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Un vecchio Maurizio Sarri

16.09.2019 12:23 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 14917 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Venerdì pomeriggio, a Torino c'è il sole. Splende un nuovo Maurizio Sarri, riflessivo, torinese. Sabato, ore quindici. A Firenze fa caldo, troppo per il vecchio Maurizio Sarri. Che nella lucida analisi del post partita, dove fotografa i suoi errori da toscano e come un Oliviero Toscani, si lascia andare all'appiglio, alla scusa. Al bollente clima fiorentino, dall'alto dei cieli più che sul basso delle gradinate dell'Artemio Franchi. Il campo secco, arido, senz'anima come la Juventus che pure ha mancato di aggrapparsi alle sortite dei singoli. Fenomeni, uno su tutti, apparsi terreni e terrestri.

L'attacco alla maglia Nella conferenza stampa del giorno prima, sembrava davvero un nuovo Maurizio Sarri. Lo è, ma ancora non abbastanza, quello della moka e delle bionde fisse tra i denti esiste e resiste. Quello della provincia e del campo polveroso, soprattutto, della gavetta, delle tradizioni. Il calcio d'oggi è quello dell'azienda, del marketing, dell'Oriente che s'espande, delle maglie indossate dal giovane in Indonesia piuttosto che a San Francisco, a Tokyo e pure a Dublino. Globale e rinnovato, rinnovabile, mutevole. Cambiano tempi e maglie, perché sono il pane del merchandising. La Juventus ha cambiato il logo stravolgendo il passato ma dando in pasto al marketing globale un brand facile, semplice, adattabile. Ha stravolto la prima maglia, ha deciso di vestire il bianco e il rosso per la seconda ma Sarri dice di avere "idee contro, perché il rispetto della tradizione delle maglie è sacro".

Come un'accusa a un top E se questo è vero, lo è solo in parte, e a prescindere serve ben più aziendalismo in una società come la Juventus, in una grande d'Europa e del mondo che fa anche del brand una sua bandiera. Sminuisce un prodotto come se attaccase senza fornirgli uno scudo uno dei suoi migliori talenti. La seconda come Dybala, come Higuain, come Douglas Costa. Senza rendersene conto, e per questo pure a caldo urgerebbe pensare non solo alla squadra ma pure all'azienda. E' questo che manca, e non è ancora poco, per essere definitivamente un nuovo Sarri.


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