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Calcio come l'NBA? I dettagli della bolla di Orlando che ha chiuso con zero contagi

martedì 13 ottobre 2020 17:25Serie A
di Simone Bernabei

I Los Angeles Lakers di LeBron James hanno vinto il titolo NBA, questa notte in gara-6 contro i Miami Heat. Un successo, quello di LeBron, Anthony Davis e compagni, che è stato reso possibile dall'impeccabile organizzazione messa su dalla National Basketball Association all'interno dell'oramai famosa "bolla" di Orlando, nel Disney World Resort (un totale di 120km quadrati di superficie). Una soluzione che a conti fatti ha permesso al basket statunitense di terminare la stagione ed eleggere un vincitore senza particolari intoppi, visto che nel blindatissimo ritiro della Florida non è stata registrato neanche un caso di positività al Covid-19.

Come ha funzionato la bolla della NBA - La Lega ha scritto e inviato a tutti i giocatori un dossier da oltre 100 pagine con regole, indicazioni e limitazioni per evitare ogni possibile forma di contagio. Su 30 franchigie sono state "invitate" ad Orlando le 22 che classifica alla mano avevano chance di qualificazione ai playoff. Queste, sono state suddivise in tre hotel all'interno del parco divertimenti. Ogni squadra poteva portare all'interno un massimo di 37 tesserati fra giocatori, allenatori e staff. All'interno degli spazi comuni, mascherine obbligatorie per tutti e braccialetti elettronici che consentivano lo spostamento fra le varie aree del resort a seconda delle autorizzazioni. Diverse le palestre a disposizione per gli allenamenti, suddivisi in sessioni da 3 ore per ogni squadra con superfici e oggetti sanificati al termine di ogni seduta.

Gestione di eventuali positività (che in realtà non ci sono state) - L'eventuale positivo (da tampone) sarebbe stato messo in isolamento, per poi effettuare un secondo e un terzo tampone nel giro di pochi giorni. Se questi fossero risultati negativi, il giocatore in questione sarebbe potuto rientrare nel campus, altrimenti l'isolamento sarebbe proseguito. Coloro i quali, per qualsiasi motivo e previa autorizzazione, avessero lasciato la bolla, prima di rientrare avrebbero dovuto restare due settimane in isolamento ed effettuare tampone e test cardiaco prima di tornare in campo. Il tracciamento veniva svolto anche tramite immagini video: per "contatto ravvicinato" con un positivo si considerava un incontro a meno di due metri per almeno 15 secondi. In quel caso, sarebbe scattato l'isolamento ed il tampone immediato.

Centralino per segnalazioni - La Lega aveva predisposto un numero telefonico per segnalare, in modo anonimo, eventuali violazioni del protocollo. Le conseguenze andavano dalla multa all'espulsione dalla bolla, come successo per esempio a Danuel House degli Houston Rockets reo di aver ospitato in camera una ragazza addetta ai tamponi nel suo resort.

Aiuto tecnologico - Giocatori, arbitri e staff potevano scegliere se indossare dei dispositivi utili per avvertire in caso di contatto ravvicinato per più di 5 secondi con un'altra persona con tale dispositivo addosso. Inoltre, la NBA aveva messo a disposizione degli "smart ring" con cui monitorare in tempo reale temperatura corporea, battito cardiaco e frequenza respiratoria.

I giocatori potevano rifiutarsi? La risposta è sì. Entro pochi giorni dalla ripresa stagionale, ogni giocatore poteva decidere di non entrare nella bolla senza conseguenze disciplinari, anche se ovviamente una parte dello stipendio sarebbe stata decurtata.

Disposizione delle panchine - Durante le partite, ogni squadra doveva disporre la propria panchina su due file: nella prima spazio ai tecnici (senza mascherina) e alla second unit (mascherina solo consigliata), nella seconda i giocatori che completavano il roster e il resto dello staff (mascherina obbligatoria).

Tempo libero - In ogni albergo, era presente un'area lounge riservata con tv, videogiochi, piste da bowling e tavoli da ping pong (vietati i doppi per via del distanziamento sociale). I giocatori, inoltre, avevano a disposizione ampia scelta di film, la possibilità di usufruire di un dj set nonché di organizzare cene nei ristoranti di altri hotel, gite in barca, partite di golf e battute di pesca. Su appuntamento, inoltre, potevano fissare appuntamenti per taglio capelli, manicure e pedicure.

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