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Serie C

L'editoriale sulla C - Quante sfide per Ghirelli. Capotondi, partiamo male

Editoriale di Ivan Cardia per TuttoC.com
07.11.2018 12:12 di Ivan Cardia  Twitter:    articolo letto 10400 volte
© foto di Federico De Luca

La Lega Pro riparte da Francesco Ghirelli. La doppia G, con Gabriele Gravina presidente della FIGC e inevitabile nume tutelare delle ragioni dei club di terza serie. Un’elezione scontata, resta deluso però chi si aspettava l’unanimità: otto voti contrari, di fatto. Se c’è un solo candidato, sette schede bianche e una nulla sono otto voti contrari. Il conto è facile. Sono numeri inferiori a quelli della riconferma di Gravina, e anche al plebiscito che ha portato quest’ultimo al vertice della federcalcio.

Sono numeri con cui Ghirelli dovrà confrontarsi, che pongono un peso diverso: se Gravina in FIGC ha una grossa responsabilità nei confronti di una base che l’ha votato in maniera compatta, il suo successore in Lega Pro dovrà capire perché una categoria fin qui estremamente unita non gli ha dato fiducia in maniera totale. Il 15% dei voti (18% se contiamo le due società assenti) non è qualche franco tiratore e Ghirelli dovrà riconquistare non solo l’affetto dei tifosi, ma anche la fiducia di una discreta parte dei suoi presidenti.

A partire da casa Renate. La minaccia di ritirare la squadra non è solo una provocazione. È un’intenzione che il presidente Spreafico aveva già confessato prima dell’assemblea ad alcuni suoi colleghi e ha ribadito dopo. Non ha, ovviamente, neanche tutti i torti: se io pago ogni singolo euro che devo pagare e poi competo con altri che non fanno lo stesso, la gara è falsata in partenza. Siamo già a 31 punti di penalizzazione, forse ha ragione chi dice che abbiamo toccato il fondo e più giù non si può andare. È un augurio bislacco da fare, ma è pur sempre un augurio, e si unisce a quelli che facciamo al presidente Ghirelli, persona seria e preparata, con una patata bollente tra le mani che scotta meno soltanto di quella passata in mano al suo predecessore. Non lo invidiamo, ma abbiamo fiducia.

Si va avanti così, ormai. Parliamo dei campionati. È questa la sintesi di quello che ci ha raccontato lo stesso Gravina. Aspettare le decisioni di merito, al netto di un decreto che aprirebbe le porte a qualsiasi ipotesi, vuol dire accettare che la stagione debba concludersi così. È, ormai, la cosa più logica da fare. Altro discorso saranno i risarcimenti: la FIGC, non in persona di Gravina ma qui pesano le istituzioni e non chi ne occupa i seggi, ha avallato la decisione della Lega B. I club che hanno subito un torto, e ve ne sono, inseguiranno la strada del ristoro del danno economico. L’abbiamo detto la settimana scorsa: è sempre stata una questione di soldi, in fin dei conti.

Si va avanti così, ma il caso Entella resta assurdo. Ne abbiamo parlato più volte, non serve soffermarsi. Se non rimarcando che aspettare decisioni di merito implicherebbe anche il loro rispetto, a rigor di logica. L’Entella vanta una sentenza, di merito, che le consentirebbe di giocare in Serie B, eppure dovrà accontentarsi della C. Assurdo, appunto. Arriviamo al decreto Giorgetti, una semi-bomba atomica sull’ordinamento sportivo. È da rivedere, e rischia di aver complicato le cose.

È da rivedere perché il legislatore deve porre le norme di base, ma poi è la federcalcio a dover risolvere le questioni contingenti. Infantino, presidente FIFA, lo ha ricordato in modo chiaro, nel fare gli auguri al presidente Ghirelli: l’autonomia della FIGC è da tutelare, a buon intenditore poche parole. Il decreto Giorgetti, dicevamo, è un provvedimento che va sistemato. Anzitutto, perché rappresenta un’evidente invasione di competenze in materia federale. Forse inevitabile, ma pur sempre invasione. E poi perché deve passare dalle spire del Parlamento. Cosa succederebbe se non venisse convertito in legge entro 60 giorni? Sarebbe una toppa bucata. È una delle tante questioni sul tavolo, forse una delle più urgenti. Unita, si consenta, al numero di promozioni e retrocessioni. Non possiamo arrivare a marzo senza sapere quante squadre scenderanno dalla B e quante saliranno dalla C. Non saremmo dovuti neanche arrivare a novembre, a dirla tutta. Chi c’era ha deciso di non decidere. Chi c’è ha il dovere di farlo. E per fortuna rischiamo di avere le persone giuste al posto giusto, una volta tanto.

Dopo auguri, complimenti e fiducia, la nota polemica ci sia permessa. Cristiana Capotondi non supera lo scetticismo. C’era grande curiosità attorno al ruolo del nuovo vicepresidente di Lega Pro, e per ora i dubbi rimangono tutti. Un po’ a livello personale, nel senso che i giornalisti presenti ieri in lega si aspettavano che parlasse, che regalasse qualche titolo, magari anche un minimo di radiosità in un momento non così semplice. Non è successo, aveva da fare. La speranza è che non abbia sempre altro da fare. Ghirelli ha assicurato che non è una mossa commerciale e ha anche ammesso di sapere di doverlo dimostrare. Ora, premesso che va lasciato il tempo di lavorare e quindi ci auguriamo di poterci ricredere, se fosse solo una mossa commerciale sarebbe molto più onesta. Invece, partiamo male: al netto del poco tempo per la stampa, di cui i lettori possono infischiarsene in maniera più che legittima, il focus sull’abbassare l’età media del campionato di C è un mezzo autogol.

Nel corso degli ultimi anni, abbiamo sempre visto nuovi tentativi di incentivare le società a schierare giovani virgulti, i famosi under. Il giovane solo perché giovane non è una soluzione, è un altro problema. Mandare in campo dei ragazzini soltanto perché sono under, e poi dimenticarsene una volta che hanno 24-25 anni, perché magari non erano poi così talentuosi, fa un danno a loro e un danno a tutti quanti. Anche a chi di primavere ne ha qualcuna in più e si ritrova senza lavoro. Al solo scopo di essere pignoli, poi, ci siamo andati a vedere quale sarebbe questa età media da abbassare. Ebbene, le rose di Serie C viaggiano a un’età media di 23,9 anni, 24,7 anni e 24,3 anni, rispettivamente nei gironi A, B e C. Sono molto più giovani rispetto a quelle di Serie B (26 anni) e Serie A (26,5 anni). Non solo, la nostra Serie C è attualmente quella con l’età media più bassa tra le terze categorie dei principali campionati europei: si va dai 25 anni della 3.Liga tedesca e dei vari gruppi che compongono la Segunda Division B spagnola ai 25,8 anni del Championnat National francese, passando per i 25,3 anni della League One inglese. Siamo, per capirci, sugli stessi livelli delle serie c olandesi o belghe. Con la differenza che l’Italia non è né l’Olanda né il Belgio. La sintesi? La presidenza Ghirelli ha tante belle proposte e idee (due su tutte: pescare nei fondi europei e creare una nuova classe dirigente), persino l’obiettivo di avere calciatori più istruiti (il tema di cui si dovrebbe occupare Capotondi) è nobile. Dopo tanti anni di regole cervellotiche e sostanzialmente ingiuste, e con l’introduzione delle seconde squadre che pur avversate restano una grande novità positiva, abbassare l’età media è l’ultimo dei problemi del nostro campionato di Serie C.


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