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Porrini: "Per la Juve avrei preferito Dzeko. Kumbulla si farà, ma la Roma lo aspetti"

TMW RADIO - Porrini: "Per la Juve avrei preferito Dzeko. Kumbulla si farà, ma la Roma lo aspetti"
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
martedì 22 settembre 2020 18:29Serie A
di Dimitri Conti

L'ex difensore Sergio Porrini, oggi vice-allenatore dell'Albania, ha parlato nel corso di Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Morata, Dzeko e Suarez sono tre giocatori completamente diversi: sembra che non ci fosse un profilo predefinito indicato dall'allenatore. A me tra i tre quello che piaceva di più era Dzeko. Si sposava meglio con Ronaldo ed è un giocatore che fa giocare bene la squadra, permettendoti di alzare la palla su di lui quando sei in difficoltà, facendo salire la squadra. Si è andati su un giocatore già conosciuto, che alla Juventus aveva fatto bene ma che negli ultimi anni ha un po' stentato senza far vedere fino in fondo il proprio valore. L'ennesima scommessa".

Con quale modulo possono coesistere tanti giocatori offensivi come ha la Juve?
"I campioni sono tanti, logico che nella prima uscita il modulo a due punti comporti difficoltà e che qualcuno venga penalizzato. Non è facile farli giocare tutti, l'unico che si può adeguare a una fase difensiva importante, come ha mostrato a Parma, è Kulusevski. Per metterli tutti o fai un 4-3-3 o un 4-2-4, ma penso che quest'ultimo, tranne che nelle difficoltà, non lo vedremo mai".

Com'è stata la prima Juventus di Pirlo?
"Sicuramente le sensazioni sono state positive: già aver concesso quasi nulla in una partita come questa, a fronte di una Juve che lasciava molte palle gol, è già buono. Messa bene in campo, ordinata e a sprazzi ha fatto vedere ottime cose, senza mai andare in difficoltà. Lascia ben sperare, ma bisogna aspettare un attimo. Sicuramente si è visto meno individualismo e una maggiore ricerca del collettivo: si è visto qualcosa di diverso".

Bernardeschi potrà essere adattato a sinistra a tutta fascia, con Cuadrado a destra?
"Potrebbe diventare una soluzione: nel recente passato Bernardeschi ha fatto vedere di essere predisposto alla fase difensiva. Può diventare però anche un grande rischio quando giochi in Europa o contro un avversario che ha esterni rapidi e veloci per metterti in difficoltà. Sicuramente entrambi andrebbero molto bene dalla metà campo in su, ma la fase difensiva non è predominante per loro".

Come lo vede Kumbulla alla Roma?
"Il ragazzo ha grandissima prospettiva e a Verona ha mostrato ottime qualità. In Italia basta mezza stagione fatta bene per portare le società a fare scelte forse affrettate e mercati pazzi. Sicuramente potrà fare molto bene, ma bisognerà dargli del tempo. Mi viene in mente Mancini dell'anno scorso, allenato da Gasperini che interpreta il calcio come il suo discepolo Juric: quando è andato a Roma e si è trovato a difendere in una linea a quattro o comunque con compiti diversi, è entrato più in difficoltà. Essendo così giovane non è facile andare in una big, dove tutti hanno le pretese anche perché ti hanno pagato tanto. Bisogna dargli del tempo: sicuramente si farà ed è un grande giocatore, è di una serietà incredibile, professionista al massimo e per l'età che ha è già mentalmente pronto per un salto del genere. Ha le idee chiare e sa cosa deve fare, è maturo".

Con Reja avete parlato delle tre partite in una settimana che vi attendono nella pausa di ottobre?
"Cercheremo di chiamare più giocatori possibili, anche perché c'è sempre il dubbio di perdere qualche giocatore che risulti positivo dopo un tampone. Logicamente devi convocarne qualcuno in più".

Hysaj ormai è un eclettico.
"Lo potrei paragonare a com'ero io. In tutti e quattro i ruoli difensivi sa adeguarsi e farli tutti bene, o perlomeno dando all'allenatore la consapevolezza di poter contare su di lui. Molto duttile, noi lo usiamo come quinto nel 3-5-2, e adesso sa giocare anche a sinistra. Importante avere giocatori così in una squadra".

L'Atalanta potrebbe puntare a vincere un trofeo per chiudere un cerchio? Magari una Coppa Italia...
"La loro forza è di non porsi mai un obiettivo, si parte con la salvezza ma con la consapevolezza che non possono più accontentarsi di quello. Lo sanno tutti, nell'ambiente. Ci sono già arrivati vicini, hanno perso una finale di Coppa Italia e sono arrivati ai quarti di Champions. Non lo dicono, ma un obiettivo ce l'hanno: magari vincere una Coppa Italia o aspirare all'Europa League, in caso di eliminazione precoce dalla Champions. Non è facile, considerando anche che ci sarà da fare bene pure in campionato, ma sarebbe bello. Rappresentano il popolo bergamasco".


Sergio Porrini intervistato da Niccolò Ceccarini
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