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Bergomi: "Simoni nel cuore, era un esempio. Conte può fare come lui e Mourinho"

TMW RADIO - Bergomi: "Simoni nel cuore, era un esempio. Conte può fare come lui e Mourinho"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
venerdì 22 maggio 2020 18:59Serie A
di Dimitri Conti

Giuseppe Bergomi, ex difensore e oggi commentatore sportivo in tv, ha così parlato collegandosi in diretta con i microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto: "Lo porterò sempre nel cuore, ma Gigi è speciale. La prima volta che mi ha parlato, andavo per i 35 anni, mi ha detto che eravamo tutti uguali, e che avrebbe giocato chi meritava. Mi ha dato fiducia, portandomi a vincere una Coppa UEFA, a fare secondo in campionato e il mio quarto Mondiale. Ce l'ho nel cuore, perché era un bell'esempio. Questo suo lato duro di cui mi raccontavano non l'ho mai visto, era patato anche nel parlare coi ragazzi e gestire l'allenamento, forse perché eravamo un bel gruppo, e poteva intervenire poco su comportamenti e risultati. Ha saputo gestire dei grandi campioni, e davanti aveva un Ronaldo che era paragonabile ai Maradona e ai Messi".

Oggi il mondo Inter ricorda, per motivi diversi, Mourinho e Simoni.
"Jose racconta che c'è ancora la chat con tutti dentro, ora appena abbiamo saputo di Gigi ci siamo tutti mossi. Questa è la storia dell'Inter, il carattere di riuscire a rialzarsi dopo tonfi incredibili. L'Inter di Simoni, che ha vinto molto meno di quella di Mourinho, è rimasta nel cuore, forse anche grazie a quella non-vittoria del campionato, e forse perché c'era Ronaldo".

La Serie C è rimasta vittima del dietrofront dal Consiglio Federale. Forse ci se ne dimentica spesso?
"Sono molto legato a quella categoria, sia per l'Arezzo in cui gioca il fidanzato di mia figlia (Gori, ndr) che il Como, dove ho allenato l'ultima volta i ragazzi. Pensando alla rigidità dei protocolli mi sembrava difficile potessero ripartire, ora non saprei cosa dire. In Serie A ci sono determinati mezzi economici, a scendere si trovano difficoltà e mi sembra rischioso far ripartire la Serie C".

La convince l'idea playoff-playout in Serie A?
"A parte che non si può iniziare con un regolamento e finire con un altro. Io alleno nei settori giovanili, e i playoff quando hai più di 8 punti di svantaggio non li fai. Non è corretto pensare che la Juve debba giocarsi lo Scudetto con chi sta trenta punti dietro, al massimo posso pensare alle prime tre, perché Juventus e Lazio sono lì, mentre l'Inter se vince il recupero è a -6. Io sarei per ripartire e provare a concludere il campionato nella maniera giusta, rispettando tutti i parametri. Davanti abbiamo un esempio come la Germania".

Cosa deve fare Conte per entrare nel cuore dei tifosi? Dove la colloca questa Inter?
"Antonio i cori se li prende già dai tifosi, dalla Nord. E questo già è importante. Nel cuore ci si entra con le vittorie o i comportamenti, e da questo punto di vista ha dato gioco, animo e identità ad una squadra inferiore rispetto a quella del Triplete o all'Inter 1997/98 con Simoni. Lì c'era materiale. Questa invece è in crescita, ma deve ancora migliorare. Da capire cosa farà nel prossimo campionato, oltre a come finirà questo".

Vale la pena compromettere la prossima stagione pur di finire questa?
"Ci sono versioni contrastanti, se ho capito bene non tutte le squadre volevano ripartire. C'era chi voleva smettere e chi invece era pronto. Per motivi di classifica, se c'è la possibilità è giusto finirlo, e lo dico con difficoltà perché sono stato positivo al virus, anche se non sono stato troppo male. Chi ha avuto situazioni particolari ha una sensibilità diversa e non si tiene di conto tante volte della sensibilità dei giocatori. Qualche rischio dobbiamo prendercelo, sono per provare a finire il campionato".

Come sarà la Champions League dopo i campionati, con tutte le diversità del caso (si veda Germania e Francia, ndr)?
"Non essendoci una casistica, è difficile dire cosa potrà accadere e chi sarà avvantaggiato o meno. La Champions però è talmente bella... Pensare poi di poter vedere lo splendore dell'Atalanta mi dice che dovremo godercela come la troveremo, ci sarà da adattarsi".

Cosa condizionerà di più le partite?
"Hanno tempo per mettersi a posto fisicamente, sono professionisti e hanno lavorato già un po' a casa. Penso banalmente ai portieri: non possono gettarsi a terra da un po', ed è un ruolo delicato. Vedendo le partite tedesche senza pubblico, seguirle è davvero difficile: poco ritmo, poca intensità... Chi gioca in casa in teoria ha comunque dei riferimenti e dei piccoli vantaggi, poi ci sono quei calciatori che soffrono il pubblico e la tensione, ne ho visti tanti straordinari in allenamento e poi sofferenti in partita".

Che competitività troveremo nel campionato del domani?
"Nelle crisi arriva il momento in cui si può ripartire. Il mondo italiano spesso è rallentato dalla burocrazia, ma quando vogliamo fare le cose le si fanno, vediamo i tempi per il Ponte Morandi. Determinate riforme sono possibili, e forse questo è il momento in cui si può svoltare, o tentarci".

In Bundesliga qualche paradosso: prima Haaland che esulta a distanza, poi sui corner le trattenute.
"Vero, è incoerente ma accettiamolo. Alla fine vedere quell'esultanza è anche carina da vedere".

La formula con gara secca potrebbe favorire l'Atalanta in Champions?
"In questo momento se la giocano sia in gara secca che doppia. Poi chiaro, c'è anche la volta che prende cinque gol dal Manchester City... La mentalità, però, è quella giusta, è europea, con voglia di fare la partita. C'è fisicità in ogni ruolo, e poi Gomez ed Ilicic a completare tutto il resto. Affrontare l'Atalanta è dura, ma come starà in quel momento della stagione? La squadra è forte ma ad agosto non so come starà".

Che ne pensa del calcio italiano nei giorni di crisi sanitaria?
"A volte ho avuto l'impressione di alcune forzature, o di altri che tirassero indietro. Banalmente pensavo fosse una questione di classifica e dei timori legati. Noi che siamo in Lombardia ancora adesso percepiamo determinate cose, ma parlando con i miei colleghi Di Canio o Marchegiani ho capito che non avvertivano lo stesso senso di pericolo del nord. Da parte di tutti poteva esserci una migliore dialettica".

Una fotografia del 22 maggio 2010?
"Scontata, in commento nel Mondiale 2006 avevo capito che avremmo vinto. Ci sono quelle annate in cui capisci che le cose si incastrano e vai. Era una squadra di campioni, molto matura, che doveva centrare l'obiettivo in quella stagione e l'ha fatto".


Giuseppe Bergomi intervistato da Francesco Benvenuti, Raimondo De Magistris e Niccolò Ceccarini
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