Ruvo: "Gli ex Samp in società sono marketing. Spezia? Preso Donadoni solo per il nome"
Il tecnico di lungo corso, attualmente sulla panchina del Sestri Levante, Angelo Ruvo ha parlato ai microfoni di Pianeta Serie B. Queste le sue parole iniziando dall'Entella: "Sono molto orgoglioso di ciò che rappresenta oggi la Virtus Entella: io sono tra i primi cinque nella classifica all-time per presenze, ho passato tanti anni a Chiavari. Qua ho iniziato il mio percorso da allenatore, ho visto la società crescere e fare dei passi da gigante grazie allo spirito imprenditoriale e organizzativo del presidente Gozzi. L’impresa non era per niente facile in quanto Chiavari, storicamente, è sempre stata una città in cui il calcio veniva vissuto come aspetto marginale. Lui è riuscito a portare la gente allo stadio e ad arrivare fino alla Serie B, che per la Virtus Entella è un risultato incredibile”.
Quanto le fa male vedere la Samp in questa situazione?
"Fa malissimo, perché io nasco nella Sampdoria e con quella maglia ho la fortuna di vincere uno Scudetto, pur senza esordire ufficialmente. L’ho vista arrivare in finale di Coppa dei Campioni, e constatare questo decadimento mi fa piangere il cuore. Sinceramente, mi auguro che persone come Gozzi e Mantovani non spariscano dal mondo del calcio, perché sennò saremo costretti ad assistere a continue altalene. Queste nuove società se indovinano l’annata giusta raggiungono l’apice, ma poi ricascano ancora più in fretta e dopo poco spariscono dalla circolazione. Le famiglie che sono state padrone del calcio in Italia stanno scomparendo: spero che non si facciano da parte e che non vinca solo il business, ma anche la passione. Nella Sampdoria c’è al 100% un problema interno: ci sono un presidente e dei dirigenti sconosciuti, che passano al campo con il contagocce o solo quando la situazione sta andando a rotoli. Mi dispiace soprattutto per i tifosi, che sono meravigliosi: non dimentichiamo che l’anno scorso, se non fosse stato per il Brescia, sarebbe retrocessa in Serie C. Il ritorno della “dorianità” in società? L’idea è stata giusta, e tra virgolette hanno avuto anche ragione visto il risultato finale, ma secondo me è stata più una trovata di marketing che un’autentica rivoluzione. Diciamo che ai piani alti sono stati astuti come imprenditori a livello di immagine, ma nella sostanza non è cambiato più di tanto”.
Cosa pensa della scelta di Donadoni a La Spezia?
"Mi sembra di rivivere la situazione fotocopia della Sampdoria: finché c’era stato l’impegno del presidente Volpi la situazione era rimasta sotto controllo, ma dopo la cessione si è vivacchiato per un paio di anni sino a ritrovarci con le criticità odierne. Per carità, i presidenti ci sono e sono competenti, ma sono stipendiati da qualcun altro e non mettono nulla o quasi di tasca propria. La Sampdoria fa più scalpore perché è la Sampdoria, ma anche lo Spezia si ritrova nelle medesime condizioni. Le capacità di Donadoni non si discutono: è stato un grande campione da giocatore, anche se nelle vesti di allenatore non ha fatto altrettanto bene. Io penso che sia stata più una scelta per il nome che per le idee: reputo D’Angelo un ottimo allenatore e ha pagato un po’ per tutti. Spero per lo Spezia che questa idea sia la strada giusta per portare entusiasmo e risollevarsi, anche se l’ebbrezza dura poco; poi ci vogliono la concretezza e il quotidiano sul campo, non basta solo il curriculum. Mi sarei aspettato più un traghettatore da salvezza che uno come Donadoni, ma per quello che ne sappiamo potrebbero essere stati contattati e non aver accettato: per una circostanza così delicata, personalmente mi sarei affidato ad un profilo che in carriera abbia dimostrato di riuscire in questo tipo di imprese”.
Domanda secca: le tre liguri si salvano?
"Sampdoria e Virtus Entella si salvano, lo Spezia retrocede”.
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