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La Giovane Italia
Serie A

Pochi attaccanti avrebbero fatto il gesto di Immobile

03.12.2019 08:30 di Riccardo Caponetti   articolo letto 9714 volte
Fonte: Dall'inviato a Roma
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Il sano egoismo è un fattore caratteristico, quasi esclusivo, per gli attaccanti. Lo hanno nel dna, è un istinto primordiale che riguarda tutti, a prescindere dalla squadra, nazione o categoria. Quando vedono la porta, fiutano la possibilità di gonfiare la rete ed esultare non ci pensano due volta a finalizzare. Diventa il loro primo pensiero. A maggior ragione se sono in fiducia, se lottano per la Scarpa d’Oro e per la classifica marcatori come Ciro Immobile, che domenica contro l'Udinese ha stupito tutti rendendosi protagonista di un gesto generoso. Che dovrebbe essere la normalità tra due compagni di squadra, ma che invece assume i connotati del ‘sensazionale’ proprio perché pochi suoi colleghi si sarebbero comportati allo stesso modo. È vero che aveva già segnato due gol, ma un centravanti non è mai sazio: se può fare centro, lo fa senza girarci intorno. Immobile avrebbe potuto firmare la sua personalissima tripletta e allungare in classifica su Lukaku (17 a 10, +7 dopo 14 giornate), conquistando ancora di più le prime pagine dei quotidiani.

Invece no, ha messo da parte il suo ego per dare possibilità di gioire anche a Luis Alberto. Dopo l'intervento scomposto di Nuytinck su Correa, lo spagnolo ha portato palla a Immobile, perché il rigorista è lui, che invece ha lasciato la palla al ‘Mago’ andaluso. Interno destro a incrociare, Musso battuto e esultanza dedicata ai genitori in tribuna. “Felicidades Mama 66, Papà 70”, la scritta sulla maglietta mostrata all’Olimpico biancoceleste in festa. Sembra una banalità, ma non lo è e Immobile ha fatto una grande figura. Come del resto successo anche a Firenze poche settimane fa, quando ha concesso a Caicedo di calciare dagli 11 metri: in quell’occasione andò male, con il rigore parato da Dragowski, ma rimane in mente il gesto altruista. Si può essere d’accordo o meno, perché le gerarchie sono fatte per essere rispettate. Ma se si gira la medaglia si trova l’immagine di un bomber che oltre a pensare ai propri numeri e alla gloria personale, dimostra di tenerci alla squadra e ai suoi compagni. Non va sottovalutata la scena di Immobile e Luis Alberto, un quadretto familiare che alimenta l’immagine di una Lazio più unita e compatta che mai. Una squadra in salute, che rema tutta nella stessa direzione. E più che il rigore in sé per sé è questo quello che più conta, la solidità di un gruppo ormai maturo: perché soltanto su una base del genere è possibile costruire, vittoria dopo vittoria, i successi.


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