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Serie A

Inter, il mercato che non t'aspetti

13.01.2018 07:30 di Alessandro Rimi  Twitter:    articolo letto 23726 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Siamo in pieno mercato di gennaio e quasi non se n’è accorto nessuno. Le grandi non comprano, al massimo si muovono. Andiamo a caccia dei movimenti di mercato per capire se, in effetti, alla fine, qualcuno prenderà qualcuno. Ma di tempo ce n’è e, ad ogni modo, come è giusto che sia, saranno i club insoddisfatti del proprio percorso ad aprire infine il portafogli. O quelli insoddisfatti del rendimento della propria rosa, certo. L’Inter, ad esempio, è uno di questi. Se non altro nell’ultimo periodo. Vuoi per una serie di prestazioni al ribasso, vuoi perché la fortuna non ha girato volentieri dalla parte della squadra di Spalletti quando, improvvisamente, ha pensato bene di decimarne il pacchetto difensivo.

Quando la Beneamata viaggiava a vele spiegate, strappando complimenti qua e là, di nomi attorno al pianeta nerazzurro ne giravano comunque tanti. Cervellotiche liste che parevano non tenere conto degli ormai famosissimi limiti di spesa. Bastoni, De Vrij, Blind. Pastore, Jankto, Cristante. Mkhitaryan, Deulofeu, Verdi. Un’infinità di profili. Quando si provava a sottoporli a giudizio di Spalletti, le repliche non erano esattamente dolcissime. Invero, spesso, non arrivavano proprio. Piuttosto, Lucio, preferiva innalzare un muro di protezione davanti ai suoi giocatori. Un’esaltazione costante e ripetuta che ha trovato la sua fine naturale non appena il giocattolo si è inceppato. E allora? Allora ecco il mercato che non t'aspetti.

Le facce che, a forza di leggere e rileggere, avevano inevitabilmente preso forma nella mente dei tifosi interisti, ci hanno messo niente a dissolversi nel nulla. Qui entrano in gioco Rafinha (trattativa in ghiaccio fino a lunedì), Correa (Ausilio lo segue dal 2013), Gaitán, Carrasco, Vázquez. Ramires, volutamente non citato prima, è il filo conduttore tra il primo elenco e il secondo, quello attuale. Il brasiliano del Jiangsu era prima un affare fatto, poi saltato, quindi nuovamente destinato a culminare in una fumata bianca. La stessa che si è levata nel cielo meneghino per l’argentino Lisandro Lopez, centrale classe ‘89 del Benfica che, grazie al lavoro svelto del suo procuratore Gustavo Goni e dell’intermediario nerazzurro Marco Correia de Oliveira, potrà iniziare una nuova avventura e riempire almeno una casella vuota nello scacchiere del tecnico di Certaldo. Già domani potrebbe sbarcare ad Appiano. Vuol dire che Spalletti potrà stare relativamente sereno.

Perché uno che riesce nell'eroica impresa di “resuscitare” Miranda, Nagatomo e Ranocchia, avrà anche buonissime probabilità di far rendere oltre ogni previsione una riserva dei campioni di Portogallo. Sì, vista così, Lopez risulta un colpo che non dispiace. Come pure gli altri in standby. Di sicuro - o quasi - c’è che, comunque vada la sessione di riparazione, Spalletti non fallirà la sua missione come successo ai predecessori. Nessuno tra Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, Mazzarri, Mancini bis, De Boer e Pioli, negli ultimi sette anni, è mai venuto a capo di una matassa apparentemente impossibile da sbrogliare. Nondimeno l’Inter, adesso, ha una dimensione e una prospettiva vera e tangibile. Una proprietà che, da giugno 2016, ha già speso 627 milioni di euro. Non proprio noccioline. Zhang si è definito a più riprese ispirato e pieno di fiducia. Serio, talmente tanto da non pensare neppure un attimo di far indispettire la UEFA con spese e scorciatoie strane. Nel frattempo, però, si preoccupa di illuminare quanto più possibile il brand Inter in tutte le parti del mondo. Manovre non di poco conto. Efficaci, come il mercato di gennaio disegnato da Sabatini e Ausilio. Non brillante. Non potrebbe esserlo. Ma esattamente quello che serve per continuare ad essere competitivi nel gioco dei quattro cantoni.


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