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Inter, addio a Gigi Simoni: artista di un calcio che non esisterà più

Inter, addio a Gigi Simoni: artista di un calcio che non esisterà piùTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Image Sport/TuttoLegaPro.com
venerdì 22 maggio 2020 16:28Serie A
di Alessandro Rimi

Diciassette squadre ha guidato nella sua lunga carriera Luigi Simoni affettuosamente detto Gigi. Diciassette piazze e anime diverse e non ce n'è una che s'è mai scordato di lui, che non lo ha amato, che mai potrà smettere di farlo. Nel calcio di oggi brutalmente imperniato sui soldi e la progressione economico-finanziaria, sulla visibilità e la conquista dei poteri alti che più alti non si può, stona il riverbero di un uomo, calciatore e allenatore perbene. Uno che il pallone lo adorava morbosamente, ma che mai gli ha messo davanti qualcosa che non fosse cuore, rispetto, gentilezza e signorilità. Quel comportamento, quell'approccio verso l'altro che predicava nella terra del football come fosse un verbo divino, lontano da ogni frammento laterale, prepotente e arrogante che, ahinoi, siamo oggi costretti ad assorbire pur di continuare a giurare il sentimento più puro che c'è allo sport più bello del pianeta. Simoni è stato uno degli ultimi sopravvissuti di quel pallone sempre sorretto dal mero piacere del gioco, della lotta volta alla vittoria, alla felicità di milioni di fedeli nel mondo. Loro, per primi. Simoni è stato l'allenatore delle promozioni folli, della protezione incondizionata dei suoi uomini, dei vecchi e dei nuovi, dei fuoriclasse ma di più degli inesperti, della faccia incredula quando trascina la Cremonese sulla testa degli inglesi, e ancora di più quando arriva la chiamata di Massimo Moratti che intende affidargli Ronaldo e il futuro nerazzurro, della Coppa Uefa numero tre dell'Inter, delle proteste misurate di fronte al contatto in area tra Iuliano e il Fenomeno laddove un altro si sarebbe forse mangiato lo stadio, della conferenza post esonero che lui stesso definisce contro-natura ma senza rancori verso un presidente ancora oggi amareggiato, dell'in bocca al lupo a Lucescu che magari l'avesse quantomeno pareggiato in successi e invece no, dell'addio al mondo intero in una mattina di maggio. La stessa di 22 anni fa quando studiava il piano per vincere il suo titolo più importante. E immaginate voi se avrebbe mai potuto fallire. Ciao Gigi.

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