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Serie A

Torino, Mazzarri: "Bologna temibile. Belotti out dall'Italia? Decide il ct"

15.03.2019 20:45 di Marco Frattino  Twitter:    articolo letto 3699 volte
Fonte: Torinogranata.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

L’allenatore del Torino, Walter Mazzarri, in conferenza stampa ha presentato la partita di domani sera con il Bologna.

Quali sono le insidie del Bologna? “E’ una squadra che ha valori tecnici buoni, fra quelle che lottano per salvarsi. E noi stessi li abbiamo rinforzati con Lyanco, Edera e Soriano, ma a gennaio hanno preso anche Sansone. Con l’arrivo di Mihajlovic hanno cambiato modulo e giocano in modo più spregiudicato, infatti, hanno messo in difficoltà tanti avversari e con la Roma non meritavano di perdere e anche con l’Udinese. Si tratta quindi di un avversario temibilissimo e sarà una partita difficilissima sotto tutti i punti di vista e noi dovremo essere al top”.

Domani sarà la sua cinquantesima partita da allenatore del Torino e combinazione aveva iniziato proprio con il Bologna. “Spero di farne tante altre, sto bene qui e spero di fare sempre meglio per questa società e per questi colori”.

Ci sarò un’altra bella cornice di pubblico, è importante per voi? “E’ molto importante, queste sono gare difficili che vanno risolte in novantacinque minuti. Non solo della curva, ma abbiamo bisogno di tutto lo stadio perché i ragazzi lo meritano. Serve un bel connubio per fare qualche cosa d’importante. I nostri tifosi ci seguono anche in trasferta facendoci sentire il loro calore, ma in casa serve un sostegno anche maggiore”.

Vedremo un Torino che nel primo tempo non si sbilancia per poi affondare nella ripresa? “Se potessi scegliere vorrei che il primo tempo girasse già a nostro favore senza che gli avversari superino la loro metà campo. Il problema è che nei primi minuti le squadre che vengono qui sono agguerriti e ci impediscono di fare i nostro gioco con il loro pressing, la loro forza fisica, l’attendismo e l’organizzazione, quindi, magari è capitato che quando che quando i nostri avversari si sono stancati un po’ noi siamo risusciti a fare un po’ meglio il nostro gioco e a trovare più spazi. L’importante è vincere se possibile nei 95 minuti, come dico sempre. Oltretutto se ci saranno interventi del Var le partite durano ancora di più. Ma, ripeto, l’importante è fare risultato e se riuscissimo ad ottenerlo anche con minor sofferenza e meglio e anche il mio cuore ne gioverebbe (sorride, ndr)”.

Torino e Bologna baderanno più al sodo che al gioco? “Si, ma penso che - per come ho visto il Bologna e per come siamo noi - sarà una bella partita. Il Bologna cerca di imporre il proprio gioco, ma il massimo sarebbe giocare un bel calcio e portare a casa il risultato”.

Si è fatto un’idea del perché Mancini non ha convocato Belotti in Nazionale? “Non voglio parlare delle decisioni di altri allenatori. Conoscete la stima che ho per Belotti e che lo faccio giocare sempre e che non l’ho mai messo in discussione. Ora con lui stiamo raccogliendo anche i frutti, non dico altro e rispetto le scelte del Ct”.

Sono stati convocati Sirigu e Izzo, contento? “Mi fa piacere che in Nazionale ci sia qualcuno dei nostri ed è un valore aggiunto per il nostro lavoro e per la società. Questa è la prima vera convocazione per Izzo, l’altra volta si trattava di uno stage, è mi fa piacere per lui. Io rispetto le scelte degli altri e pretendo che si rispettino le mie. Il Ct fa le sue scelte”.

Facendo analogie con il suo primo Napoli, chi è lo Zuniga e chi l’Hamsik del Torino? “I paragoni sono sempre relativi, ma si può pensare alla crescita. All'inizio Baselli poteva essere assimilato a Hamsik pur con le differenze che ci sono, Ma anche Meïté che ha tutt'altro fisico me lo ricorda un po'. Quando arrivò Zuniga non giocava e ho fatto fatica a farlo diventare l'esterno che tutti conoscono perché non voleva giocare a sinistra e a destra c’era Maggio. Aina sta facendo bene e se continuerà a crescere può diventare un grande giocatore

Che differenza c’è fra il suo Torino e quello di Mihajlovic? “Non mi garbano questi raffronti, sono periodi diversi, ci sono giocatori differenti e io e Mihajlovic siano diversi. Rispetto i miei colleghi quando vengo rispettato, non voglio entrare in questi meandri”.

Cosa non ha funzionato nel rapporto con Soriano e da quali punti di vista devono crescere Lyanco ed Edera? “Il rapporto è stato sempre buono fino all'ultimo, poi lui ha scelto di andare a giocare con maggiore continuità perché dopo il periodo al Villarreal aveva bisogno di giocare sempre, ma io non potevo aspettare che ritrovasse la forma migliore e avevo una rosa competitiva. A Bologna ha ritrovato la continuità. Lyanco e Edera spero che facciano bene, ma magari non domani. Hanno bisogno di crescere ancora e avevano bisogno di giocare e per questo li abbiamo mandati a Bologna”.

Il modo di schierarsi del Bologna può far prevedere qualche suo cambiamento tattico? “Teniamo conto sempre delle caratteristiche dei giocatori altrui, ma quello che faremo domani lo vedrete. Tutti i giocatori stanno bene può essere che ci sia qualche modifica, ma deciderò all'ultimo perché domani faremo un altro allenamento visto che giochiamo di sera. Ma una cosa la dico Lukic è uno dei dubbi che ho. Non sto dicendo che giocherà, ma è tornato ad allenarsi bene, ma stanno facendo bene anche Baselli, Rincon e Meïté chi più e chi meno. Come dico sempre si gioca in quattordici e tutti devono essere pronti ad entrare ed uscire”.

Anche a lei come a Cairo piace la musichetta della Champions? “Restiamo con i piedi ben fissi per terra, come ha detto il presidente Cairo. L’obiettivo è la prossima partita”.

E’ possibile il tridente domani con il Bologna? “Vedremo. Ci sono undici partite e andiamo per gradi. Vedremo se ci sarà il tridente dall’inizio o dopo. Se metto Berenguer dall’inizio vi chiedo ma è un attaccante? A volte la definizione di attaccante non è facile perché ci sono degli esterni che corrono il doppio e fanno le due fasi come i terzini e sono chiamati attaccanti”.

Berenguer lo considera un attaccante? “Prima si parlava di Zuniga, lui aveva caratteristiche da terzino e poiché sapeva dribblare e toccare la palla ad un certo punto gli ho fatto fare quasi l’attaccante. Berenguer ha fatto bene all’inizio quando lo feci giocare nei tre davanti, perché è nato come attaccante esterno, però, se si usa un modulo con la difesa a tre e con gli esterni spregiudicati lui alle volte ha fatto bene come a Bologna che fece quasi l’attaccante aggiunto, però, si mosse su tutta la fascia sinistra. Ha imparato anche a difendersi e per lui è un accrescimento. Quando sta bene può fare un pochino tutto, è un jolly”.


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