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Serie A

Le bombe mediatiche di ADL. Ovvero come limitare il Napoli

23.10.2019 10:30 di Ivan Cardia  Twitter:    articolo letto 6076 volte
Fonte: inviato a Salisburgo

“La verità è che non amate Napoli”. Col sorriso sulla bocca, ma le parole (specie se lette) suonano durissime. E come fai a ignorarle? Aurelio De Laurentiis dice di non voler parlare ma poi dilaga come un fiume in piena a cui bastano pochi secondi per rompere gli argini. Le telecamere erano accese e lo restano quel tanto che basta per cogliere l’attimo. Poi si spengono e dalla Red Bull Arena non usciranno altre virgole. Ma di punti, esclamativi e interrogativi, ne escono parecchi.

Il presidente del Napoli cita per l’ennesima volta i siti. Già non molto apprezzati in passato, nonostante siano ormai per distacco il media più vicino ai (e più seguito dai) lettori, che poi sono i tifosi. Stavolta l’attacco è collaterale: i siti come semplici mezzi, appunto, per le dichiarazioni di “pezzi di m…”. Chi non respira ogni giorno l’aria di Napoli si chiede chi siano, e già questo basterebbe a porsi il dubbio se meritino cotanta ribalta. La prima questione è se De Laurentiis si limiti da solo. Non si sente di Serie B, ma forse non ha ancora realizzato quello che in un decennio è riuscito a costruire: ha fatto diventare il Napoli una realtà nazionale, non più soltanto locale. E poi lo ricaccia indietro con dichiarazioni al vetriolo per vicende su cui potrebbe sorvolare. Riuscite a immaginare Agnelli, o Zhang, o Scaroni, che alla vigilia di una sfida di Champions rilascino dichiarazioni del genere? Noi, in tutta onestà, no. Eppure la dimensione, risultati sportivi alla mano, è la stessa.

Il secondo punto è chiedersi se ancora una volta il Napoli non si metta il bastone tra le ruote da solo. Prima della gara di Genk, la questione legata a Lorenzo Insigne distolse in gran parte l’attenzione dalla difficoltà (o meno) della sfida ai belgi. Risultato? 0-0 sul campo. L’avvicinamento alla gara contro il Salisburgo di stasera è stato costellato di titoloni regalati da De Laurentiis, nessuno dei quali particolarmente pacificante. La scorsa settimana le bombe mediatiche lanciate su Insigne, Mertens e Callejon (tre dei migliori giocatori della storia recente del Napoli, gli ultimi due anche in questa stagione). Poi ieri l’invettiva contro gli opinionisti. Che era impensabile non diventasse di pubblico dominio. E se da un lato si può apprezzare la veracità di ADL, dall’altro il Napoli scenderà di nuovo in campo con una vicenda mediatica non proprio edificante (che in questo caso, va detto, non interessa i giocatori) alle spalle.

Da ultimo, viene da chiedersi se ci sia una strategia, dietro queste frecciate (o stoccate, o fucilate) un po’ a destra e a manca. Perché De Laurentiis guarda con ammirazione alla Red Bull Arena, e non potrebbe essere altrimenti. E lo stadio resta un grande cruccio del presidente dei campani, che nell’ostruzionismo di parte della città individua un fenomeno del “non amore” di alcuni napoletani nei confronti di Napoli e del Napoli. Non è un quesito a cui sappiamo rispondere: forse certe esternazioni (a microfoni, spenti o accesi che fossero, ben visibili), arrivano semplicemente dalla pancia. E si torna all’autolesionismo che porta il numero uno del Napoli a relegarsi in una dimensione locale, tutt’altro che nazionale. Oppure hanno una finalità e una strategia mirate. Quo vadis?


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