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La Giovane Italia
Serie A

Stefan Radu ha chiuso il cerchio

01.10.2019 08:30 di Riccardo Caponetti   articolo letto 5033 volte
Fonte: Dall'inviato a Roma
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Ha alzato le braccia verso il cielo, mentre guardava lo stadio euforico. L’esultanza di Radu dopo il gol contro il Genoa sapeva di liberazione. Col suo sinistro sotto l’incrocio ha chiuso un cerchio, cominciato a tracciare lo scorso 15 luglio. Quel giorno tornò ad allenarsi con il gruppo, tra l’ovazione dei tifosi nel ritiro di Auronzo. Nessuno pensava più che potesse tornare, perché Radu a giugno era fuori dal progetto Lazio. Incomprensioni e alcuni comportamenti sbagliati alla base della rottura tra le parti, risanata poi dallo stesso giocatore, intelligente e umile nel chiedere scusa a tutti. “È stato il momento puoi buio della mia carriera, sono emozionato, voglio ringraziare la società per l’opportunità che mi ha dato di tornare”, ha confessato nella sua prima conferenza stampa stagionale. “Da marzo non sono stato più io come uomo, ammetto di aver sbagliato. Non riuscivo a guarire dall’infortunio alla caviglia e ho iniziato a pensare in negativo, ho pensato male verso la società ed i compagni, sono qui a chiedere scusa”.

È tornato con l’atteggiamento giusto Radu, un veterano che dopo 12 anni in biancocelesti si è messo a completa disposizione del gruppo e di Inzaghi, suo ex compagno. Nonostante la sua carta d’identità non sia proprio nuovissima, fisicamente sta dimostrando di essere in grande condizione. In campionato ha saltato soltanto la trasferta di Milano di mercoledì per febbre, per il resto ha giocato tutti i minuti delle altre 5 gare. Giovedì, in Europa League, potrebbe rifiatare per tornare dal 1' domenica a Bologna. Quantità e qualità, ha ben figurato su tutti i punti di vista. Ha lavorato più degli altri per rimettersi in pari e rimanere sempre al top, senza calare mai. E così è tornato a segnare 1014 giorni dopo l’ultima volta: era un Lazio-Fiorentina, giocata dicembre. Una rete liberatoria quella di ieri, costruita sul lavoro per chiudere un cerchio. Da fuori rosa a titolare inamovibile. Da un addio triste al gol liberatorio, 76 giorni dopo il suo reintegro in rosa.


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