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Sassuolo, Boakye: "Prima di smettere voglio giocare in 5 squadre"

11.05.2013 06:30 di Chiara Biondini   articolo letto 20802 volte
Fonte: Di Simone Bernabei per TMWmagazine
© foto di Federico De Luca

"Con l'aiuto di Dio tutto è possibile". E' questo il leitmotiv che pervade il pensiero di Richmond Boakye, attaccante classe '93 in forza al Sassuolo. Giovane, alla moda, sempre sorridente e con impresso bene in testa il suo futuro: diventare uno degli attaccanti più forti al mondo. Ambizione giustificata, nata per gioco sulle spiagge di Accra e trasformatasi col tempo prima in passione, quindi in lavoro. Boakye, fra un allenamento e l'altro, si è concesso ai microfoni di TMWmagazine dall'interno dello stadio Ricci, sede del Sassuolo capolista di serie B. Anche grazie alle sue reti.

Dal centro sportivo della ridente cittadina modenese, Boakye inizia la sua storia: "Ho iniziato a giocare a calcio da piccolissimo. Giocavo sulla spiaggia di Accra con i miei amici per divertimento. Poi è iniziata la scuola: uscivo alle 2 del pomeriggio e alle 3 ero già sul campo di allenamento".

Ci racconti i primi calci per una squadra professionistica?"Ho iniziato con il Bechem. A volte giocavo anche con il DC United, che era una squadra un po' più piccola ma il presidente era lo stesso. Nel Bechem ho iniziato a fare gli allenamenti in modo serio, ma le partite spesso le giocavo col DC". Quindi la grande opportunità: un torneo giovanile in Italia... "Era il 2008. L'allenatore aveva a disposizione 30 giocatori, ne doveva scegliere solo 20. Facemmo dei provini e io fui tra i fortunati che partirono per Vicenza, sede del torneo".

Dove a vedere la partita c'era anche il Genoa? "Io feci di tutto per mettermi in luce. Dalle tribune mi notò Leonardo Giusti, che poi prese contatti con l'allora DS rossoblù Capozucca. Dopo poco diventai un nuovo giocatore del Genoa. Arrivai al Grifone che dovevo giocare con gli Allievi, ma dopo 2 giorni di allenamenti fui subito spostato nella Beretti. Pochissimi giorni dopo giocai un'amichevole contro la Primavera e feci un altro salto di categoria".

Detta così sembra la storia perfetta. Nessun problema di ambientamento? "Assolutamente si. Avevo soprattutto molte difficoltà col cibo. Ricordo un aneddoto in particolare: le prime volte che mi portarono gli spaghetti alle vongole non ho avuto vita facile. Non mi piacevano assolutamente, perché non ero abituato. Poi ho scoperto le lasagne, e un po' le cose sono migliorate. Al di là delle battute, i primi mesi, quando tornavo in albergo dopo gli allenamenti, pensavo spesso a tornare a casa...".

Il richiamo di casa è indubbiamente forte per un ragazzo così giovane. Cosa ti ha convinto a restare in Italia? "La mia famiglia. I miei parenti sono rimasti tutti in Ghana, ed io ero venuto qua per potergli garantire un futuro migliore. Tutto quello che faccio è per loro. E per Dio, ovviamente".

La fede sembra una componente davvero primaria nella tua vita... "Certo. Ogni cosa che faccio, i gol e la forza per giocare 90 minuti, viene da Dio. E' lui che mi guida verso il futuro". Dopo i gol infatti non dimentichi mai di fare un ringraziamento verso il cielo... "Mi capita spesso di fare le capriole per festeggiare. Ma la dedica a Dio... bhè quella proprio non può mancare. Con l'aiuto di Dio tutto è possibile".

Ancora un salto nel passato: la Primavera del Genoa in quegli anni vinceva tutto. In attacco facevi coppia con un certo El Shaarawy. "Stephan è simpaticissimo. Fa davvero ridere perché è un ragazzo che scherza sempre. Vedendolo giocare, poi, mi immaginavo che avrebbe avuto un futuro del genere. Mi ricordo ancora una semifinale di Coppa contro il Napoli Primavera: all'andata perdemmo 3-1, al ritorno grazie ad una sua prova superlativa vincemmo 6-2 e passammo noi il turno".

