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Ronaldo ricorda: "Non volevo lasciare l'Inter. Era casa mia"

TMW - Ronaldo ricorda: "Non volevo lasciare l'Inter. Era casa mia"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
sabato 12 ottobre 2019 19:30Serie A
di Luca Bargellini
fonte dal nostro inviato a Trento, Alessandro Rimi

In collegamento video con il Festival dello Sport in corso di svolgimento a Trento, Ronaldo, il fenomeno brasiliano ex Inter e Real Madrid ha rilasciato alcune dichiarazioni alla platea. Ecco quanto raccolto dai nostri inviati: “La mia Inter era una grandissima squadra, fatta di campioni. Vieri, Seedorf e tanti altri grandi giocatori. Bobo mi piaceva tantissimo, peccato per l’infortunio che ci impedì di giocare più tempo uno accanto all’altro. Christian era molto altruista, giocava con i compagni, sapeva triangolare bene. Un compagno perfetto.

Ferrari a suon di gol all’Atletico?
"Io invece a Moratti non l’ho mai chiesta e chissà quante ne ho perse. Ai tifosi nerazzurri regalammo la speranza di fare belle cose, loro ci seguirono ovunque".

Inter di Conte?
"Vedo grande entusiasmo, speriamo possa vincere qualcosa".

L'infortunio al tendine rotuleo?
"Mi resi subito conto che il ginocchio aveva ceduto, la rotula tendeva a salire su. Fu un qualcosa di mai visto prima nel calcio. Ricordo di aver vissuto giorni di buio assoluto. È stato l'amore per questo sport ad aiutarmi, un sentimento che non pensavo neppure io di avere, ma cruciale per superare i tanti giorni di sofferenza. Ognuno di questi, speravo sempre fosse l'ultimo. Credo di essere stato condizionato dai vecchi metodi di allenamento. Io avevo bisogno di altro.

Il 5 maggio e lo scudetto fallito?
"Ci penso tante volte. Entrammo in campo troppo convinti di poterla vincere, si parlava troppo dell'acquisto di Nesta e questo ci ha inevitabilmente distratto. Penso poi che Cuper avesse sbagliato la formazione titolare. Certo, hanno inciso anche gli errori individuali. È stata una delle più grandi delusioni della mia vita".

L'addio all'Inter?
"Mai avrei voluto lasciare l'Inter, lì sentivo di essere come a casa mia. Non mi era mai successo di presentarmi dal presidente per chiedere l'esonero dell'allenatore. Non è giusto, non sono questi miei valori. Io però arrivai a un punto in cui con Cuper non riuscivo più ad andare avanti. Il suo comportamento non mi piaceva. Col senno di poi non so se con lo scudetto avrei cambiato idea. Immaginavo che Moratti lo avrebbe allontanato, invece fu una brutta sorpresa. Perciò il mio orgoglio mi portò via da Milano che all'improvviso iniziò a odiarmi, dopo avermi tanto amato. A un certo punto fu addirittura necessaria la polizia. È stato un momento molto duro. A Moratti voglio comunque un bene dell'anima: per me è stato come un papà. Oggi, a distanza di tanti anni, dico che quella volta sbagliamo tutti”.

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