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Serie A

Torino, Sirigu: "Cairo ha un progetto serio. Non rinuncio alla Nazionale"

17.04.2018 15:00 di Lorenzo Di Benedetto  Twitter:    articolo letto 3822 volte
© foto di Federico Gaetano

Salvatore Sirigu, portiere del Torino, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport, dove ha affrontato diversi argomenti, a partire dall'addio al PSG: "Penso che dopo tanti anni avrebbero potuto farmi parlare della rescissione con un dirigente con cui avevo condiviso qualcosa e non con un direttore sportivo che neppure conoscevo. Tra l’altro, credo che spesso sui media ci siano stati dei pregiudizi verso di me. Eravamo un bel gruppo. Poi sono venuti a mancare dei punti di riferimento, ad esempio Lavezzi, e qualcosa è cambiato. Ma giocare con due belve come Ibrahimovic e Cavani ci faceva superare le difficoltà. Il ritorno in Serie A? Dopo anni è stato molto difficile riambientarsi. Ho trovato tante polemiche fatte sul niente, senza capire come certe vittorie possano nascondere dei problemi o alcune sconfitte non siano negative a tutti i costi. Questa è una cosa che ha fatto del male negli ultimi anni. Tutti dicono che bisogna ricostruire e poi non viene mai dato il tempo per farlo. E questo può valere anche per il Torino. Si è arrivati a parlare di Europa League, ma non è detto che – se costruisci una squadra forte – il risultato sia scontato. Conta tutto. Anche l’ambiente intorno. Invece spesso si deve cercare per forza un capro espiatorio. Scudetto alla Juve? Direi di sì. Il Napoli deve essere già contento di essere così vicino. La Juve è molto cinica. È imbarazzante vedere quanto siano forti a capire i momenti in cui chiudere le partite. Cairo? Mi sembra uno che non voglia fare il passo più lungo della gamba e magari nel calcio questo viene visto male. Invece vuole una crescita solida, portando il Torino dalla B in una dimensione diversa. Per storia e personalità si può ambire a qualcosa di prestigioso. Ma pensiamo al presente: l’oggi si chiama Milan. Donnarumma il dopo Buffon? Per età e mezzi tutti vedono in lui il dopo Buffon, ma nell'azzurro spero sempre e non ci rinuncerò mai. Io mi valuto all'altezza del terzetto dell’Italia. Sarei un ipocrita a dire il contrario".


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