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La Roma a Friedkin: dal 3-0 al Barça alla coppa in faccia. Il meglio e il peggio dell'era Pallotta

La Roma a Friedkin: dal 3-0 al Barça alla coppa in faccia. Il meglio e il peggio dell'era PallottaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
giovedì 06 agosto 2020 14:15Serie A
di Ivan Cardia

Nessun trofeo. Ma tanti notti da ricordare e qualcuna da dimenticare, negli anni di James Pallotta alla Roma. Con la firma del preliminare di oggi, si chiude un lungo periodo per la storia giallorossa. In cui ci sono state soddisfazioni, e anche cocenti delusioni.

DA RICORDARE
Roma-Barcellona 0-3 - Resterà il picco assoluto. Datato 10 aprile 2018. Una partita che assume i tratti dell'impresa: i giallorossi devono rimontare il 4-1 subito all'andata al Camp Nou. Decide un gol di Manolas a 8 minuti dal novantesimo. È il punto più alto, perché in una squadra che non ha vinto diventa iconico essere arrivati in semifinale di Champions League. Poi, i ragazzi di Eusebio Di Francesco avrebbero dovuto ripetersi contro il Liverpool, ma non è andata. La remuntada ai danni dei catalani, in ogni caso, resterà negli annali.

La chiesa al centro del villaggio - Il motto della Roma di Rudi Garcia. Chiamato a ripartire dopo le delusioni targate Luis Enrique e Zeman, il francese conquista due secondi posti consecutivi. Sono le stagioni in cui i capitolini sembrano potersi conquistare il ruolo di alternativa più credibile allo stradominio della Juventus.

Le basi per lo stadio - Non c'è ancora. Ma in Italia non è facile, figuriamoci nella Città Eterna. Però l'impianto di proprietà, proprio la Juve insegna, è un fattore che fa la differenza, per chi vuole sedersi al tavolo dei grandi. Pallotta non è riuscito nell'impresa, ma ha posto le basi e questo possiamo ascriverlo ai meriti di un decennio che sportivamente è stato avaro di gioie. La stessa Vecchia Signora, del resto, ha iniziato a progettare il suo a metà anni '90. I tempi son lunghi, ma non è colpa dell'uomo di Boston.

DA DIMENTICARE
La coppa in faccia - Prima ancora dell'ovvio, a cui arriveremo. 26 maggio 2013, il gol di Lulic che è diventato motivo di sfottò ricorrente in città. La Roma di Aurelio Andreazzoli perde in finale di Coppa Italia contro la Lazio, ci pensa il bosniaco al 71'. E in città nessuno l'ha dimenticato.

La Roma senza romanisti - Quasi, perché finora almeno Lorenzo Pellegrini si è salvato, giovane e forte. Ma dieci anni fa nessuno avrebbe potuto immaginare la Magica senza Francesco Totti. A quello del Pupone si sono poi aggiunti gli addi di Daniele De Rossi e Alessandro Florenzi. Bandiere diverse, ma pur sempre bandiere. Al di là delle separazioni, pesano i modi con i quali sono arrivate: traumatici, veri e propri strappi. Soprattutto nel caso di Totti.

Gli zero titoli - Già scritto un paio di volte, vero. Ma a conti fatti è un dato che resta, perché in questi anni ha vinto soprattutto la Juventus, ma squadre che, almeno all'arrivo di Pallotta, partivano più dietro come Lazio e Napoli sono comunque riuscite a ritagliarsi qualche trofeo in bacheca. La Roma no, e quando ci è andata vicino ha mancato l'obiettivo.

Le sconfitte clamorose - L'eliminazione col Porto, che segna l'inizio della fine dell'altrimenti positiva avventura di Di Francesco. Ma anche i 7-1 incassati dal Bayern Monaco in Champions o dalla Fiorentina in Coppa Italia. Il 6-1 col Barcellona. Anche qui pesano i modi, i tratti e i contorni: pagine da dimenticare, ma non è certo facile.

Le rivoluzioni mancate. E quante polemiche - La prima è stata quella, rivelatasi cervellotica, guidata da Luis Enrique. Ma anche Zeman ha avuto difficoltà. E in dirigenza il tentativo con Monchi, che in teoria avrebbe dovuto cambiare la storia recente dei giallorossi, è naufragato. I dissapori con Petrachi hanno caratterizzato questo campionato. Troppo spesso, quando la Roma di Pallotta ha cercato di seguire una strada diversa, ha finito per pentirsene. Il tutto in un quadro, non sempre agevole da gestire, di dissidi intestini, di fronti e correnti societarie. Se tutto cambia perché nulla cambi, è difficile fare veri e propri passi avanti.

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