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La Giovane Italia
Serie A

Lo sfogo giusto al momento giusto di Lotito

18.10.2019 09:30 di Riccardo Caponetti   articolo letto 4577 volte
Fonte: Dall'inviato a Roma
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Lo sfogo giusto, al momento giusto. Claudio Lotito ha alzato la voce, in un bivio cruciale della stagione. Da una parte il sogno Champions, dall’altra la mediocrità. “Pago i calciatori per vincere, rendano per quello che guadagnano”. “Io voglio vincere”. E poi ancora, in un forum al Corriere dello Sport. “Sono arrabbiato: se uno riceve deve anche dare”. “L'Atalanta ha più fame di noi”. Lo sfogo giusto, al momento giusto. Perché un’uscita del genere, alla vigilia di un tour de force difficile e impegnativo, può solo che caricare e far aumentare la concentrazione in casa Lazio, dove il vento è cambiato. Se in bene o in male, non è dato saperlo ora. La certezza è che le ultime vicende biancocelesti segnano una forte discontinuità con il passato, in cui tutti gli attori (dirigenti, staff tecnico e giocatori) hanno sempre cercato di tenere le acque il più calme possibili. Quando c’era mare grosso, si faceva di tutto per riportare tranquillità e serenità. Adesso no e indietro non si torna. E lo si era capito già lo scorso 25 settembre, quando Inzaghi lasciò fuori Immobile a San Siro contro l’Inter. L’altro giorno, martedì, ne abbiamo avuto ulteriore conferma con la maxi intervista del presidente Lotito, mai banale e sempre fuori da ogni schema.

Lo sfogo giusto, al momento giusto. Ha capito di dover scendere in campo lui, perché “al gruppo manca il mio carattere per poter fare il salto in avanti”. Ha messo tutti con le spalle al muro, come a dire: non ci sono più alibi. Per nessuno, neanche per Simone Inzaghi. A lui ha riservato il trattamento più duro, perché è l’allenatore (che è il parafulmine per antonomasia nel mondo del calcio) e perché può essere considerato il suo figlioccio. Il presidente ha tuonato forte e chiaro, il rumore è arrivato dritto nello spogliatoio di Formello, intento a preparare al meglio al big match di domani contro l’Atalanta. Il primo di una lunga serie. Poi Celtic, Fiorentina, Torino, Milan, Celtic e infine Lecce. Non può non avere ripercussioni il suo intervento, fatto per svegliare ulteriormente la squadra. Lo sfogo giusto al momento giusto: non c’era tempismo migliore. Perché con le 7 partite in 21 giorni si capirà l’identità di questa Lazio. È il passaggio spartiacque della stagione, quella che “non è più dei diritti, ma dei doveri”. Per usare l'espressione di Claudio Lotito, che ora si aspetta una risposta forte e decisa.


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