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Serie A

Le regole che hanno portato al declino degli investimenti cinesi in Europa

07.02.2019 15:30 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 11465 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Tante offerte roboanti, milioni e milioni di euro presunti più che veri stando a quante operazioni sono poi state effettivamente chiuse. Sta facendo molto discutere la frenata circa il trasferimento di Marek Hamsik al Dalian Yifang: il Napoli vuole vederci chiaro, per accontentare il calciatore vuole delle garanzie che chissà se arriveranno mai visto quanto accaduto negli ultimi 18 mesi nella Cina calcistica.
Perché è vero che la luxury tax, che impone alle società sportive di pagare allo Stato - per trasferimenti superiori ai 6 milioni di euro - un importo all'erario pari a quello del costo del cartellino per alimentare un fondo per lo sviluppo del calcio giovanile gestito dalla Federazione. Ma è altrettanto palese come le stesse società siano state costrette a metterci un freno anche per altre questioni regolamentari inserite prima dell'ultima stagione.

In questo momento, i calciatori non cinesi presenti nella Chinese Super League sono 61 con una netta predominanza di brasiliani: il 31%. Rappresentano poco più dell'11% dei calciatori complessivi e questa percentuale non può essere incrementata a causa delle regole stringenti imposte dalla Federazione. Ogni club nel corso della stagione può tesserate al massimo cinque stranieri e durante la sessione di riparazione del calciomercato, quella estiva, possono essere sostituiti al massimo due calciatori stranieri.
In campo ne possono scendere ancora meno: tre in ogni partita. E quindi se un club cinese ne ha a disposizione cinque è costretto a mandarne due in tribuna. Inoltre, per ogni calciatore non cinese in campo la squadra è costretta a schierare un cinese Under 23.
Sono regole che inevitabilmente hanno portato al declino degli investimenti cinesi in Europa. O a sviluppare un mercato parallelo: perché a volte per aggirare la luxury tax i club cinesi chiedono l'intervento di terze parti per pagare il cartellino, come si sospetta sia avvenuto con Cedric Bakambu passato poco meno di un anno fa dal Villarreal al Beijing Guoan.

E' così che ad oggi, al netto del riscatto di Paulinho che ha fatto Guangzhou Evergrande-Barcellona-Guangzhou Evergrande nel giro di un anno alla stessa cifra, ecco che i cartellini più costosi sono stati quelli di Talisca, che ha lasciato il Benfica per poco meno di 20 milioni di euro, e quello di Marouane Fellaini che è andato allo Shandong Luneng per 12 milioni di euro. Poi tutti trasferimenti - da Leo Baptistão a Sandro Wagner - inferiori ai sei milioni di euro.


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