone tenendo dietro il Messico e soprattutto la Germania. E ha eliminato ai playoff l'Italia. Come definirla abbordabile? Le dirò di più, la Francia che è una delle favorite non mi è sembrata più forte degli svedesi. Parliamo di una squadra tosta che non prende tanti gol e ha una potenza atletica che fa la differenza".

La squadra di Petkovic intanto ha tenuto testa al Brasile ed eliminato la Serbia. Ma l'ultima partita col Costarica ha messo qualche dubbio
"La Svizzera è una squadra matura, può fare un cammino interessante e l'ha dimostrato. Il problema è l'approccio iniziale alle partite, si soffronoi i primi minuti, ma la difesa tiene bene. Ora è necessario che l'attacco migliori. Spero che le punte si sveglino perché per vincere bisogna fare gol".

Il record del 1954 può essere raggiunto?
"Questo gruppo lo meriterebbe. Da un paio d'anni questi ragazzi giocano insieme e abbiamo assistito alla maturazione. Poi Petkovic è un ottimo allenatore che ha dimostrato di gestire al meglio questa selezione".

Cosa è cambiato rispetto ai suoi tempi?
"Tutto. Oggi i giocatori della nazionale svizzera giocano all'estero e questo ti permette di crescere più facilmente, prendi un ritmo di gioco più veloce. Ai nostri tempi solo 2-3 giocavano fuori, oggi c'è solo uno che milita in Super League (Lang, ndr)".

Lei ha giocato un anno in Italia (Cagliari 1997-97). Che ricordi ha di quell'esperienza?
"All'inizio andava bene. Poi le cose sono peggiorate, ho avuto un paio di infortuni ed è finita in fretta. Ma ricordo l'esperienza di Cagliari con piacere sotto il profilo umano".

Rimpianti per il fatto che sia durata così poco?
"C'est la vie. Vivo quell'anno come un capitolo della mia vita e in una vita ci sono una serie di fattori, imprevisti. Ho comunque potuto giocare in Italia, per cui non ho rimpianti".

© Riproduzione riservata

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