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Serie A

Nuova Champions - La risposta dei tornei minori: la Mega League dell'Est

16.06.2019 20:44 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 12961 volte
© foto di Imago/Image Sport

"We can change football forever" (trad. Possiamo cambiare il calcio per sempre) è quanto si legge in home page di megaleague.org, il sito dell'organizzazione che Mega League, che punta a creare un campionato balcanico-caucasico. Due divisioni, meccanismi di promozioni e retrocessioni, maggiore appeal a livello di diritti televisivi grazie all'innalzamento della competitività, rispetto ai singoli campionati nazionali che non hanno riscontro al di fuori dei loro confini.

17 associazioni coinvolte, per far fronte magari preventivamente all'eventuale creazione di una SuperLega comprensiva dei club dei maggiori campionati europea.

20 squadre per la Mega League 1 con il classico girone all'italiana e 38 giornate che determineranno il campone e tre retrocesse; e una Mega League 2 con 22 squadre, tre promozioni e cinque retrocessioni. I vari campionati nazionali diventerebbero l'equivalente della nostra Serie C e le migliori 40 si daranno sfida per 5 ingressi in Mega League 2.

Romania, Grecia, Israele, Serbia, Bulgaria, Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Slovenia, Cipro, Macedonia, Moldavia, Kosovo, Montenegro, Georgia, Azerbaigian e Armenia sono i paesi invitati.

E c'è già una composizione dei due campionati con le squadre invitate. Al fine di favorire il miglior accordo televisivo possibile, il criterio di selezione delle squadre è in base alla popolarità, e alle rivalità storiche.

Abbiamo intervistato Rumen Vatkov, fondatore del progetto Mega League:

Quando è nata l'idea di un campionato dell'Est Europa?
"È da oltre 10 anni che mi sono reso conto che un torneo simile sia l'unico modo per permettere alle squadre dei paesi più piccoli di rimanere competitive. Quando sono diventato responsabile marketing al CSKA Sofia mi sono reso conto dei problemi che questi club affrontavano. Ho iniziato a lavorare al progetto Mega League nel 2016 ed esso è stato annunciato a ottobre 2017".

I campionati nazionali sono morti?
"No, assolutamente. I tornei nazionali sono la colonna portante dell'industria calcio. Tuttavia certe realtà economiche funzionano meglio di altre. I grandi tornei nazionali come Inghilterra, Spagna, Francia, Italia, Germania, Turchia e Russia non hanno bisogno di essere toccati ed è per questo che la riforma Champions o la creazione di una SuperLega europea non è una buona idea. Dall'altra parte per i paesi più piccoli l'unione è l'unico modo per andare avanti. Noi puntiamo a creare una struttura piramidale di tre livelli. E credo che la Mega League possa creare un mercato con ottimi risultati, aumentando i ricavi dei club grazie ai diritti televisivi e commerciali".

In che modo la Mega League può portare dei vantaggi economici?
"Il calcio è un prodotto mediatico. La gente paga per vedere le partite e un prodotto che ha appeal per i broadcaster può essere venduto a cifre importanti permettendo ai club di avere entrate che adesso possono solamente sognare".

La Mega League sostituirà i campionati nazionali?
"Può essere. Alcuni club nei rispettivi campionati non hanno più margini di miglioramento, tecnico ed economico, tale è il dominio. La Mega League permetterebbe loro di crescere ulteriormente portando queste squadre a un livello internazionale. E queste squadre lasciando le leghe nazionali permetterebbero ad altre di mettersi in mostra, diventare campioni nazionali e iniziare a crescere a loro volta. Penso che ci sia tutto da guadagnare perché questi tornei diventerebbero più equilibrati".

UEFA ed ECA sono al corrente di questo progetto?
"Dubito che sia nei loro radar e forse è anche una cosa positiva. Ci aspettiamo che il progetto Mega League non venga appoggiato, anche se riconoscono molto bene le realtà economiche. Tuttavia, con il tempo, crediamo che si accorgeranno dei benefici e lavoreranno con noi. Vogliamo che la Mega League faccia parte del sistema esistente. Non vuole essere un sostitutivo ma un miglioramento, un aggiornamento".

Qual è il punto di vista delle Federazioni delle squadre incluse nel progetto?
"Non abbiamo affrontato il discorso con loro, è ancora presto per parlarne. Abbiamo discusso del progetto con qualche club anche se per loro al momento è difficile prenderlo seriamente in questa fase embrionale. Al momento siamo focalizzati nella ricerca di investitori e potenziali broadcasters. Una volta trovati i partner la Mega League verrà presa seriamente in considerazione".

Non crede che le distanze e le strutture non all'altezza possono essere un problema?
"Le distanze sono effettivamente una bella sfida, ma al giorno d'oggi viaggiare è diventato più alla portata rispetto agli anni passati. Con le entrate che i club riceveranno dal torneo poi saranno ingrado di permettersi questi costi. Riguardo gli stadi i tornei UEFA hanno fatto sì che ci fossero degli standard minimi e molti club hanno apportato delle migliorie ai loro impianti".

In Scandinavia il decennio scorso c'è stato un progetto simile, la Royal League. È stato un flop
"La Royal League è nata con un concetto diverso. Si giocava alla fine dei campionati nazionali con una breve fase eliminatoria. Un format dallo scarso appeal e un torneo di durata troppo breve per generare profitti. La Mega League è differente, essendo strutturata in una stagione completa che è l'ideale per sponsor e media".

L'Est Europa ha con sé alcuni conflitti fra paesi. Come pensate di superare questa situazione?
"I conflitti politici da una parte mettono a serio rischio gli eventi per quel che riguarda la sicurezza. La nostra idea è per i primi 3-5 anni di impedire le trasferte ai tifosi. In Grecia già accade per le partite ad alto rischio. Dall'altra parte c'è da dire che sfide fra squadre di paesi nemici generano maggior interesse, quindi maggiore audience televisiva e biglietti che si vendono più facilmente".

Realisticamente quando è prevista la nascita della Mega League?
"Se riusciamo a trovare gli investitori può partire già dalla stagione 2020/21.


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