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La Giovane Italia
Serie C

L'editoriale sulla C - Se l'iscrizione al campionato diventa una notizia

L'editoriale di Ivan Cardia per TuttoC.
26.06.2019 12:04 di Ivan Cardia  Twitter:    articolo letto 15184 volte

C’è qualcosa che non funziona. È evidente, e dispiace doverne ancora parlare, seppure con la fondata speranza di non doverlo fare a lungo. C’è un che di straniante. Non parlo di qualcosa di astratto, ma di molto concreto: è straniante raccontare come prendono forma i prossimi campionati, pubblicare il resoconto di un’iscrizione come se fosse davvero una notizia. Il punto è che non dovrebbe esserlo. E che, se l’iscrizione diventa una notizia, anche a prescindere dall’esito, c’è un problema.

Poi ci mettiamo anche l’esito. In Serie B la vicenda del Palermo ha del clamoroso, è l’amara rivincita (in parte) della Serie C e la definitiva sconfitta di Balata, che può non avere colpe in concreto e nell’immediato ma perde su tutta la linea dopo un anno di decisioni cervellotiche. Lo ha capito anche Lotito, non più così vicino al suo presidente di Lega: già una settimana fa si vociferava di un’assemblea che avrebbe potuto portare alla sfiducia. Non è stato così ma nulla esclude che vi si arrivi a breve.

Se l’iscrizione diventa una notizia, abbiamo un problema. Repetita iuvant. Resta una domanda, forse ingenua, poi ci sposteremo dal Palermo alla Serie C: se devo chiedere un mutuo mi rivolgo alla mia filiale (Unicredit, ma sostituiscano i lettori col proprio istituto bancario, non si tratta certo di fare pubblicità, è per dare il senso della realtà e di quanto dovrebbero essere normali certe cose). Se un club italiano deve iscriversi a un campionato professionistico, invece, si rivolge a istituti stranieri con l’ausilio di intermediari del settore. Anche qui, il riferimento al caso bulgaro è solo un esempio che parte dalla realtà recente, poi in effetti ci risulta che nel caso del Palermo l’ente assicurativo fosse comunque serio e affidabile, che il problema non fosse quello. Perché si va così lontano? Perché una società che ha un giro d’affari milionario predilige vie più contorte rispetto a quelle che sceglierebbe un qualsiasi cittadino, un qualsiasi imprenditore? Qualcuno ce lo spiegherà a un certo punto, e non può essere soltanto una questione di costi, non così tanto più alti da giustificare il rischio che qualcosa vada storto. Come succede ogni anno.

Arriviamo alla C, come promesso. Tre squadre non si sono iscritte, una l’ha fatto con documentazione incompleta (Arzachena), un’altra (Foggia) ci ha provato in modo più concreto e per certi versi disperato ma alla fine non dovrebbe farcela. È un bilancio di cinque squadre non iscritte al prossimo campionato di terza serie, è un bilancio che non fa sorridere ma almeno non è una valle di lacrime totale. Ci sono ancora un paio di situazioni da tenere sotto controllo, c’è ancora una battaglia molto meno appetibile dal punto di vista mediatico (la defiscalizzazione, il semiprofessionismo) che sarà combattuta e ci darà comunque da scrivere. Ma c’è anche qualche buona notizia.

C’è il campionato che nasce. E siamo contenti, dal punto di vista sportivo, che stia iniziando a circolare l’idea di ripensare la composizione dei gironi: in quello del sud il rischio è che le squadre medio-grandi restino a guardare, aspettino l’anno prossimo con la consapevolezza che un paio di club sono economicamente ingiocabili (Bari su tutti, ma non solo) e la competitività si abbassi. Vedremo come andrà a finire, al momento il criterio geografico pare la soluzione più quotata ma chi vivrà vedrà. La buona notizia, tornando al racconto delle iscrizioni e alle cinque che saluteremo, è che per certi versi possiamo considerarlo una sorta di anno zero. Ora entrerà solo chi darà garanzie adeguate. L’importante è che segua l’anno uno, poi il due, il tre e via dicendo. Di anni zero ne abbiamo avuti fin troppi: non possiamo sprecare ancora l’occasione, altrimenti non ci crederà più nessuno.


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