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La Giovane Italia
Serie D

Carmine Parlato: "Lanusei primo con merito. Latina, che peccato"

PARLATO IN ESCLUSIVA A TUTTOSERIED.COM
29.03.2019 12:08 di Gianluigi Longari  Twitter:    articolo letto 3852 volte
Fonte: www.tuttoserieD.com di Matteo Ferri
© foto di Jacopo Duranti/TuttoLegaPro.com

A Padova era soprannominato "Van Gogh", per via della somiglianza fisica con il pittore olandese. Ed in effetti, anche Carmine Parlato, contattato in esclusiva dalla Redazione di tuttoserieD.com, di capolavori ne ha firmati tanti, soprattutto da quando ha appeso gli scarpini al chiodo per intraprendere la carriera di allenatore. Da Rovigo, dove nel 2006 consegnò alla città quella C2 attesa da quasi sessant'anni, a Padova, immediatamente riportata tra i professionisti dopo il fallimento del 2014, passando per Pordenone, con la vittoria dello Scudetto di Serie D cinque stagioni fa, per concludere col Rieti, dominatore dell'ultimo Girone G. Nel mezzo, poche opere malriuscite o incomplete. Come Latina, una tela che Parlato aveva cominciato a dipingere trent'anni fa, agli albori della sua carriera da calciatore e che non è riuscito a completare quest'anno, chiudendo definitivamente il suo periodo pontino con una risoluzione contrattuale a metà novembre. Il tecnico napoletano ha affidato alle colonne di Tuttoseried.com le sue considerazioni sul campionato che si appresta alla conclusione.

Il Lanusei è ad un passo dalla promozione in Serie C, nonostante le vittorie di Avellino e Trastevere nei recuperi di mercoledì scorso.
Conosco Aldo Gardini, è stato mio compagno di squadra ai tempi del Catanzaro e ho avuto modo di apprezzarlo come allenatore. Alla luce delle sue qualità, non voglio dire che la vittoria del campionato da parte del Lanusei fosse completamente fuori dai pronostici, però è indubbio che il lavoro del tecnico sia stato eccellente, in un ambiente che ti permette di sviluppare le tue idee senza particolari pressioni. Dietro è normale che nessuno voglia mollare, almeno a parole. Del resto non possono fare diversamente, finché la speranza e la matematica tengono aperti i giochi.

Per i playoff ormai sembra una corsa a tre per due posti, tra Sassari Latte Dolce, Monterosi e Cassino. Questi ultimi potevano fare di più, anche alla luce della campagna acquisti estiva?
Il Cassino ha fatto molto bene nel girone d'andata, però se andiamo ad analizzare i movimenti di mercato della sessione invernale, ci accorgiamo che Monterosi, Avellino, in parte anche Trastevere e Latte Dolce, si sono rinforzate mentre loro non hanno messo a segno praticamente nessuna operazione. Non conosco le dinamiche interne e non posso giudicare il loro cammino se non come spettatore, però a volte le stagioni possono prendere pieghe diverse per dei dettagli. Il Cassino ha perso dieci partite, tante per chi ambisce a certi piazzamenti, però è anche vero che a volte capitano annate in cui determinate partite non le perdi e quando ti va male riesci a strappare un pareggio. Detto questo, credo che abbiano le qualità per lottare per i playoff fino alla fine e, classifica alla mano, sono gli unici a poter contendere un posto a viterbesi e sardi.

L'esperienza a Latina non si è conclusa positivamente. Cosa non ha funzionato durante la breve permanenza in nerazzurro?
Mettiamola così: se il campionato scorso a Rieti siamo stati bravi e fortunati, quest'anno siamo incappati in una stagione sfortunata. Fatico anche a definirla una stagione persa, perché due mesi di lavoro sono troppo pochi. Qualsiasi altra cosa io possa aggiungere sul Latina corre il rischio di essere travisata, male interpretata o manipolata

A proposito di sue ex squadre, il Rieti ha ritrovato serenità ed entusiasmo col ritorno del presidente Curci.
Da una parte c'è grande rammarico perché il nostro gruppo doveva continuare anche in Serie C ma il presidente non se l'è sentita di proseguire e ha commesso, a detta sua, un errore di valutazione cedendo la società, ma del resto chiunque può sbagliare. Io ho fatto la Lega Pro a Padova e mi sarebbe piaciuto farla di nuovo col gruppo che ha vinto il campionato ma questo non è stato possibile. Sento spesso il presidente, sta facendo dei sacrifici enormi ma l'orgoglio reatino per lui va al di là dell'aspetto economico. Quella scorsa sarà un'annata che non dimenticherà mai così come non dimenticherà questa. Quando è tornato al timone della società, cinque giorni dopo il mio addio al Latina, mi ha chiamato per tornare ma non è stato possibile perché ero legato ad un contratto e dovevo rimanere fermo per colpa di una regola che penalizza gli allenatori, impedendogli di legarsi ad un'altra squadra. Sono stati comunque bravi a trovare le persone giuste da inserire all'interno di un'organizzazione collaudata e spero che possano raggiungere l'obiettivo al più presto per poi programmare la prossima stagione.

Il futuro di Carmine Parlato sarà ancora in D?
Mi dicono tutti che sono adatto alla Serie D, ma questa etichetta non mi offende. Per me è un onore allenare in questa categoria e aver vinto tre campionati e uno scudetto negli ultimi cinque anni mi rende orgoglioso e mi dà lo stimolo per continuare. Forse non potrò mai allenare una squadra di Serie C o una di D che punta a salvarsi e diventerò un allenatore da contattare per quelle squadre che puntano a vincere il campionato. Le fortune di noi tecnici sono rappresentate dalle persone che più ti sono vicine all'interno di un club, che sanno aspettare il momento giusto e hanno una visione a lungo raggio, oltre ad una conoscenza del calcio. La mia teoria è che le società fanno fare carriera agli allenatori, mentre i giocatori gli fanno vincere le partite. Io la società giusta l'avevo probabilmente trovata a Rieti, ma è inutile pensare a ciò che non è accaduto, preferisco guardare avanti e lottare con l'ambizione di voler disputare categorie superiori.


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