3 aprile 2010: ti ricorda qualcosa questa data? "Come dimenticarlo. Il mio esordio in serie A contro il Livorno condito dalla felicità del primo gol. Sapevo che avrei potuto giocare quella partita, visto che di attaccanti a disposizione di Gasperini c'era soltanto Suazo. David si infortunò durante l'incontro e il mister mi disse che toccava a me. Ricordo che entrai in campo con la testa giusta, ero convintissimo di poter aiutare i miei compagni a vincere. La paura non mi sfiorò neanche e quando segnai il primo pensiero l'ho rivolto a Dio. Già che ci sono, ne approfitto per fare un ringraziamento a Gianpiero Gasperini, uno dei più grandi allenatori che abbia mai avuto. Ha avuto il coraggio di credere in me".

Pochi mesi dopo ecco la prima esperienza da protagonista nel calcio che conta. Il prestito al Sassuolo in serie B. "Arrivavo dalla Primavera, quindi per me era un bel salto. Purtroppo ad inizio stagione ero stato col Ghana per giocare la Coppa d'Africa under 20 e tornai con dei problemi fisici che all'inizio mi hanno frenato. Comunque mi ero promesso di segnare 10 gol in stagione. Promessa mantenuta".

L'estate successiva ecco la grande occasione. La Juventus acquista la metà del tuo cartellino per 4 milioni di euro... "Sinceramente mi aspettavo che potesse arrivare una grande squadra dopo la buona stagione a Sassuolo. L'interesse della Juventus l'ho scoperto solo all'ultimo minuto, io non leggo i giornali. Un giorno mi ha chiamato il mio agente e mi ha dato questa bella notizia".

Estate 2012: ritiro estivo a Pinzolo con la Juventus. Come ti è sembrata la prima convivenza con i campioni? "Uno spettacolo vero. Allenarsi con campioni di quel calibro è qualcosa di incredibile per un ragazzo. Quando sbagli qualcosa, hanno sempre una buona parola per te e ti consigliano sotto tutti i punti di vista. Una volta stavamo facendo un torello e Pirlo mi chiese, scherzando, se volevo in prestito i suoi piedi per finire al meglio l'esercizio. Ma se devo ricordare un compagno in particolare dico Storari: è davvero simpaticissimo".

E di Conte cosa pensi? "Quello che pensano tutti, cioè che è un grandissimo allenatore che ti trasmette tutta la sua voglia di vincere. Con lui devi sempre essere disponibile e al massimo, anche in allenamento".

Dopo tutto il ritiro, a fine agosto ecco il nuovo passaggio al Sassuolo. "Mancavano pochissime ore alla chiusura del mercato. Io volevo solo giocare, perché credo che a quest'età non sia il massimo per un ragazzo stare in panchina. D'altra parte però pensavo anche che alla Juve avrei avuto la possibilità di vincere tutto pur giocando poco. Mi sono fatto consigliare dal mio agente e solo all'ultimo momento ho scelto di andarmene in prestito".

Perché ancora il Sassuolo? "Perché ho ripensato al passato. Qua mi ero trovato benissimo, è come se fossi a casa...".

Capitolo Nazionale. La Coppa d'Africa regala emozioni particolari?"Fortissime. Feci alcune ottime amichevoli con Cina, Tunisia ed Egitto. Prima di partire però mi sono infortunato ai legamenti della caviglia. Credevo non fosse niente, invece era un problema più serio del previsto".

Al di là del campo, ci racconti l'atmosfera, l'aria che si respira in questa colorata competizione? "E' tutto fantastico, ma soprattutto lo stare a contatto con campioni come Drogba, Obi e Asamoah Gyan regala sensazioni particolarmente forti. Senti i giocatori cantare prima e dopo le partite, così some i tifosi. Da brividi".

Chi ti ha impressionato maggiormente nella tua Nazionale? "Asamoah Gyan. Lo chiamo affettuosamente Baby Jet. E poi Kwadwo Asamoah: credo che oggi sia il giocatore più forte del Ghana".

Facciamo un giro fuori dal campo: Boakye viene descritto come un ballerino provetto... "Si, mi piace e mi diverte. Quando ero piccolo ci sfidavamo con gli amici ad Accra. Ma è soltanto una passione. Chissà, forse se avessi studiato avrei potuto fare carriera come ballerino e non come calciatore".

Nel tempo libero ti "scateni" ancora come facevi con i tuoi amici? "Adesso molto meno. Quando posso guardo moltissimi film e gioco alla Play Station con i compagni".

