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Argurio: "La A non può competere con la Premier, giusto fare mercati coraggiosi"

TWITCH - Argurio: "La A non può competere con la Premier, giusto fare mercati coraggiosi"
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
venerdì 23 settembre 2022, 15:55Serie A
di Niccolò Pasta

Christian Argurio, ex scout di Juventus e Udinese ed ex ds di Catania e Messina, ha parlato nel corso della diretta di TUTTOmercatoWEB.com su Twitch, affrontando vari temi, tra cui gli ultimi mercati: "Il calcio sta cambiando in tanti aspetti, sia a livello nazionale che a livello internazionale. Noi ci siamo dentro, con questi cambiamenti ed evoluzioni dobbiamo abituarci. Il nostro calcio non è paragonabile ad altri campionati, in particolare alla Premier che ha introiti pazzeschi, e per questo i club devono fare mercati intelligenti. Mi fa piacere vedere che da un paio di stagioni ci sono club che fanno mercati strategici, rischiando un po' di più e pensando in prospettiva, anticipando club che non sarebbero paragonabili a quelli italiani. Quando si inserisce la Premier diventa difficile vincere una trattativa, così come qualche tedesca o spagnola. Anche le nostre big stanno facendo mercati intelligenti, che mi piacciono molto, con una base scouting. Vengo da quella cultura, mi affascina molto. Il Milan o il Napoli sono esempi facili, ma è evidente che molti club si stiano dirigendo su questo tipo di mercato, intelligente, affascinante".

Come si unisce la capacità scouting con le esigenze che competono ad una squadra che ha obiettivi da raggiungere in poco tempo?
"Basta vedere gli ultimi arrivi degli stranieri. Ora si pesca più in alcuni paesi in evoluzione. Il nostro paese, come altri, ha momenti di alti e di bassi. Ci sono stati momenti in cui il mercato olandese era di alto livello e poi è sceso, così come il belga. Sta crescendo il mercato del nord Europa, con l'influenza anche genetica di giocatori africani e dei Balcani, che fanno nascere generazioni con un DNA con radici passionali e di temperamento che si miscelano all'educazione e al rigore tipico del nord Europa. Il distacco tra la figura dello scout e del ds non si può più fare. Ormai si parla di area tecnica, il ds ha una qualifica più di rilievo, ma ci sono anche dirigenti che comprendono il discorso scouting. Io ho fatto sia lo scout che il ds e ho sempre l'influenza di cercare giocatori quando è possibile. Si lavora in gruppo per avere la stessa idea e arrivare ad una conclusione insieme".

Quanto incide il coraggio nel lanciare i giovani?
"È altissimo. Bisogna avere competenza, qualità nello sbagliare il meno possibile, perché nel calcio ci sono tante variabili. Ora abbiamo un po' troppa fretta, magari a volte bisogna saper aspettare i giocatori, specie stranieri. Il mercato ti spinge a fare di necessità virtù, oggi sono poche le squadre che possono mettere i soldi sul tavolo e comprare ad ogni cifra. Deve uscire la competenza sui mercati in evoluzione, bisogna scovare qualcosa dove magari si vede meno nelle piattaforme. Il mercato sudamericano ora è meno battuto, anche per il discorso extra comunitari, ma ci sono giocatori di altissimo livello. La ricerca deve essere costante, metodica e con coraggio. Quando un giocatore magari ha il passaporto si può avere un po' più di coraggio, ma bisognerebbe evitare di prendere i giocatori perchè economicamente è più facile farlo, altrimenti si fa solo che del male al nostro calcio. Se c'è un italiano che può fare qualcosa di importante aspettiamolo, il mercato ora è globale. Si dice che le italiane hanno troppi stranieri, ma anche all'estero è così. In Europa ci sono giocatori di ogni paese, ognuno pesca dall'estero".

La dicotomia italiano-straniero viene accentuata in Italia, perché?
"È un discorso che sarebbe da approfondire. Mi aggrappo alle parole di Mancini. Oggi ci sono pochi attaccanti in Italia, dove sono quasi tutti stranieri. C'è Immobile, che gioca nella Lazio. L'esasperazione non giova a nessuno, non mi permetto di dare consiglio a chi ha fatto calcio da più tempo di me, ma secondo me ci vorrebbe un po' più di equilibrio. Nei campionati minori, nelle Primavere, bisognerebbe fare più attenzione nella ricerca sfrenata di alcuni giocatori che non hanno prospettiva. L'area scouting deve ricercare il giocatore importante indipendentemente dal livello della squadra, ma bisognerebbe appoggiarsi molto. Le nuove generazioni di ds o chi viene da campionati navigati e andava in giro senza avere appoggi tecnologici, sanno benissimo che bisogna fare una sorta di selezione, ma bisognerebbe lavorare dalle giovanili per dare fiducia e tempo ai nostri potenziali talenti, anche se quel mercato si sta allargando verso l'estero. Scamacca, per esempio, è in fase di crescita ma ha lasciato il nostro calcio per giocare all'estero. La globalizzazione è enorme, trovare una chiave unica è impossibile. Lavoriamo nel cercare di non avere troppa fretta, si digerisce tutto troppo in fretta ma spesso i ragazzi hanno bisogno di più tempo".

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