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Serie A

Salah, un Concorde atterrato in Serie A. Sperando non sia Zaki

06.03.2015 13:15 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 12687 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Veloce, tecnico, freddo sotto porta. In costante evoluzione, verso l'alto. Mohamed Salah ha stupito tutti nella sua prima parentesi a Firenze, anche chi lo conosceva già bene dai tempi del Basilea. In Svizzera faceva la differenza, soprattutto nelle Coppe. In Europa League con gli assist, in Champions con i gol, ed è stato questo il motivo per cui il Chelsea aveva puntato su di lui. Perché gli elvetici, pur confermandosi una bottega cara, hanno giocatori di qualità. E degli osservatori che riescono a stupire, come e più del Porto, pagando infinitamente di meno i propri talenti e non essendo nel giro di Jorge Mendes, padrone del calcio lusitano.
Salah è un Concorde, lo ha dimostrato anche ieri quando ha puntato Padoin e lo ha saltato senza mezzi termini, andandosi a riprendere palla e scaraventandola alle spalle di Storari. Un'esplosività che aveva già palesato in alcune occasioni, soprattutto con il Sassuolo, ma gli esordi sono sempre più semplici. Il difficile è confermarsi.
Lo sa bene anche un altro egiziano, ala, che nel 2008-09 sembrava già pronto per diventare il nuovo idolo della Premier League. Perché Amr Zaki, ora all'Arab Contractors (chi?) ad appena 31 anni, con il Wigan ci arrivò con la forza di un treno. Steve Bruce, suo allenatore, lo paragonava addirittura ad Alan Shearer, indimenticato cannoniere di Newcastle e Blackburn Rovers. Differente nella struttura fisica, più vicino a Salah, ma bravissimo a centrare la porta ed evitare le manone dei portieri d'Oltremanica. E fu consacrazione, dieci gol in ventinove presenze, fino all'aprile del 2009: Zaki non ritorna in Inghilterra dopo una gara di qualificazione mondiale dell'Egitto. Qualcosa accade ulteriormente, perché Bruce lo definisce "il giocatore meno professionale con cui ha lavorato", multandolo del massimo ammontare permesso dalla società. Qualcosa ci doveva essere in ballo, di personale, perché non succede solamente una volta, ma ripetutamente, tanto da pagare più dell'intero stipendio di un anno di un operaio. Nonostante una stagione da campione, Zaki torna in patria, allo Zamalek. Lo vogliono tutti, dal Liverpool al Portsmouth: con i Pompeys c'è una liaison durata qualche giorno, finché Zaki decide di non andare a giocare lì per via della nazionalità di alcuni giocatori, venendo criticato duramente dalla stampa inglese. Torna quindi allo Zamalek, appunto, per sei mesi, e poi finisce all'Hull City. Ma la magia è svanita, come il talento e quel tocco alla Shearer.
Elazığspor, ENPPI, Al-Salmiya, Raja Casablanca, Al Ahed, e ora Arab Contractors. Diciotto mesi di ingaggio con l'ex allenatore della Nazionale Hassan Shehata, tornando in campo 400 giorni dopo l'ultima sua apparizione. Salah, certamente, non farà questa fine. Ma paragonarlo a Edmundo (altro testa pazza del calcio meraviglioso di fine anni novanta) o a Batistuta è un po' prematuro. Quasi come accostare Zaki a Shearer.


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