Squadre preferite? "Il Real Madrid. E il Sassuolo, chiaro. Nel videogioco ci sono anche io, e devo dire che mi hanno fatto fortissimo...".

Dietro la scelta del Real Madrid si nasconde qualche sogno? "Niente di particolare. Quando ero piccolo, da casa mia, seguivo con interesse il Manchester United. Poi crescendo ho apprezzato il Barcellona di quel fenomeno di Ronaldinho. In Italia guardavo il Milan e la Juve, anche se adesso chiaramente sono juventino".

Hai in programma, o almeno sogni esperienze all'estero in futuro? "Quando ho iniziato a fare il calciatore mi sono promesso una cosa: prima di smettere voglio giocare in 5 squadre. La prima l'ho già raggiunta ed è la Juventus. Poi c'è il Milan, il Manchester City, il Tottenham e l'Arsenal".

Si nota un certo amore per l'Inghilterra.
"Si, la Premier League mi piace molto. Un giorno non nascondo che mi piacerebbe giocare in Inghilterra, ma adesso il mio posto è qui. Intanto il prossimo obiettivo è quello di giocare ed affermarmi nella Juventus".

Nella Juventus potresti giocare con uno dei tuoi idoli, Mirko Vucinic. "Mirko è uno dei miei attaccanti di riferimento. Da solo riesce a risolvere le partite, ha una naturalezza nel fare le giocate che altri non hanno. E' questa la sua forza".

A proposito di riferimenti: i paragoni per te si sprecano. Weah, Eto'o, Balotelli. "Weah ha fatto la storia del calcio, Eto'o è fortissimo e Balotelli mi piace molto. Io però non mi monto la testa e cerco solo di lavorare duramente per arrivare ad essere, un giorno, uno di loro. Voglio far parte della cerchia dei campionissimi. E' questo che mi dà la forza di andare avanti e di migliorarmi giorno dopo giorno".

Insistiamo: il tuo idolo, o comunque l'attaccante con cui vorresti giocare. "Eto'o è il mio preferito, sogno di ripetere le sue gesta e di segnare valanghe di gol come lui. Ma da quando sono in Italia ho visto tanti attaccanti fortissimi. Cavani, Balotelli, Vucinic, Milito... quando ero a Genova guardavo sempre Diego in allenamento e mi meravigliavo tutte le volte della sua forza". Passiamo ad un tema caldo dei giorni nostri. Il caso Boateng ha riportato alla luce la discriminazione raziale a cui sono spesso sottoposti i giocatori di colore. Richmond Boakye fermerebbe una partita per i cori a sfondo razzista? "Ho un'idea tutta mia. Credo che dipenda tutto dalla persona e dalla sensibilità di ognuno. Le reazioni sono spesso frutto della situazione, ma io non me la prendo. Anzi, non mi offendo neanche. Succede spesso anche in campo di sentire frasi del genere, ma io non ci faccio caso, continuo a fare il mio e quando possibile rispondo con ciò che più mi piace: il gol".

In Italia il problema del razzismo credi che sia più accentuato che altrove? "Ma no... gli italiani sono gente simpaticissima. Io non ho mai avuto problemi del genere, anzi qua in Italia mi sono sempre sentito a casa".

Chiudiamo con qualche ultimo lampo di calcio: un compagno che ricordi con affetto. "Palacio. Mi dice sempre che sono il più forte e mi riempie di consigli. E' un ragazzo semplice, lo ringrazio per l'aiuto che mi ha dato".

Un giocatore a cui non rinunceresti mai. "Marchisio. Anche se sta male, anche se infortunato, io non lo toglierei mai dal campo".

Un allenatore che ti ha colpito. "Di Francesco. Con lui ho un bellissimo rapporto. Potendo scegliere lo seguirei anche in altre esperienze. Chissà cosa ci riserva il futuro...".

RICHMOND BOAKYE fotografato per TMW MAGAZINE- 23.04.2013 - Sassuolo (MO) © foto di Federico De Luca

RICHMOND BOAKYE fotografato per TMW MAGAZINE- 23.04.2013 - Sassuolo (MO) © foto di Federico De Luca

RICHMOND BOAKYE fotografato per TMW MAGAZINE- 23.04.2013 - Sassuolo (MO) © foto di Federico De Luca


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