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Lazio, un tunnel senza via d'uscita. La società chiede risposte, tutti sul banco degli imputati

Lazio, un tunnel senza via d'uscita. La società chiede risposte, tutti sul banco degli imputatiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
lunedì 13 luglio 2020 09:15Serie A
di Riccardo Caponetti
fonte Dall'inviato a Roma

Prima di rispondere alla domanda posta nel titolo, è opportuno premettere che quando le cose non vanno, non c’è mai un solo responsabile. E sarebbe sbagliato cercare un singolo capro espiatorio a cui addossare tutte le colpe. Che sono tante, perché la crisi in cui versa la Lazio è troppo evidente. Una crisi di condizione fisica, mentale, di gioco e, anche, di atteggiamento. Inspiegabile se si fa riferimento alla cavalcata dei biancocelesti nell’epoca pre Covid: da corazzata imbattibile a squadra vulnerabilissima, che ha fatto sei punti in sei partite (quattro sconfitte e due vittorie). La società sperava in un finale di campionato diverso, con una lotta serrata con la Juventus per il titolo. Ora deve ammirare un crollo che nessuno riesce a motivare in maniera razionale. Lotito e Tare sono furiosi e stanno pensando a un ritiro: si sono fatti sentire più volte con la squadra, da cui si aspettavano una reazione. Soprattutto d’orgoglio e di carattere, visto che i problemi sono tanti e oggettivi.

Sul banco degli imputati ci sono i componenti dello staff, sia tecnico che medico. Perché è lampante come la condizione fisica della squadra sia da film horror. Per Inzaghi durante il lockdown i giocatori hanno lavorato bene (“non abbiamo sbagliato niente”), ma il campo sta dando un responso diverso: tutti stanno meglio della Lazio, sono più brillanti e lucidi nel momento delle scelte. E poi c’è il lato sanitario. Tra giocatori indisponibili (sabato ce n'erano cinque) ed elementi costretti a giocare nonostante non siano in grado di stare in campo (Milinkovic, Leiva, Luis Alberto e Cataldi su tutti), la situazione è critica. Questo è uno dei motivi per cui sabato, nel post partita del Sassuolo, si sono surriscaldati gli animi negli spogliatoi, con una violenta discussione (poi finita in un abbraccio) tra Acerbi e il responsabile sanitario Pulcini.

I vertici societari (che possono aver sbagliato a gennaio a non aver rinforzato la rosa, anche se era impossibile prevedere una pandemia del genere) tengono conto di ciò, ma credono che la motivazione principale sia dovuta all'aspetto mentale. La squadra si è persa, non ha più la fiducia e la convinzione giusta. Sembra non riuscire a reagire agli episodi sfavorevoli che capitano durante la partita. Ma nessuno, nei piani alti di Formello, vuole concedere troppi alibi ai giocatori e a Inzaghi. Pure loro non sono esenti da critiche. Al tecnico, per esempio, gli si rimprovera qualche scelta di formazione, mentre alcuni big sono finiti nell’occhio del ciclone dei tifosi arrabbiati. Tra questi c’è anche Ciro Immobile, leader della classifica marcatori del campionato, che è in un periodo di calo ed ha ricevuto diverse accuse sui social. “C’è qualcuno che dimentica facilmente. Se volete scrivere cattiverie fatelo a me, non alla mia famiglia”, ha scritto ieri con una storia polemica su Instagram. Che suona come una nota stonata in un concerto che per 26 atti ha visto esibirsi un’orchestra perfetta, che nella parte catartica dello spettacolo sta perdendo quell’alchimia che la rendeva così speciale. E la colpa, se così vogliamo chiamarla, deve essere condivisa. È così nel bene, è così nelle difficoltà.

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