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Inter, Lautaro può essere il simbolo del 2019

14.01.2019 08:30 di Alessandro Rimi  Twitter:    articolo letto 7575 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Quale miglior partita e contesto per sperimentare. Spalletti è spietato e, forte dell'esperienza più recente contro il Pordenone, a schiantare il Benevento manda sì Lautaro, ma anche Icardi. Come all'esordio in campionato, nella sconfitta di Reggio Emilia. I numeri, le statistiche, la collocazione temporale dei gol racconta un quadro molto chiaro. Il Toro, senza Maurito (che ha aperto il match su rigore), segna e gioca meglio. Perché è vero che in Argentina non era lui la prima punta, ma è anche vero che il capitano nerazzurro gli toglie margine potenzialmente esplosivo. Per attaccare la profondità, molto banalmente per godersi il campo e fare quello che vuole. “Nel primo tempo avrebbero potuto fare meglio”. In fondo Luciano lo sa che i due insieme finiscono per pestarsi i piedi dove, per inesperienza e poca attitudine, a soffrirne davvero risulta essere proprio il dieci. Intervallo: fuori Icardi, dentro Politano. Conseguente spostamento di Martinez in mezzo, libero di comandare in area. Tre minuti dopo ecco la rete del 4-0. Poi la seconda personale che chiude, qualora ce ne fosse bisogno, la partita con il quinto centro (a un secondo dal termine arriverà anche il sesto sorriso di Candreva, anche lui in doppietta). Ora: siccome Spalletti di stravolgere quella che ormai è diventata una filosofia, poco cambia se incarnata dal 4-3-3 armonico o dal 4-2-3-1 più verticale e offensivo, improntato su un unico terminale offensivo, Lautaro continuerà a fare la riserva del serpente. Nondimeno, quello che al tecnico toscano interessa, è poterne constatare l'evoluzione progressiva, fisica e tattica, difensiva e offensiva. Alla lunga il ragazzo di Bahía Blanca rischia sul serio di trasformarsi in quel crack di cui tanto parlava Diego Milito. E chissà, magari già in quell'arma letale che serve all'Inter per tornare, quanto prima, ad alzare finalmente al cielo un nuovo trofeo.

Inter, Lautaro può essere l'arma del 2019

Quale miglior partita e contesto per sperimentare. Spalletti è spietato e, forte dell'esperienza più recente contro il Pordenone, a schiantare il Benevento manda sì Lautaro, ma anche Icardi. Come all'esordio in campionato, nella sconfitta di Reggio Emilia. I numeri, le statistiche, la collocazione temporale dei gol racconta un quadro molto chiaro. Il Toro, senza Maurito (che ha aperto il match su rigore), segna e gioca meglio. Perché è vero che in Argentina non era lui la prima punta, ma è anche vero che il capitano nerazzurro gli toglie margine potenzialmente esplosivo. Per attaccare la profondità, molto banalmente per godersi il campo e fare quello che vuole. “Nel primo tempo avrebbero potuto fare meglio”. In fondo Luciano lo sa che i due insieme finiscono per pestarsi i piedi dove, per inesperienza e poca attitudine, a soffrirne davvero risulta essere proprio il dieci. Intervallo: fuori Icardi, dentro Politano. Conseguente spostamento di Martinez in mezzo, libero di comandare in area. Tre minuti dopo ecco la rete del 4-0. Poi la seconda personale che chiude, qualora ce ne fosse bisogno, la partita con il quinto centro (a un secondo dal termine arriverà anche il sesto sorriso di Candreva, anche lui in doppietta). Ora: siccome Spalletti di stravolgere quella che ormai è diventata una filosofia, poco cambia se incarnata dal 4-3-3 armonico o dal 4-2-3-1 più verticale e offensivo, improntato su un unico terminale offensivo, Lautaro continuerà a fare la riserva del serpente. Nondimeno, quello che al tecnico toscano interessa, è poterne constatare l'evoluzione progressiva, fisica e tattica, difensiva e offensiva. Alla lunga il ragazzo di Bahía Blanca rischia sul serio di trasformarsi in quel crack di cui tanto parlava Diego Milito. Un possibile simbolo del 2019 nerazzurro. Quell'arma letale che serve all'Inter per tornare, quanto prima, ad alzare finalmente al cielo un nuovo trofeo.


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