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La Giovane Italia
Serie A

Roma, Mancini: "Grande senso di appartenenza per questa maglia"

28.10.2019 14:23 di Tommaso Bonan   articolo letto 3515 volte
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Gianluca Mancini, difensore della Roma riciclatosi ultimamente anche centrocampista nell'emergenza infortuni della rosa di Paulo Fonseca, ha rilasciato una lunga intervista a DAZN partendo, prima di tutto, dalle scaramanzie prima di entrare in campo: "Non ne ho, l’unica cosa che faccio è mettere prima il parastinco destro dove c’è il nome della mia compagna, e poi il sinistro".

Sul calcio di Fonseca: “La riconquista del pallone nella metà campo avversaria la vivevo anche a Bergamo, ma in maniera diversa. L’intensità negli allenamenti è simile a quella che c’era all’Atalanta con Gasperini. Cambia il modo di andare a prendere gli avversari, il modo di giocare del mister mi entusiasma".

Sulla marcatura: "Se devo scegliere tra uno strutturato e uno piccolo preferisco quello più grosso fisicamente perché me la posso giocare sullo scontro fisico e sulle palle alte".

Su Roma: "Una volta ho letto: “Roma è l’unico posto dove ti perdi e sei contento perché scopri nuove cose” è veramente così! Viverci è unico, per la città e per la gente. Ogni tanto mi urlano per le strade “Oh Mancini Daje!!!” Mi fa piacere...".

Sulle responsabilità: "Il senso di appartenenza esiste ed è grande per questa maglia, le pressioni ci sono ma devono essere positive, che ti aiutino a migliorare. Il salto è stato grande perché Bergamo è una città meravigliosa, la gente ti ama, ma è una realtà più piccola rispetto a Roma. Questo lo sto avvertendo ma la vivo serenamente".

Sulla preparazione alla partita: "Nelle giovanili della Fiorentina andavo a scuola, avevo gli amici e poi giocavo, sempre con l’obiettivo di arrivare. C’era una impostazione ma finché non sono arrivato a Bergamo non ho capito come bisognava comportarsi. Lì ho realizzato che per stare in Serie A devi cambiare totalmente, curare i dettagli. Oggi mi reputo un professionista perché vivo per il calcio".

Sulla nazionale: "E’ stata bella la prima convocazione, mi sembrava di essere passato dalla primavera alla prima squadra quando ero Firenze. Ero in Under 21 e Di Biagio mi disse che il CT Mancini voleva chiamarmi in Nazionale maggiore. Andai fuori di me, lì trovai giocatori come Chiellini, Bonucci, Veratti, Florenzi. Gente che io tifavo con le strisce colorate in faccia, fu incredibile!".

Sul cognome come il CT: "A Firenze mi prendevano in giro perché dicevano che ero il figlio di Mancini, infatti Roberto mi fece una battuta una volta arrivato in Nazionale: “Ti chiami come me! Devi portare alto il nome” io gli risposi che tutti pensavano fosse mio padre".

Sul numero 23: "Appena l’ho scelto la prima persona che pensai fu Davide Astori. Qui a Roma l’hanno avuto in tanti, ma soprattutto ce l’ha avuto lui. L’ho conosciuto per due mesi in ritiro a Moena con la Fiorentina. Ci sono state tante persone che hanno parlato bene di lui e se tante persone parlano bene di un uomo vuol dire che era veramente speciale".

Sui rapporti umani: "Per le persone che amo provo a dare tutto me stesso. La mia compagna è cresciuta con me, ci siamo messi insieme che eravamo bambini, abbiamo fatto cose che ci hanno fatto diventare grandi come pagare una bolletta, andare in posta, firmare assicurazioni... Lei mi critica sempre, a Bologna presi il rosso, ero arrabbiato, la chiamai e mi disse: “espulsione giusta! Sta zitto de vieni a casa!” è forte anche in questo".


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